La liturgia che nasce da Gerusalemme e arriva in Occidente con i profughi cristiani

La copertina del libro
Foto: Cantagalli
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La liturgia orientale può aiutare la guarire le malattie dell’ Occidente che si rivelano nella crisi della Chiesa. E’ la convinzione di Nicola Bux, sacerdote, scrittore e professore di liturgia che nel suo ultimo libro accompagna il lettore nella conoscenza dei riti orientali a partire delle loro origini ebraiche.

Tra cielo e terra. La mistica delle liturgie orientali”, edito da Cantagalli è più che un manuale, è una guida per chi vuole conoscere il senso stesso della presenza di Dio nella liturgia, attraverso la ricchezza dei riti del Medio Oriente.

Oggi la realtà delle migrazioni porta il mondo occidentale a dover meglio conoscere l’ Oriente cristiano. I cattolici che fuggono dalle guerre e dalle persecuzioni seguono riti diverso da quello romano, latino. Copti, Siriaci, bizantini, per molti di noi sono solo nomi che indicano qualcosa di incomprensibile.

Alla scuola del Concilio Vaticano II la necessità è quella della conoscenza, della grande ricchezza di significati e segni che nella liturgia trovano il senso più pieno della teologia che proprio negli atti liturgici il popolo comprende e vive.

Il libro presenta in forma sintetica le indicazioni che provengono dalla Didaché e dalla Traditio apostolica e da tutti i testi dei Padri della Chiesa della zona Medio Orientale, con una ricchissima ricerca bibliografica che permette a chi vuole approfondire di iniziare un cammino alla ricerca della mistica orientale, ma anche della archeologia o della teologia.

La presentazione della liturgia ebraica all’inizio del volume apre una pagina interessantissima per il dialogo ebraico cristiano.

Il culto giudaico viene spiegato e raccontato in modo di poterne vedere l’uso di Gesù e come Egli stesso lo trasformò in culto cristiano.

Tavole comparative come quella tra il Seder Pasquale e la Cena del Signore sono di estremo interesse per chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di studio.

I vari riti orientali sono esaminati nel loro sviluppo storico e artistico. Come l’uso delle Icone, vero segno della presenza di Dio e non semplice decorazione, una autentica teologia per immagini ancora oggi.

Utilissimo il glossario dei termini greco-slavi nel rito bizantino curato da Massimo Ragazzi, come la sintesi commentata dell’ Anno Liturgico degli Orientali.

Per una Chiesa che respiri effettivamente a due polmoni occorre in primo luogo una conoscenza della grande ricchezza dell’Oriente cattolico, ponte ecumenico e fonte di ispirazione per un culto liturgico che l’Occidente rischia di perdere.

Un rischio anche nella cura per i luoghi dove la liturgia avviene e dove si dimentica il senso stesso della presenza di Dio. Recuperare la ricchezza dei riti orientali non significa volgersi indietro, ma recuperare dalle radici la linfa per guardare avanti, come spiega spesso l’autore, e permettere una conoscenza piena del linguaggio della liturgia.

E di questo scrive con chiarezza l'arcivescovo gesuita Cyril Vasil' segretario della Congregazione per le Chiese Orientali nella prefezione del volume.

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