La Madonna e le radici cristiane d’Europa. I secoli di afflizione

La storia del cattolicesimo in Bulgaria è fortemente legato al culto mariano. Che rimase anche nei tempi in cui il cattolicesimo sembra spazzato via

Il santuario di Rila, il più popolare di Bulgaria
Foto: Wikimedia Commons
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Una nazione legata a Maria, che la ha consolata nei secoli di afflizione. La Bulgaria che ha vissuto sotto varie dominazioni ha mantenuto la fede anche grazie al culto alla Vergine, rimasto intatto anche nei bui anni del comunismo. Il culto mariano permea la nazione sin dall’inizio della conversione, e già nel IX secolo si diffonde a macchia d’olio, sebbene non ci siano molte chiese e monasteri mariani risalenti a quel periodo.

Il punto, però, non sta nei monasteri. Sta piuttosto nelle radici di una nazione che si converte al cristianesimo nell’865, dando così forma ad una identità nazionale che non viene scalfita nemmeno dall’arrivo della dominazione turca e dalla conseguente diffusione dell’Islam.

Anzi, la Bulgaria diventa un esempio di dialogo tra le fedi, in cui ebrei, cristiani, musulmani sanno convivere. Lo testimonia il “quadrilatero” nella capitale Sofia, dove in pochi metri quadrati, agli angoli di un ideale quadrato, si trovano la cattedrale cattolica, quella ortodossa, la moschea e la sinagoga.

Il principale monastero di Bulgaria è quello di Rila, che fu fondato verso l’inizio del 900 dall’eremita Giovanni Rilski, patrono della nazione. Altro santuario mariano importante viene fondato nel XI secolo, ed è quello di Backovo, costruito durante i due secoli di dominazione bizantina (1018 – 1185) che misero fine ad una serie di guerre.

Re Kalojan regna tra il 1196 e il 1207, e sotto di lui si sviluppa moltissimo il culto mariano. Tra i monumenti più significativi, c’è la chiesa patriarcale di Ocrida, oggi nel territorio della Macedonia del Nord. Lì, nella chiesa dedicata all’Assunta, si conservano le reliquie di San Clemente di Ocrida, discepolo dei Santi Cirillo e Metodio. In quegli anni, vengono fondate anche le cattedrali mariana di Varna, Plovdiv e Tirnovo. A Tirnovo c’è anche un’altra chiesa mariana, quella del roveto ardente.

Tra il 1393 e il 1878, la nazione cade sotto il dominio turco. Cinque secoli di dominazione che non vanno a scalfire il cristianesimo, perché il culto dei santi e quello della Vergine vengono tramandati di generazione in generazione e conservano la fede. Il culto della Vergine è determinante: durante i secoli di dominazione turca, ci sono esempi di straordinaria devozione di fronte all’icona mariana d Trojan.

Anche l’uso della lingua bulgara era quasi andato perduto.

Proprio nei santuari di Trojan e Rila sopravviveva la cultura nazionale, e furono le scuole di quei monasteri a permettere di recuperare il ruolo della lingua bulgara.

Quale è, dunque, la storia dei santuari che hanno salvato l’identità nazionale bulgara? A Rila c’è il santuario della Madre di Dio Protettrice, che sorge in alta montagna. I comunisti cacciarono i monaci nel 1960, ma dovettero poi richiamarli a causa delle grandi proteste della popolazione.

A Backovo c’è il monastero della Madre di Dio Assunta, sorto al tempo del dominio bizantino sulla Bulgiara nel 1086 ad opera di Gregorio Bakouriani. Questi era di origine georgiana, così come l’icona miracolosa, sebbene la tradizione la attribuisca direttamente a San Luca.

Sotto dominazione turca, nel XVII secolo, si sviluppò invece il Santuario della Madre di Dio Assunta di Trojan, che ebbe statuto autonomo dal 1830. Lì c’è l’icona della Madonna con tre mani, una tipica icona bizantina dipinta sull’Athos e lasciata in dono da un monaco romeno di passaggio.

 

(4 – continua)

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