La Madonna e le radici cristiane d’Europa. Il primo documento mariano

Si deve andare in Polonia per scoprire che il primo documento della nazione è mariano. Nella nazione, scomparsa dalle carte geografiche, la devozione mariana ha costruito il cattolicesimo, che ne ha costruito l’identità

Il santuario di Czestochowa
Foto: Flickr
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Se qualcuno dovesse individuare il cuore della Polonia, non farebbe fatica a trovarlo nel santuario mariano di Czestochowa. È lì che si ha l’espressione più pura della fede polacca. Una fede mariana molto corale, che si esprime, ad esempio, nel pellegrinaggio da Varsavia a Cracovia, che dura nove giorni.

Non ci possono essere dubbi sull’importanza della Madonna per la storia polacca. Non solo perché San Giovanni Paolo II, il primo Papa polacco della storia, ha fatto della devozione mariana una linea guida della sua spiritualità. Ma soprattutto perché è stata la devozione mariana a caratterizzare, con forza, la fede dei polacchi.

In fondo, la prima cattedrale polacca, a Gniezno, è dedicata all’Assunta. Sebbene la cristianizzazione della Polonia non fu facile, il componimento più antico in lingua polacca è un inno mariano, Begurodzica (Madre di Dio).

Il culto mariano si diffonde grazie ai cistercensi, ma non solo. Alla fine del 1300, si comincia costruire il santuario di Jasna Gora ad opera di un gruppo di monaci paolini, inviato in Polonia da Luigi d’Angiò, allora re di Ungheria.

L’età degli Jagelloni è un’era di grande prosperità, cui fa seguito la Riforma Luterana, che si diffonde, però, soprattutto fra la nobiltà e il ceto colto delle città settentrionali. Il popolo no, non viene colpito. Resta attaccato alla fede cattolica.

Verso la fine del XVI secolo, la predicazione dei gesuiti rivitalizza la fede cattolica nel Paese, che ha una svolta importante grazie anche alla contingenza storica: Circondati da popolazioni non cattoliche, i polacchi si sentivano il baluardo del cattolicesimo, investiti del compito di difendere la chiesa e Maria, la Regina della Polonia, di cui si consideravano cavalieri.

Fu sulla base di questa visione che Giovanni Sobieski, re di Polonia, accorse con il suo esercito in difesa di Vienna minacciata da una armata turca, con un intervento decisivo. Era il 1683.

L’espansione ad Est della Polonia rappresentò la sua rovina. Sotto re Giovanni Casimiro, l’esercito polacco viene sconfitto dall’impero zarista e attaccato dagli svedesi che occuparono il Paese in poco tempo. Quel periodo è chiamato “Diluvio”.

Un diluvio che mette in luce la profondità dell’attaccamento polacco al culto mariano. La marcia dell’esercito svedese si blocca di fronte alle mura di Jasna Gora, che nel dicembre 1655 resiste agli assalti nemici. Fu un fatto dall’enorme significato: Maria, interpretarono i polacchi, non aveva permesso che la reggia del suo regno cadesse in rovina.

L’1 aprile 1656, il re Casimiro consacrò nella cattedrale di Leopoli la nazione alla Vergine e riconobbe nel “Diluvio” un castigo per le ingiustizie commesse.

Alla fine del XVIII secolo la Polonia cessa di esistere come nazione indipendente. Un altro periodo difficile, che termine nel 1918, durante il quale la nazione polacca si stringe proprio intorno alla Vergine.

Un episodio, in particolare, conferma i polacchi nella fede mariana. Negli ultimi decenni del XIX secolo, sotto l’imperatore Bismark, la zona polacca sotto l’impero Prussiano venne germanizzata e viene proibito l’uso della lingua polacca

Ma nel 1877, a Gietrzwald, la Vergine appare a Giacinta e Barbara, due adolescenti del luogo, e parlando in polacco (quindi disobbendendo alla legge) si presenta come Immacolata Concezione, chiede che si reciti il rosario e annuncia la fine della persecuzione religiosa. Il fenomeno ha una risonanza immensa, perché testimonia ai polacchi che la Vergine li sostiene.

Così nel 1918, al ritorno dell’indipendenza, una delle prime iniziative fu la richiesta alla Santa Sede dell’istituzione della festa della Beata Vergine Regina della Polonia.

Il culto mariano è diffuso anche, negli anni tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, da padre Massimiliano Kolbe, che fonda l’associazione Milizia dell’Immacolata e il grande centro apostolico Neipokalanow (Città dell’Immacolata). Il secondo diluvio è la Seconda Guerra Mondiale. Eppure, come scrisse il governatore Frank, “in un’epoca in cui la Polonia fu totalmente sommersa dalle tenebre, una luce è rimasta sempre accesa: il santuario di Czestochowa e la Chiesa”.

Nel 1956, per i cento anni dal voto di Re Casimiro, il cardinale Stefan Wyszinski, che tra poco sarà beatificato, lanciò la novena per il millennio dell’evangelizzazione della Polonia, che sarebbe durata nove anni e sarebbe consistita in una peregrinatio, parrocchia per parrocchia, di una copia dell’immagine di Czestochowa.

E Czestochowa fu idealmente il cuore del mondo il 15 agosto 1991, Giornata Mondiale della Gioventù. Giovanni Paolo II, in quel santuario a lui caro, sottolineò: “L’Europa cerchi l’unità per il suo futuro e per il bene dell’intera famiglia umana, ritornando alle proprie radici cristiane”.

La “Madonna Nera” di Czestochowa è una icona donata ai monaci da Stanislao, principe di Opole. La leggenda vuole che l’icona fosse stata dipinta da San Luca e trasferita da Gerusalemme a Costantinopoli, quindi in Russia e finalmente in Polonia.

Molto più probabile, era una immagine venerata nel santuario ungherese di Marianossztra.

Il monastero fu assaltato e saccheggiato nel 1430 da una banda di ussiti. Il quadro fu danneggiato, e fu necessario ridipingerlo. Il sacrilegio, però, fece sì che gli occhi della nazione si puntassero su Jasna Gora, che divenne santuario nazionale. La chiesa in legno fu trasformata nel 1400 da una chiesa in muratura di stile gotico che è ancora la cappella dell’immagine, mentre il monastero e la cinta muraria risalgono al 1600.

 

(11 – continua)

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