L'Anno di Giovanni Paolo II, la Biblioteca e l'Archivio del Papa per l'evangelizzazione

Le visite del Papa alla Biblioteca

Giovanni Paolo II, il Bibliotecario, card. Alfons Stickler, e i dipendenti nel Vestibolo della Biblioteca
Foto: OWL
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“La Biblioteca Apostolica Vaticana è chiamata a svolgere un servizio alla verità e alla cultura.

Alla verità, anzitutto, concedendo l’adito a tutti gli studiosi, soprattutto a quelli provenienti dalle università degli studi e dagli istituti di ricerca e di specializzazione e particolarmente ai docenti universitari senza distinzione di razza, ideologia o religione, purché siano cultori di una vera scienza, veramente al servizio dell’uomo.

Alla cultura poi perché non si può ignorare che la Biblioteca Vaticana, fondata come biblioteca umanistica, abbia sempre coltivato le scienze umane; e in essa, inoltre, si trova uno tra i più importanti depositi delle scienze esatte antiche”.

Era il 7 febbraio del 1984 e Giovanni Paolo II celebrava l’inaugurazione dei nuovi ambienti del Catalogo della Biblioteca Apostolica vaticana. Era la prima visita del Papa alla Bav, e la attenzione del Papa per la Biblioteca sarebbe stata sempre molto grande negli anni del Pontificato. Nel 1986, il 27 maggio, il Papa si recò alla inaugurazione della mostra Tre alfabeti per gli slavi, nell’undicesimo centenario della morte di san Metodio, fratello di san Cirillo.

Giovanni Paolo II  una terza visita ebbe luogo il 23 ottobre 1990, in occasione dell’inaugurazione della mostra Saint, site and sacred strategy. Ignatius, Rome and Jesuit Urbanism, che aprì l’anno ignaziano per celebrare il quinto centenario della nascita del santo di Loyola e il 450° anniversario della fondazione della Compagnia di Gesù.

Una mostra che, disse il Papa, è “un segno visibile del legame profondo che unisce Ignazio e la Compagnia di Gesù al Papa e a Roma. Nei documenti di fondazione della Compagnia si dice che Ignazio e i suoi primi compagni, provenienti da diverse nazioni e da diversi regni, non sapevano in quale paese andare, se tra i fedeli o tra gli infedeli. Per non sbagliare nella scelta della via del Signore, fecero la promessa o voto di lasciare al Santo Padre il compito di destinarli egli stesso, conformemente alla loro intenzione di percorrere il mondo, per la più grande gloria di Dio.

Vivendo esistenzialmente questa formula i primi compagni sapevano e sentivano di essere “uomini di Chiesa”, personalmente e comunitariamente responsabili, come i discepoli intorno a Pietro, per il servizio di una Chiesa gerarchicamente articolata.

Questo legame col Papa, da sant’Ignazio fino a oggi, è stato sempre considerato un principio che costituisce la ragione d’essere della Compagnia di Gesù. Nelle Costituzioni si legge: “Tutti i compagni sappiano che, non solamente agli inizi della loro professione ma vita natural durante, devono ogni giorno ripensare con la loro mente che questa intera Compagnia e ciascuno in particolare militano al servizio di Dio, sotto l’obbedienza piena di fede al nostro santo signore il Papa e agli altri Pontefici romani suoi successori”.

Il 15 gennaio 1999, nella Sala Clementina Giovanni Paolo II incontrò il personale della Biblioteca e dell’Archivio con le loro famiglie e ricordò due qualità essenziali del lavoro. I primo luogo “il rapporto tra i testi conservati e l'esercizio del governo e del ministero della Sede Apostolica, in modo particolare del Magistero Pontificio. Questi testi venerabili contengono e trasmettono in un certo modo la memoria stessa della Chiesa e quindi la continuità del suo servizio apostolico attraverso i secoli, con le sue luci e le sue ombre, entrambe da conoscere e far conoscere, senza timore, anzi con sincera gratitudine al Signore, che non cessa di guidare la sua Chiesa in mezzo alle vicende del mondo.

Questo aveva ben presente il Papa Leone XIII quando volle che l'Archivio fosse reso accessibile agli uomini di studio, già nel lontano 1880. Inoltre, la stupenda decorazione del Salone Sistino, voluta da Sisto V, mette in luce il rapporto esistente tra la Biblioteca e l'esercizio del Magistero nelle due serie di affreschi, dove da una parte si vede la storia delle più insigni biblioteche e dall'altra la raffigurazione dei Concilii ecumenici”.

E una seconda qualità il “servizio che prestate all'evangelizzazione della cultura, anzi, alla nuova evangelizzazione della cultura. Sapete bene che questo è un impegno centrale e vitale della Chiesa nel mondo contemporaneo, cui già accennava con illuminanti parole il Servo di Dio Paolo VI, nell'Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi ed al quale io mi sono riferito più volte. Bisogna trovare il modo per far arrivare agli uomini e alle donne di cultura, ma forse prima ancora agli ambienti ed ai cenacoli dove la cultura attuale viene elaborata e tramandata, i valori che il Vangelo ci ha comunicato, insieme a quelli che scaturiscono da un vero umanesimo, gli uni e gli altri, in realtà, tra loro strettamente connessi”.

Tra i suoi messaggi alla Vaticana  da ricordare quello per l’inaugurazione della mostra I Vangeli dei Popoli. La parola e l’immagine di Cristo nelle culture e nella storia, 21 giugno 2000, organizzata presso il Palazzo della Cancelleria.

Il 5 febbraio1983 presiedette alle esequie solenni del cardinale Antonio Samorè, Bibliotecario di S.R.C., cui era legato “da profondi vincoli di stima e di affetto”.

 

 

 

 

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