L'Anno di Giovanni Paolo II, a Lourdes in ginocchio per la libertà dei cristiani

L'ultimo viaggio del pontificato nel santuario francese nel 2004

Giovanni Paolo II a Lourdes nel 1983
Foto: Wikipedia
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“Dalla roccia di Massabielle, la Vergine Santa venne incontro a Bernadette rivelandosi come Colei che è ricolma della grazia di Dio, e le domandò penitenza e preghiera. Le indicò una sorgente di acqua, e le chiese di bere. Quell’acqua che sgorga sempre fresca è diventata uno dei simboli di Lourdes: simbolo della vita nuova, che Cristo dona a quanti si convertono a lui.

Sì, il Cristianesimo è sorgente di vita, e Maria è la prima custode di questa fonte. A tutti la indica chiedendo di rinunciare all’orgoglio, di farsi umili, per attingere dalla misericordia del suo Figlio e collaborare così all’avvento della civiltà dell’amore”.

Sono queste le ultime parole che Giovanni Paolo ha pronunciato con fatica a Lourdes. Era il 15 agosto del 2004, ultimo viaggio del pontificato, faticoso, e ricco di immagini indelebili. Ma Giovanni Paolo II aveva comunque un rapporto speciale con quel santuario mariano iniziata nel 1983 proprio nella Solennità dell’ Assunta.

Il 14 agosto dopo la processione “ Aux flambeaux” nella spianata del Santuario francese il Papa parlò della persecuzione dei cristiani. Sembrava un tema del passato, rivolto al dramma dei regimi. Invece Giovanni Paolo II guardava avanti e per questo ne parlava in Francia, in un occidente che si stava scristianizzando con tutte le “difficoltà che si presentano a una vita di fede. Esse non provengono soltanto da restrizioni esterne della libertà, da costrizioni umane, dalle leggi o dai regimi. Possono sorgere anche da abitudini e da correnti di pensiero contrarie alla tradizione evangelica e che esercitano una forte pressione su tutti i membri della società; o ancora si tratta di un clima di materialismo o di indifferentismo religioso che soffoca le aspirazioni spirituali, o di una concezione fallace e individualistica della libertà che confonde la possibilità di scegliere qualsiasi cosa assecondi le passioni con la preoccupazione di realizzare al meglio la propria vocazione umana, il proprio destino spirituale e il bene comune. Non è questa la libertà che fonda la dignità umana e favorisce la fede cristiana (cf. Ivi, 12). Ai credenti che sono immersi in tali ambienti è necessario un grande coraggio per restare limpidi e fedeli, per fare buon uso della loro libertà. Anche per loro, è necessario pregare. Temete, dice Gesù, coloro che hanno potere di uccidere l’anima”.

E ai giovani in quelle giornate aveva detto: “Abbiamo bisogno della speranza che prolunghi la fede. Molti, oggi, sono sconcertati, inquieti o impreparati di fronte alle sollecitazioni della nostra epoca: quale futuro? Quale lavoro si potrà trovare? Chi sarà in grado di superare i vizi della società? Quali sforzi potranno condurre ad una soluzione dei grandi problemi mondiali della fame, della guerra, delle violazioni ai diritti dell’uomo? Cos’è la nostra buona volontà per tante persone? E infine qual è il senso di questa vita? Certuni si sentono inutili in un mondo invecchiato, incapaci di fare qualcosa in un mondo chiuso; essi dubitano persino del valore della loro condizione di cristiani. Non saremo certo dispensati dall’immaginare e realizzare un impegno costoso e paziente della nostra libertà: la speranza non lo rimpiazza. Ma Dio ci indica ciò che noi dobbiamo innanzitutto chiedergli: lo Spirito Santo, il suo Spirito, che rinnova la faccia della terra, perché rinnova il nostro spirito, il nostro cuore. Maria si è aperta allo Spirito Santo. Il Potente ha compiuto in lei meraviglie. Egli farà in noi grandi cose. Ci farà seguire il Cristo: nello sradicarsi dalle tentazioni di potenza, di ricchezza, di orgoglio e nel rifarsi all’ideale delle Beatitudini, non ha inaugurato un mondo veramente nuovo? Nella speranza contiamo su di lui, non ci deluderà”.

Lasciando Lourdes nel 1983 Giovanni Paolo II diceva: “ sono soddisfatto di aver infine potuto aggiungere Lourdes alla catena dei santuari mariani che mi è stato dato di visitare attraverso il mondo per pregarvi con i miei fratelli cristiani. Si tratta di una devozione fondamentale nella mia vita e vorrei coinvolgere la Chiesa tutta nella preghiera, nella preghiera mariana. La preghiera è il primo compito e il primo annuncio del Papa; essa è la prima condizione del mio servizio nella Chiesa e nel mondo. Ed è bene, per questo, che anch’io mi inginocchi davanti alla Grotta di Massabielle, e che mi faccia in tutto pellegrino di Lourdes. Ho potuto nello stesso tempo avere un incontro fruttuoso con le folle venute da tutta la Francia e con i sacerdoti, le religiose, i giovani, i malati, le famiglie, e anche le autorità di questo Paese. Ne sono molto felice”.

E tornando più di venti anni dopo in un mondo completamente diverso ma del quale aveva previsto lo sviluppo Giovanni Paolo II, negli ultimi mesi della sua vita, le poche parole pronunciate a fatica diventano ancora più incisive, come lo diventa il silenzio: “Con le sue parole e col suo silenzio la Vergine Maria sta davanti a noi come modello per il nostro cammino. E' un cammino non facile: per la colpa dei progenitori, l'umanità porta in sé la ferita del peccato, le cui conseguenze continuano a farsi sentire anche nei redenti. Ma il male e la morte non avranno l'ultima parola! Maria lo conferma con tutta la sua esistenza, quale vivente testimone della vittoria di Cristo, nostra Pasqua”.

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