La confessione? Un modo di esercitare fede, speranza e carità

Il cardinale Mauro Piacenza, Penitenziere maggiore, ci spiega perché sembra difficile confessarsi

Il cardinale Mauro Piacenza Penitenziere maggiore
Foto: Daniel Ibanez/ EWTN
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" Un'occasione per affrontare alcune difficoltà che si possono incontrare nell’accostarsi al confessionale e per riscoprire la bellezza liberante dell’incontro sacramentale con il Padre misericordioso, anche attraverso la voce di chi ha sperimentato in prima persona la gioia del perdono". Così viene presentato il seminario che la Penitenziaria apostolica ha organizzato nei giorni scorsi e che si può ancora vedere on line. 

Al cardinale Penitenziere Maggiore Mauro Piacenza abbiamo chiesto di spiegare come nasce questa iniziativa.

"Da 32 anni  organizziamo un seminario per i sacerdoti per il ministero sacerdotale e la confessione, le sfide , un vero corso di aggiornamento, soprattutto diaconi per conoscere meglio la realtà della confessione anche attraverso il modo di accogliere e i consigli che si devono dare per seguire le persone. Ma lo scorso anno abbiamo avuto richieste di partecipazione da parte dei laici. Quel corso non era adatto ma certo si poteva fare qualcosa di specifico, su come confessarsi bene e avere coscienza della confessione". 

Perché oggi pochi si confessano ?

Il confessarsi meno rispetto ad un certo passato è relativo, una  certa crisi della confessione ma non è tanto una crisi in se stessa quanto una crisi di fede. E' una questione di fede, e di questo ho parlato nella Lectio. La confessione stessa è un atto di fede e aiuta la fede, è un atto di speranza e aiuta la speranza, è un atto di carità e aiuta la carità. 

Perché di fede? Perché il fatto di credere che Dio è misericordioso e a Dio stiamo a cuore. Fede del penitente e del confessore che deve avere coscienza di essere soltanto la trasparenza del Buon Pastore. E c'è anche il nostro prendere coscienza del fatto che abbiamo offeso Dio. Il peccato è una questione di fede. 

Atto di speranza perché se non credessi nella vita eterna sarebbe perfettamente inutile confessarsi. Speranza nel Paradiso, anche se non se na parla tanto, come non si parla mai del giudizio, dell'inferno, del purgatorio, del paradiso. E la confessione è un modo per parlarne. Con la Grazia di Dio si spalanca l'orizzonte della Vita eterna.

E poi è un atto di carità, perché chiaro che Dio riversa su di noi il suo amore misericordioso, spalanca le sue braccia ci accoglie. Anche noi però possiamo fare un atto di carità verso Dio perché vogliamo rimediare alle offese fatte al nostro Dio. E quindi riconoscendo il nostro peccato e sapendo che il perdono di Dio è più grande di qualsiasi peccato, ecco che si compie un atto di carità. 

Il Segreto della confessione oggi è in pericolo in diversi stati, allora c'è chi pensa di confessarsi da solo. Ma è possibile ?

"Nessuno ci si può confessare da solo. Perché si dimentica la mediazione di Cristo che è saluto in croce per essere mediatore. E Cristo ha lasciato questo compito alla Chiesa. Questa elargizione del perdono non è finita, non era aperto solo per le persone coeve alla vita pubblica di Cristo. La Chiesa ne prolunga la presenza nel tempo e attraverso la ordinazione sacerdotale da ai suoi ministri questa facoltà. I ministri devono ricordarsi che non sono loro gli autori del perdono che stanno amministrando, e lo devono fare nel modo di accogliere ed aiutare il penitente a rialzarsi. 

Il segreto confessionale ha un aspetto disciplinare, ma anche dottrinale, perché la persona si confessa con Dio, non nessun altro e questo dialogo è assolutamente inviolabile, il primo motivo è questo. E su questo punto la Chiesa non farà mai concessioni e quindi nessuno può aspettarsi altro o che il Papa faccia qualcosa. Perché il Papa sulla confessione é meraviglioso, semplicemente meraviglioso. Lui esorta sempre ad avvicinarsi a questo sacramento e come descrive l'amore misericordiosi di Dio e la fiducia nella confessione! Quindi nessuno si aspetti cambiamenti in merito, neanche se le legislazioni civili vanno a cavar fuori che si potrebbe ingannare su determinati tipi di peccato etc. Non si può mettere il naso in ciò che avviene tra Dio e l'uomo, tra la coscienza e Dio. E nessuno deve temere che si coprano determinati abietti peccati perché in quel caso nella confessione verrano dati dei consigli adatti e sarà una medicina migliore di quella magari di una carcerazione, perché tocca la persona dentro. Certo lo stato deve fare la sua parte ed benedetto che ci sia a farla, ma senza invadenze. Quel che di Dio è di Dio". 

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