La Specola Vaticana, dalle suore "computer" alla scuola estiva di Castelgandolfo

Padre Giuseppe Koch, bibliotecario della Specola con la maglia della Scuola Estiva
Foto: AA
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Padre Sabino Maffeo è stato per anni il direttore della Specola Vaticana. Nel 2018 si è dedicato soprattutto ad organizzare convegni di studio su Padre Angelo Secchi nato esattamente 200 anni fa.

Memoria e divulgazione sono compiti degli scienziati della Specola. E non bisogna pensare che ci siano solo uomini nella storia della Specola.

I migliori astronomi di tutto il mondo si incontrarono a Parigi nel 1887 e di nuovo nel 1889 per coordinare la creazione di una "Carta celeste" fotografica ("Carte du Ciel") e un catalogo "astrografico" che indicava le posizioni delle stelle.

A lavorare alla carta tra il 1910 e il 1921 c’erano anche alla Specola quatto suore di Santa Maria Bambina. Emilia Ponzoni, Regina Colombo, Concetta Finardi e Luigia Panceri, tutte nate alla fine dell'Ottocento e provenienti dalla Lombardia settentrionale, vicino a Milano, hanno contribuito a mappare e catalogare quasi mezzo milione di stelle per la parte vaticana in un'indagine internazionale sul cielo notturno. Di loro nel Museo della Specola c’è una foto che le ritrae attente a segnare a mano in un gran libro numeri e codici.

Il Museo e la biblioteca sono curati dal gesuita Giuseppe Koch, figlio di una famiglia a Roma dal 1795 di origine tedesca.

Per lui il compito della Specola è chiaro: “Mettere in primo luogo la scienza e questo qualifica le persone nel mondo degli scienziati. Si dice che la Specola serve per far conoscere la Chiesa agli scienziati e la scienza alla Chiesa”. 

Tra i risultati scientifici più recenti anche la scoperta di Padre Richard A. D’ Souza  del “cannibalismo” delle galassie, una delle acquisizioni scientifiche più recenti e pubblicate sulle riviste internazionali.

Ma perché la Specola è importante ?

“Siamo dal punto di vista astronomico una piccola comunità che non si può permettere ciò che le nazioni possono sostenere, ma una piccola comunità che permette ad una dozzina di sacerdoti e non solo di condividere le attività sociali del mondo dell’astronomia.

Quest’anno c’è stata come ogni due anni la riunione internazionale degli astronomi a Vienna e c’erano una diecina di noi e alcuni di noi sono responsabile della IAU

Con il semplice esistere siamo una testimonianza. Perché gli altri scienziati che possono essere non credenti o diversamente credenti incontrano delle persone che nella loro storia uniscono di fatto, e quindi mostrano anche senza grandi discorsi, che questa coesistenza tra ricerca scientifica e adesione alla fede in Gesù è vissuta serenamente da alcune persone che hanno scientificamente il loro status professionale”.

Essere credenti cambia l’approccio alla ricerca ?

“Non è la ricerca scientifica che permette o facilita la adesione di fede. Sono metodologie bene differenti, ma nessuno di noi è arrivato alla fede attraverso la sua storia scientifica.

Piuttosto essere immersi nel mondo della fede permette di leggere e di situarsi di fronte all’universo con degli occhi che possono gustare bellezza stupore e meraviglia che sono possibili ad ogni uomo, ma che a noi richiamano più immediatamente la bellezza e potenza del Creatore. E questo viene diffuso nel ricchissimo giro di comunicazione che i nostri confratelli fanno nel mondo. Il nostro direttore Padre Consolmagno, ama questa dimensione divulgativa è capace di fare 80-90 interventi in tutti i continenti durante un anno".

Uno degli impegni più importanti è quello della Scuola estiva. Dal 1986 esiste una scuola estiva che si tiene ogni due anni ed è rivolta a studenti che sono o agli ultimi anni della laurea o agli ultimi anni di dottorato. I temi sono i più vari e in genere vengono selezionati tra le domande che arrivano 25 studenti da tutte le parti del mondo preferendo soprattutto i paesi in via di sviluppo, anche per promuovere la scienza dove non è molto promossa.

I temi sono in genere connessi alla astronomia osservativa e teorica. La Scuola estiva è famosa perché dal 1986 in poi ha avuto molti studenti e alcuni di loro sono diventati professori. E gli ex studenti oggi hanno un peso nella comunità scientifica internazionale.

Un compito educativo che ben si addice ad una comunità di Gesuiti. La Specola è un loro compito dagli inizi del ‘900. La comunità include Castelgandolfo e Tuxon in Arizona e sono 15 gesuiti di varie nazionalità.

Il fondatore Francesco Denza era barnabita, Rodriguez che era agostiniano e poi arrivò padre Hagen che era gesuita.

All’epoca si era in crisi per la scelta il presidente di allora il cardinale Pietro Maffi suggerì al Papa  di istituire una comunità sul modello della Civiltà Cattolica che si occupasse della Specola.

Tutti pontefici fino a Papa Francesco, hanno amato e visitato la specola e meravigliosa collezione di 1400 parti di meteoriti custodite nel Museo. Giovanni Paolo II voleva che le conferenze riguardassero come Dio interagisce con il Mondo, e i durante il periodo di residenza a Castelgandolfo i Papi spesso salivano sulle torri del Palazzo per guardare le stelle.

Pio XI che ristrutturò le Ville volle portare la Specola addirittura in Etiopia per permettere una osservazione senza inquinamento luminoso. Ma per motivi politici si scelse Castelgandolfo. E volle che il laboratorio astrofisico fosse all’avanguardia. Partendo l’ultima volta da Castelgandolfo nel 1938 Pio XI si recò un’ultima volta ai luoghi scelti per la costruzioni complementari, una eredità che dopo tre mesi lasciò al suo successore.

Pio XII mise il suo stemma sull’edificio che poi durante la II Guerra Mondiale divenne luogo di accoglienza per i rifugiati.

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