Letture, Dante nei luoghi di Dante con la guida di Hans Urs von Balthasar

Mostre, libri ed eventi nella Verona di Dante e Cangrande

Leopoldo Toniolo, Dante visita Giotto nella Cappella degli Scrovegni 1865 circa olio su tela; 75,6 × 99,3 cm Padova, Museo d’Arte Medievale e Moderna,
Foto: Studioesseci
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Dante degli Alighieri viene cacciato dalla sua Firenze. Comincia una vita difficile, quella dell’esiliato, senza una patria, senza più avere neppure l’idea di quale sarebbe stato il suo destino. Solo due cose, forse, gli sono chiare: la sua fede e la coscienza della sua grandezza come poeta. Ed ecco che proprio nei primi anni dell’esilio Dante si trova a Verona. 

Lo ospita e protegge Cangrande della Scala, signore della città, a cui il poeta si lega con vincoli di amicizia, riconoscenza e stima. Dopo quel primo soggiorno, Dante ritorna, riconoscente: non a caso nel Paradiso si dichiara che Verona è stata “lo primo tuo refugio e ’l primo ostello” (Paradiso, XVII, 70). E Cangrande trova la strada dell’immortalità sulla terra, perché proprio a lui viene dedicata la terza cantica della Divina Commedia. Lungo le vie della città scaligera, già così bella e ricca di ispirazione, negli anni in cui qui vive, fin quasi al tempo della sua morte, Dante contempla quella bellezza terrena che  -specchio limitato ma luminoso – riflesse un pallido riverbero di quella luce che inonda il mondo della beatitudine eterna.

Nella piccola e perfetta chiesa di Sant’Elena, dall’impianto altomedievale ancora oggi in buona parte conservato, adiacente alla Cattedrale, il 20 gennaio 1320 il poeta tiene una lectio pubblica per spiegare il fenomeno dell’emersione delle terre sopra la superficie delle acque, quella sua Quaestio de aqua et terra, da cui spera di trarre fama e riconoscimenti. Non sarà così, ma quella chiesa gli rimane nel cuore.

Deve aver camminato assorto per quelle strade strette e costeggiate da nobili palazzi e odorosi giardini, e raggiunto, dopo Sant’Elena, le sale della Biblioteca Capitolare, una delle più antiche al mondo, ricca di manoscritti preziosi, in cui la sua passione di studioso e di lettore innamorato die classici trova non solo conforto, ma ore di autentica gioia. 

E quanti momenti di meditazione e di preghiera deve aver vissuto nella stupefacente San Zeno Maggiore, capolavoro del romanico lombardo, capace di ispirargli una scena importante nel XVIII canto del Purgatorio, con Gerardo, abate di San Zeno, vissuto al tempo del Barbarossa. Ancora una chiesa amata con tutta probabilità dal poeta tormentato dalle pene della sua vita ma anche fisso nelle visioni del suo viaggio nell’aldilà: Sant’Anastasia, che in quei giorni è ancora tutta in costruzione ma presso il cui cantiere Dante si ferma a guardare e a mormorare qualche preghiera.

Fuori città, nella campagna che assedia il centro rifulgente di palazzi, chiese e imponenti rovine romane, si perde a contemplare il Ponte di Veja, un grande arco naturale, e forse proprio in questi momenti gli appaiono dinanzi le prime immagini dei ponti in  pietra dell’Inferno, in Malebolge.

Una mappa suggestiva e insieme molto dettagliata per seguire i suoi passi, per ritrovare quella città che ha accolto un Dante disperato e tuttavia pronto a riscattare proprio quella disperazione: ecco quello che offre quest’anno Verona, insieme a una fitta rete di eventi, per celebrare i settecento anni dalla morte del poeta, dai quali emerge il netto profilo di Verona non solo sfondo alla vicenda dantesca, ma protagonista essa stessa, e ispiratrice.

L’idea portante, dunque, è quella di offrire ai visitatori e agli appassionati, ora che la pandemia sembra aver allentato la morsa, un percorso che si snoda all’interno di una mostra diffusa. Un itinerario suggerito, attraverso un’agile mappa cartacea, alla scoperta dei luoghi danteschi dentro la città. E poi veri e proprio allestimenti:"Dante negli archivi: l’Inferno di Michael Mazur”, nel Museo di Castelvecchio, dedicata all’Inferno dantesco interpretato dall’artista Michael Mazur. Altra tappa del viaggio sulle orme spirituali dantesche è rappresentata da “Dante a Verona”, un vero e proprio percorso guidato all’interno del nucleo storico cittadino. La mostra Tra Dante e Shakespeare: il mito di Verona”, alla Galleria d’Arte Moderna “Achille Forti, rappresenta una ulteriore occasione di vivere un’esperienza rara, per non dire irripetibile, ed emozionante. Perché, tra el molte suggestioni e l’analisi di una fenomenologia di grande rilevanza, si potrà godere dell’incontro ravvicinato con  un piccolo nucleo di tre disegni realizzati da Sandro Botticelli durante l’ultimo ventennio del XV secolo e provenienti dal Kupferstichkabinett dei Musei Statali di Berlino, dove è conservato il numero più consistente dell’insieme (85 disegni, di cui uno solo raffigurante La voragine infernale, completato), mentre altri sette sono conservati nella Biblioteca Apostolica Vaticana di Roma. Come si può capire da questa sia pur rapida sintesi, le iniziative speciali per l’anno dantesco a Verona verranno incontro alle esigenze, alle curiosità, alle passioni di un pubblico variegato e composito, senza cedere alle banalizzazioni.

 Grazie all’impegno del Comune di Verona, i Musei Civici in primo piano, con il patrocinio del Comitato Nazionale per le celebrazioni dei 700 anni della morte di Dante Alighieri, in collaborazione con Università di Verona e la Diocesi veronese e il contributo di Fondazione Banca Popolare di Verona. Ma possiamo dire che l’intera città si sente partecipe del progetto e offre visioni, incontri, spunti di meditazione davvero unici.

In attesa di poter sfogliare il catalogo della mostra diffusa, e in attesa di poter compiere un viaggio a Verona, consigliamo di visitare i vari siti collegati agli eventi e di seguire una mappa virtuale che possa seguire il cammino di Dante alla luce della spiritualità emanata da tanti luoghi che disegnano, in controluce, il cammino della Commedia. Da accostare alla lettura di un testo folgorante di  Hans Urs von Balthasar, dal titolo “Dante. Viaggio attraverso la Divina Commedia”, riproposto dalla casa editrice  Morcelliana

Nel saggio del teologo svizzero il centro della meditazione, sorretta dalla costante citazione dei testi danteschi, è l'interpretazione dell'eros di Dante, del suo amore per Beatrice che, assunto in tutte le sue conseguenze spirituali, travalica i confini dell'umano ed immerge il poeta nel mondo della comunione dell'uomo con la Trinità cristiana. Una lettura che permette di evitare le secche di una spasmodica produzione editoriale di questi mesi - spesso modesta se non superficiale - che tende a mettere l’accento sulla sua presunta attualità, emarginando il fondamentale rapporto tra l’uomo e il suo Creatore al centro della sua opera. Da portare co se’ magari nel corso delle passeggiate veronesi. 

Hans Urs von Balthasar, Dante. Viaggio attraverso la Divina Commedia, edizioni Morcelliana, pp. 126, euro 13

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