Le Nazioni Unite si mobilitano per salvare i luoghi religiosi

Una risoluzione approvata lo scorso gennaio rinnova l’impegno a proteggere i siti religiosi dagli atti di terrorismo

Un uomo in preghiera davanti ad una croce in una chiesa
Foto: pxhere - public domain
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Una risoluzione per “Promuovere una cultura di pace e tolleranza per salvaguardare i siti religiosi” è stata approvata lo scorso 21 gennaio dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. La risoluzione chiede maggiori sforzi nella protezione dei siti religiosi da atti di terrorismo e chiede una conferenza globale sul tema.

Il tema della protezione dei luoghi religiosi è cruciale. Anche il messaggio per il Ramadan di quest’anno del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso si concentrava proprio su “Proteggere i luoghi di culto”, un messaggio che era la risposta ai recenti attacchi contro chiese e moschee che si erano verificati in misura sempre maggiore nel corso del 2019. Ora, anche le Nazioni Unite prendono una posizione netta del problema.

La risoluzione approvata il 21 gennaio sottolinea che “i siti religiosi rappresentano la storia, il tessuto sociale e le tradizioni dei popoli in ogni nazione e la comunità in tutto il mondo e dovrebbero essere pienamente rispettati”.

La risoluzione mette anche in luce le crescenti minacce a siti importanti dal punto di vista culturale e spirituale da parte di terroristi e milizie., e denuncia “tutti gli attacchi contro e nei luoghi, siti e santuari religiosi, includendo ogni deliberata distruzione di reliquie e monumenti”.

La risoluzione condanna anche “tutti gli atti di minaccia di violenza, distruzione, danno o danneggiamento diretti contro i siti religiosi che continuano ad aver luogo nel mondo” e denuncia “ogni mossa di nascondere o forzosamente cambiare l’uso dei luoghi religiosi”.

Per questo, le Nazioni Unite si appellano ai governi affinché diano ai luoghi religiosi il riconoscimento di “obiettivi vulnerabili” e così ne aumentino la protezione, secondo una scala di rischi e potenziali obiettivi.

Allo stesso tempo, le Nazioni Unite sono chiamate a sviluppare “strategie, iniziative educativi e campagne e strumenti di comunicazione globale” per far crescere la sensibilità dei media e il rispetto multiculturale.

La risoluzione è stata promossa dall’Arabia Saudita, che tra l’altro è tra i principali finanziatori del progetto UNESCO “Ravvivare lo spirito di Mosul” per ricostruire il tessuto sociale multireligioso e multiculturale della città nella Piana di Ninive che è stata a lungo occupata dall’ISIS. Insieme all’Arabia Saudita, hanno promosso la risoluzione altre Nazioni Arabe, come Egitto, Iraq, Yemen, Sudan, Palestina ed Emirati Arabi Uniti. Questi ultimi hanno fatto del concetto di fratellanza una chiave della loro diplomazia multilaterale, e – a seguito della firma della dichiarazione di Abu Dhabi da parte di Papa Francesco e del Grande Imam di al Azhar nel febbraio 2019 – hanno lanciato anche un comitato che ora sta supervisionando la costruzione di un Abrahamic Cener ad Abu Dhabi.

A supportare la risoluzione, anche le Nazioni Unite e l’Unione Europea, sebbene il rappresentante USA David Messenger si è detto preoccupato che la risoluzione “enfatizzi in maniera particolare una condanna del cosiddetto hate speech, a volte mettendo il discorso violento sullo stesso piano dell’atto di violenza”.

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