L'amicizia con Dio è una opportunità aperta a tutti. III Domenica di Avvento

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

San Giovanni Battista
Foto: pubblico dominio
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Questa terza domenica di Avvento è chiamata anche la domenica della gioia.  San Paolo nella seconda lettura ci accoglie con queste parole: “Fratelli siate sempre lieti”! Ma che cosa procura la felicità? Essa è un’esperienza che non ha consistenza in se stessa e non nasce neppure dal benessere, dalla fama, dal possesso delle cose…Infatti, come insegna la vita, il raggiungimento di questi traguardi, da soli non soddisfano pienamente il nostro cuore. Anzi, in molti casi conducono, purtroppo, alla distruzione di chi li persegue e di coloro a loro vicini. Comprendiamo, dunque, che la nostra domanda di felicità è ben più grande della nostra opera. Illuminanti, a questo riguardo, le parole di sant’Agostino, il quale ha visto e vissuto ogni esperienza terrena: Ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te.

Per raggiungere la felicità è necessario scoprire “chi” e “che cosa” ci appaga veramente e soddisfa completamente. In altre parole dobbiamo comprendere chi siamo in quanto essere umani. E qui ci viene incontro l’originalità della Rivelazione biblica dalla quale apprendiamo che l’uomo non è il frutto del caso, ma di un atto d’amore di Dio, che dura nel tempo. Infatti, non solo io sono voluto, ma anche cercato, desiderato, atteso per tutta la vita da Dio. Aprendo la Sacra Scrittura abbiamo la possibilità di imbatterci in tanti personaggi che hanno conosciuto la gioia, frutto dell’amicizia con il Signore: Abramo, Mosè, i profeti, la Vergine Maria.

Si tratta di un privilegio che non è riservato a pochi eletti, ma è divenuto un’opportunità offerta a tutti da quando il Figlio stesso di Dio ha assunto una carne ed un linguaggio umani per rivelarci il volto di Dio e il nostro destino. Aderendo a Cristo, cioè decidendo di seguirlo, ascoltando le sue parole e vedendo i suoi miracoli noi impariamo a conoscere che Dio è Padre ricco di bontà e amore e non desidera altro che renderci partecipi della sua pienezza di vita nell’eternità. La gioia cristiana, dunque, nasce dal fatto di sapere che quanto più mi lascio afferrare dal Signore Gesù tanto più sono in grado di comprendere qual è il Bene e il Bello Assoluto che danno significato e valore all’esistenza umana.

Creati ad immagine e somiglianza di Dio - cioè provenienti e fatti “per un altro mondo” - chi ci indica la strada per ritornare alla nostra vera casa è solo Cristo. La nostra mente è stata plasmata per conoscere Lui, il nostro desiderio per correre verso di Lui, la memoria per portarlo in noi, cosicché quando accettiamo di lasciarci incontrare da Lui comprendiamo che la nostra vita terrena è solo l’inizio di una ben più grande.

Tuttavia, è bene ricordare che il Signore, poiché è amore, non esercita alcuna costrizione o violenza nei confronti della mia libertà. Per questo, come insegna san Tommaso d’Aquino, la gratuità è la radice dell’amore divino. In altre parole, il suo amore, totalmente gratuito e disinteressato, è disposto ad affrontare il rischio del rifiuto e anche dell’indifferenza da parte dell’uomo. Preferisce l’amore ignorato all’ amore che si impone; desidera dei figli, non dei robot.

Chiediamo al Signore che ci conceda la grazia di comprendere che il tempo è qualcosa di transitorio e di piccolo. L’eternità resta. Ma la realtà del cielo è già ora qua se ci lasciamo riempire dal suo amore.

           

 

           

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