La Santa Sede diventa osservatore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

Lo status della Santa Sede presso l’istituto ONU per la salute verrà parificato a quello che ha presso le Nazioni Unite.

La Sede dell'Organizzazione Mondiale della Sanità a Ginevra
Foto: Vatican News
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La Santa Sede diventa Stato non membro osservatore della Organizzazione Mondiale della Sanità. L’OMS ha riconosciuto formalmente lo status della Santa Sede in una risoluzione adottata per consenso nell’Assemblea Mondiale del 31 maggio. Fino ad ora, la Santa Sede partecipava alle assemblee dell’OMS come invitata ad hoc del direttore generale.

Secondo un comunicato diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede, la decisione “riflette il rapporto che la Santa Sede intrattiene in modo continuo con questa organizzazione sin dal 1953, e testimonia l’impegno della famiglia delle nazioni nell’affrontare, attraverso il dialogo e la solidarietà internazionale, le sfide globali di salute che affliggono l’umanità”.

La risoluzione Participation of the Holy See in the World Health Organization” è stata presentata dall’Italia, ed è stata co-sponsorizzata da 71 Paesi presso tutte le aree geografiche. Lo status della Santa Sede è pari a quello che le è stato riconosciuto dalle Nazioni Unite nel 2004, vale a dire quello di Stato non membro osservatore con poteri ampliati.

Osservatore presso le Nazioni Unite dal 1964, nel 2004 una risoluzione delle Nazioni Unite ha infatti ampliato le prerogative della Santa Sede nell’organizzazione. Riconoscendole il diritto di partecipare alle assemblee generali, di poter intervenire sempre in tutti i dibattiti, di utilizzare i propri interventi come documenti ufficiali dell’organizzazione senza intermediari, di sollevare “un punto di ordine” (una procedura tecnica usata durante gli incontri dei comitati) e di co-sponsorizzare bozze di risoluzioni o interventi.

Questo status ora viene esteso anche all’Organizzazione Mondiale della Sanità. La Santa Sede porta nell’organizzazione la sua esperienza in umanità, e un network di strutture sanitarie, che, nel mondo, conta circa 5 mila ospedali cattolici e 16 mila dispensari. Nei suoi interventi all’Organizzazione, la Santa Sede ha sempre chiesto un dialogo con le strutture religiose e difeso il diritto alla vita e alle cure, e collaborato nella stesura di protocolli di sicurezza sanitaria come quelli per le celebrazioni religiose durante epidemie letali come l’Ebola.

Secondo un comunicato del Ministero degli Esteri italiano, il nuovo status della Santa Sede all’OMS “è un riconoscimento dell’importante ruolo svolto dalla Santa Sede in campo umanitario e sanitario, in particolare nei Paesi in via di sviluppo e da ultimo nel contrasto alla pandemia”.

Il ministero degli Esteri ha anche informato che il ministro Luigi Di Maio ha avuto una conversazione telefonica il 31 maggio con il suo omologo vaticano, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, esprimendo “viva soddisfazione per il risultato conseguito a Ginevra dall’Italia e dalla Santa Sede, che rappresenta un indubbio successo per il multilateralismo e contribuirà a rafforzare la cooperazione in campo sanitario”.

Santa Sede e Italia hanno vari incontri bilaterali, ormai struttturati secondo una agenda precisa. L’ultimo incontro ha avuto luogo in Vaticano lo scorso 27 febbraio. La Farnesina lo ha definito un “appuntamento consolidato per uno scambio di vedute ad ampio spettro sui più rilevanti temi dell’agenda internazionale”.

L’agenda dei bilaterali Santa Sede –Italia era stato inaugurato quando alla Farnesina c’era Paolo Gentiloni come ministro.

Il ruolo di osservatore sarà preso dall’arcivescovo Ivan Jurkovic, Osservatore della Santa Sede presso le Organizzazioni Internazionali a Ginevra e in quella veste invitato a partecipare e tenere interventi alle Assemblee Mondiali della Organizzazione.

Lo scorso anno, la Santa Sede si è anche impegnata a dare un contributo al Fondo di Emergenza dell’OMS per la fornitura di equipaggiamento personale protettivo e ha già fatto diverse donazioni alle regioni che hanno bisogno di aiuto urgente, mentre la creazione della Commissione Vaticana Covid 19 testimonia un impegno forte da parte della Santa Sede.

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