La Sindone, il vero problema è l'immagine

Oltre alla datazione la questione è la formazione e la conservazione, Emanuela Marinelli lo spiega

La ostensione della Sindone del 1978
Foto: La Voce e il Tempo
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Dopo le recenti rivelazioni sulla errata datazione e su come siano stati falsati alcuni studi, oggi la questione più seria per la Sindone di Torino è come vada conservata. Emanuela Marinelli spiega ad Acistampa le prospettive future e gli altri studi in corso.

 

Oggi la Sindone come è custodita?

Nel 2000 è stata realizzata dalla Alenia Spazio, oggi Thales Alenia Space Italia, una teca per la conservazione del prezioso lino; è stata ricavata da un blocco unico di alluminio, opportunamente scavato per evitare saldature. Il lenzuolo - che viene tenuto disteso al buio, in assenza di aria e in presenza di un gas inerte, l’argon - è protetto da un vetro antiproiettile a tenuta stagna e attraverso vari sistemi di monitoraggio è mantenuto in condizioni climatiche costanti.

 

Perché l’ esame del radiocarbonio non è essenziale? Ci sono tanti altri test che lo smentiscono.....

Tre nuove analisi, condotte nel 2013 dall’ingegner Giulio Fanti, professore associato di Misure meccaniche e termiche presso il Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Padova, datano la Sindone all’epoca di Cristo. Alcune fibre della reliquia sono state sottoposte a due datazioni chimiche, basate sulla spettroscopia vibrazionale. Spiega Fanti a questo proposito: «L’idea di base è che il tempo degradi i polimeri delle fibre, modificandone la struttura chimica, cosicché le concentrazioni di certi gruppi di atomi, tipici della cellulosa, risultano variare con l’invecchiamento del campione, gruppi che la spettroscopia vibrazionale riesce a riconoscere e a contare.

Dopo la correzione di un effetto sistematico di 452 anni, dovuto all’incendio di Chambéry, la datazione della Sindone tramite analisi spettroscopica vibrazionale FT-IR - dall’inglese Trasformata di Fourier all’InfraRosso - è risultata del 300 a.C. ±400 anni al livello di confidenza del 95%.

L’analisi vibrazionale Raman ha fornito come datazione della Reliquia il valore di 200 a.C. ±500 anni, sempre al livello di confidenza del 95%. Entrambe le datazioni vibrazionali risultano compatibili con la data del I secolo d.C. in cui visse Gesù di Nazareth in Palestina». 

     Il terzo metodo di datazione è meccanico, frutto del lavoro svolto dall’ingegner Pierandrea Malfi per il conseguimento della laurea magistrale in Ingegneria meccanica, sotto la supervisione di Fanti. Per condurre le prove sperimentali meccaniche sulle fibre di lino è stata appositamente progettata e costruita una macchina di trazione per fibre tessili vegetali. Fanti chiarisce: «L’idea di base è in questo caso che la degradazione delle catene polimeriche delle fibre promossa dal tempo, andando a spezzarle e a mutare l’ordine con cui esse si dispongono reciprocamente nello spazio, sia in grado di modificarne le proprietà meccaniche al punto tale da sfruttare la proprietà a fini di datazione. In effetti, è risultato che cinque proprietà meccaniche variano in modo biunivoco con il tempo.

La datazione meccanica multiparametrica ottenuta su questi cinque parametri significativi, combinati tra loro, ha portato a un’età della Reliquia del 400 d.C. ±400 anni al livello di confidenza del 95%». Quindi egli conclude: «La media dei valori risultanti dalle due datazioni chimiche e da quella meccanica fornisce la data più probabile della Sindone del 33 a.C. ±250 anni al livello di confidenza del 95%».

Oltre a questi nuovi test, ci sono altri particolari che testimoniano a favore dell’antichità della Sindone. Ad esempio, l’esperta tessile svizzera Mechthild FluryLemberg ha fatto notare che la striscia laterale unita alla Sindone, fatta dello stesso tessuto, presenta una particolare struttura della cucitura, per la quale si trovano confronti con frammenti di tessuto dai ritrovamenti archeologici di Masada. Gli scavi condotti in questa località hanno portato alla luce una grande quantità di frammenti di tessuto, che negli anni Novanta sono stati esaminati approfonditamente. Le ricerche forniscono pertanto preziose informazioni sulle strutture dei tessuti e sulla loro lavorazione per capi di abbigliamento durante il periodo compreso tra il 40 a.C. e la caduta di Masada, avvenuta nel 74 d.C.

Nei ritrovamenti di tessuti a Masada si riscontra anche la speciale tipologia della struttura della cimosa che esiste sulla Sindone ai lati lunghi esterni. Poiché sui lati corti del telo vi sono invece gli orli, la Sindone deve essere stata tagliata da un rotolo di stoffa più lungo. Il tessuto e la lavorazione del lenzuolo funebre non lasciano alcun dubbio sulla sua produzione professionale. Questo telo non è stato né tessuto in un telaio domestico, né cucito da una mano non qualificata: è un lino di grande valore. Potrebbe trattarsi di una costosa merce di importazione.

La Sindone ha dunque caratteristiche simili a quelle di stoffe giudaiche dell’epoca di Cristo.

Un altro importante argomento che testimonia dell’esistenza della reliquia già nei primi secoli è l’impressionante somiglianza con le antiche raffigurazioni del Volto di Gesù, che appaiono certamente copiate dal Volto sindonico.

Lo studio più importante oggi è sulla immagine e la sua conservazione.....Sta sparendo?

L’immagine presente sulla Sindone è tuttora un mistero. È inspiegabile come un cadavere abbia potuto lasciare sul lenzuolo l’immagine fotografica di se stesso. Nella zona dell’impronta è ingiallita solo la pellicola superficiale delle fibrille più esterne, quindi l’immagine si vede soltanto dal lato del lenzuolo che era verso il corpo; sul rovescio della stoffa non è presente. Sul retro si vedono invece le macchie di sangue, che sono passate da parte a parte.

      Il colore giallo traslucido della zona dell’immagine non è dovuto ad alcuna sostanza posta sui fili: sono i fili stessi a essersi inscuriti. L’ingiallimento è provocato da una degradazione della superficie esterna delle fibrille, che risulta ossidata e disidratata. Si tratta di un ingiallimento identico a quello che la luce provoca sulla cellulosa del legno, della carta e delle stoffe con il trascorrere degli anni; solo che in questo caso il fenomeno all’origine dell’impronta ha fatto scurire al massimo le fibrille, mentre il resto del lenzuolo ha il normale colore avorio dovuto al passare del tempo.

L’unica spiegazione coerente con tutte le caratteristiche dell’immagine sindonica sarebbe quella di ammettere che l’impronta si è formata a causa dell’esposizione del lenzuolo a una breve ma intensa sorgente di energia, proveniente dall’interno del corpo umano coperto dalla Sindone. Ma è una soluzione del problema che va al di là della scienza. Solo chi crede nella resurrezione di Cristo può ammettere che si sia verificato in quel momento un fenomeno unico e irripetibile, un’emissione di energia che ha lasciato la sua traccia sulla stoffa.

L’esperimento che è riuscito di più ad avvicinarsi alle caratteristiche dell’immagine sindonica è stato realizzato negli ultimi anni a Frascati (Roma) da un gruppo di fisici dell’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.

 

Alcune stoffe di lino sono state irradiate con un laser a eccimeri, che emette una radiazione ultravioletta ad alta intensità. I risultati, confrontati con l’immagine sindonica, mostrano interessanti analogie: la colorazione è simile ed è limitata alla parte superficiale del tessuto. Viene così confermata la possibilità che l’immagine sindonica sia stata provocata da una radiazione ultravioletta direzionale.

In futuro l’ingiallimento del lenzuolo aumenterà e arriverà al grado massimo di inscurimento, che è già stato raggiunto dalle fibrille dell’impronta; a quel punto non ci sarà più differenza con lo sfondo e quindi l’immagine non sarà più visibile. Per questo motivo la Sindone viene conservata al buio ed è esposta il meno possibile.

 Cosa dovrebbe fare oggi la comunità scientifica

 La comunità scientifica dovrebbe promuovere un nuovo piano multidisciplinare di studi che includa il problema della conservazione, quello della datazione e quello dell’origine dell’immagine insieme a studi avanzati sul DNA e sulle microtracce presenti sul telo. La Sindone è un mistero affascinante per tutti, credenti e non credenti; non possiamo smettere di studiarla e ammirarla.

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