L'esperienza umana e professionale del magistrato Livatino

Rosario Livatino
Foto: Arcidiocesi di Agrigento
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Giovane magistrato siciliano, Rosario Livatino ha speso tutta la sua vita all’insegna dei valori in cui credeva: Dio e la sua terra. Ricordare il suo impegno non è solo atto dovuto al suo magistero professionale bensì segno di una testimonianza che travalica anche il senso del dovere in quanto rappresenta la missione specifica di un cristiano nel mondo.

A conferma di ciò vi è un piccolo aneddoto da raccontare ad opera della sua insegnate del liceo: dopo la morte del giudice – assassinato dalla mafia nel settembre 1990 all'età di 38 anni – in tutte le sue agendine fu trovata all’inizio dell’anno la sigla S.T.D. Queste iniziali stavano a significare “Sub Tutela Dei”. In buona sostanza Rosario Livatino metteva il proprio anno di lavoro sotto la volontà di Dio, con ciò intendendo il suo rapporto di lavoro non solamente come dovere civile bensì come una vera e propria scelta di apostolato cattolico. In lui si è avuta una perfetta aderenza tra il cristiano ed il buon cittadino in quanto ha speso la sua esistenza al servizio ed alla ricerca dei bisogni della collettività.

In una conferenza tenuta al Rotary club di Canicattì il 7 aprile del 1984 sul “ruolo del giudice nelle società che cambia” ebbe a dire: “L'indipendenza del giudice, infatti, non è solo nella propria coscienza, nella incessante libertà morale, nella fedeltà ai principi, nella sua capacità di sacrificio, nella sua conoscenza tecnica, nella sua esperienza, nella chiarezza e linearità delle sue decisioni, ma anche nella sua moralità, nella trasparenza della propria condotta anche fuori delle mura del suo ufficio, nella normalità delle sue relazioni e delle sue manifestazioni nella vita sociale...”. Ciò non indica solo un pensiero coerente bensì una missione da portare a vanti con il normale svolgersi della propria quotidianità.

Ed è bello ricordare come l’impegno di quest’uomo, tanto dedito al lavoro ed alla propria coscienza, venga ricordato in quanto anche il lavoro materiale, come insegna il magistero della Chiesa, è da considerarsi non solo come forma di utilità sociale bensì come ministero sacerdotale in virtù del battesimo ricevuto che trasforma tutti i battezzati in sacerdoti, re e profeti. E questo Rosario Livatino lo ha vissuto intensamente.

 

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