La Santa Sede all’UNESCO: “Educare all’ecologia”

Un logo dell'UNESCO
Foto: CC
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Educare all’ecologia, in vista della conferenza di Parigi. Mons. Francesco Follo, Osservatore Permanente della Santa Sede all’UNESCO, centra sull’ecologia il suo intervento all’Assemblea Plenaria dell’organismo delle Nazioni Unite che si occupa della cultura. La Conferenza di Parigi è infatti un appuntamento considerato cruciale della Santa Sede, e lo testimonia la volontà di Papa Francesco di pubblicare una enciclica sull’ecologia in tempo perché fosse discussa.

Nel suo intervento del 7 novembre, Monsignor Follo sottolinea che l’UNESCO è “fortemente implicate” nei preparative per la Conferenza di Parigi, e afferma di essere sicuro che l’organizzazione, “grazie al suo programma di azione globale per l’educazione in vista di uno sviluppo durevole, potrà godere di un ruolo così importante,” ovvero quello di “trasformare l’educazione al cambiamento climatico in un element più centrale e più visibile della risposta internazionale al cambiamento climatico.”

Il programma – ricorda l’Osservatore della Santa Sede – “rinforza la capacità degli Stati membri di assicurare una educazione di qualità sul cambiamento climatico,” incoraggiando “gli approcci pedagogici” nuovi che portano ad una sensibilizzazione a partire delle scuole. Una sensibilizzazione che deve passare anche nelle scuole e nei partner.

Ma è un dialogo con le istituzione che deve cominciare “dalla presa di coscienza che ‘abitare la terra’ consiste nell’abitare ‘in ella’ con un rispetto, una sobrietà e una semplicità che noi esigiamo di ricevere da lei.” Ma si tratta anche di “abitare con lei” e prendere da lei, perché “il pianeta terra è dono e tetto per tutti noi.” Più che un’attitudine contemplative e utilitarista, l’osservatore della Santa Sede propone di approcciarsi alla terra “con una attitudine umana” che viene “dal lavoro e dall’assunzione di responsabilità.”

Il lavoro riguarda anche la possibilità di “delineare una dichiarazione di principi etici in rapport con il cambiamento climatico,” perché “in effetti una ecologia umana favorisce una ecologia dell’ambiente e uno sviluppo durevole integrale,” in quanto “l’uomo non trasforma solamente la sua natura” nell’ “adattarla alle sue responsabilità,” ma si realizza anche come uomo, diventando, in certi sensi, anche più di uomo.

Per quanto riguarda la responsabilità, questo significa che ogni generazione ha dei doveri verso quella che le succederà.

Certo, “non c’è una soluzione globale,” ma non è poco “parlare di una crisi che tutti riconoscono e che tutti rilevano più o meno negli stessi termini.”

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