Padre Angelo Secchi e la scienza al servizio dei fratelli

Padre Angelo Secchi SJ
Foto: Pubblico Dominio
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Martedi 23 ottobre 2018, presso l'Istituto superiore Anticendi del Corpo dei Vigili del fuoco a Roma, in collaborazione con la Comunità del Padri Gesuiti della Chiesa di Sant'Ignazio al Campo Marzio, si è tenuto il convegno dedicato a “L’eredità di padre Secchi nella storia dell'innovazione scientifica e tecnologica”.

Con questo i dirigenti del corpo hanno desiderato celebrare la memoria di questo straordinario religioso, il quale, tra le tante attività realizzate, è stato uno dei primi ad inventare un sistema di prevenzione per gli incendi. Questo, unico al mondo, si rese uno strumento affidabile e sicuro per la salvaguardia di coloro che lo adottarono. 

All'incontro era presente padre Vitale Savio, rettore della chiesa di Sant'Ignazio, che ha partecipato all'evento non solo come gesuita ma soprattutto in qualità di estimatore delle opere dello scienziato.

La mattinata si è svolta in un clima di apprezzato interesse culturale, partendo dal saluto dell'Ingegner Comi, il quale ha sottolineato che “ricordare il nostro passato è ragionare sul futuro”. I vari contributi, offerti da varie personalità del mondo scientifico, tra i quali si ricordano quelli  dell'Ing. Stefano Marsella, del Prof. Altamore, della Prof.ssa Chinnici, della Prof.ssa Chiancone, della Prof.ssa Beltrano, della Prof.ssa Calzolari della dott. Laura Caron ed infine della Prof.ssa Emanuela Del Gado (in collegamento dalla Georgetown University,) hanno messo in luce i differenti aspetti dell'eclettica  personalità del religioso.

Padre Angelo Secchi (1818-1878) gesuita, fisico, scienziato nel corso della sua esistenza ha incarnato l'ideale ignaziano del servizio “ad maiorem Dei gloriam” nel campo della cultura.

Il suo contributo scientifico ha evidenziato come tale disciplina, se utilizzata per il Bene comune , può servire per rispondere alle necessità della comunità sociale. 

Il religioso, in tal modo, ha pensato al suo lavoro non come un dogma elitario, ma come un servizio, rivolto a tutti coloro che si rivolgevano al suo magistero. Scienziati, religiosi ma anche cooperative di operai ed educande, ottenevano da lui una soluzione ai  propri quesiti. 

Leggendo le fonti storiche sulla sua vita, si narra che, nel corso del terremoto di Norcia (1859), il padre accorse in quei luoghi per tranquillizzare la popolazione. Di ciò si conserva una lettera che il sindaco indirizza al religioso per ringraziarlo del suo pronto soccorso.

Direttore dell'Osservatorio del Collegio Romano (1850) realizzò il primo laboratorio di Astrofisica a cui seguirono gli ulteriori altri modelli nazionali e sovranazionali.

Fortemente osteggiato, dalla parentesi storica che in quel periodo storico (1840-1870) aveva ridimensionato le potestà dello Stato Pontificio, il padre Secchi rifiutò anche una cattedra all'Università, pur di rimanere fedele al Pontefice ed alla professione nella Compagnia di Gesù. Esiliato, si recò volontariamente dapprima in Inghilterra e poi alla Georgetown University, retta dai Padri del medesimo istituto, dove per un anno (1848),  perfezionò gli studi scientifici.

Interessato alla cultura ed alla scienza affrontò i vari problemi che si presentavano, nel suo lavoro, con l'acume dello scienziato e la cultura del religioso di una istituzione ecclesiale, dove la cultura non è via di fuga ma porta di accesso per la conoscenza di Dio.

Copiose le sue invenzioni: dal primo meteorografo (1862), al disco di Secchi (per la misurazione della trasparenza del mare), agli studi sulla astrofisica delle stelle.

Attento al confronto con la comunità scientifica, tali ricerche confluirono nel “Bollettino metereologico” (1862-1878). Grande divulgatore e fecondo scrittore (le sue opere, per originalità e temi, sono state tradotte in varie lingue straniere) di lui non è rimasto solo un nome, nella storia scientifica, ma  il suo amore per  la scienza a servizio dei fratelli.

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