Letture, l' Avvento nella cucina dei conventi

Un libro tra storia e ricette per vivere in preghiera anche cucinando

Un dettaglio della copertina del libro
Foto: Edizioni Terra Santa
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Tempo di Avvento. Tempo di preghiera, di riflessione, di attesa. Questo tempo, però, o almeno una piccola parte, si può anche passare a tavola. Magari non tavole imbandite e pronte a ricevere chiassose compagnie – anche volendo la pandemia, per l’ennesima volta ce lo impedisce – ma in un momento di convivialità fraterna, accompagnata da cibi gustosi e sani. E se lo raccomandano i monaci…sì, perché sfogliando antichi ricettari e riscoprendo tradizioni ancora oggi molto vive, possiamo pensare a menù “alternativi” per i giorni di festa che verranno. 

Menù monacali, ma per nulla austeri e frugali. Magari partendo da un ricco risotto dell’abbazia, che precede l’ingresso in tavola di un bel gallo al vino rosso o, per abbondare, un cinghiale ai due santi. Seguiti da una succulenta porzione di pere alla cannella e per finire sorseggiare una celestiale crema al cacao, a cui accompagnare deliziosi biscotti di Ildegarda e un mucchietto di Frati Fritti. 

Se però intendiamo rispettare, anche in questo tempo di Avvento, a “pause di magro”, giorni in cui sederci a tavola in solitudine e meditazione, potremmo comunque consolarci con un uovo all’acqua di rose o con una parca frittata di erbette, fino a concederci una fetta (piccola) di torta di pane, anche per tenere fede al mandato: non si butta via niente, dunque si ricicla il pane raffermo e si trasforma in dolce, penitenziale, d’accordo, ma pur sempre gustoso.

Tutto questo si potrebbe realizzare attraverso un volume appena pubblicato da Edizioni Terra Santa dal titolo: "La cucina come una volta. Storie, segreti e antiche ricette da monasteri e conventi" , firmato da Anna Maria Foli.   

L’autrice ci accompagna in una specie di "pellegrinaggio gastronomico", attraversando i più famosi luoghi di preghiera e spiritualità proprio a cominciare dalla porta della cucina, con la storia del monachesimo a compendio, tra pellegrini, santi, re, regine, artisti e insieme cuochi, mendicanti, umili e ignoti monaci, frati, suore, legati dal comune desiderio di vivere la fede concretamente, in ogni aspetto della vita quotidiana. Prega, studia, lavora, diceva san Benedetto, il grande fondatore del monachesimo occidentale. 

Ma anche cucina e mangia, con moderazione e con gioia, con gusto e inventività, conoscendo il valore dei frutti della terra e della carne.  Il libro propone inoltre ricette originali che suore, monaci e frati cucinieri le hanno voluto regalare, in bilico tra tradizione millenaria e “interpretazioni” personali.

L’autrice, proprio in apertura del primo capitolo, sostiene che “il cibo non appartiene solamente alla dimensione materiale e terrena dell’uomo, ma condiziona ed è strettamente collegato all’aspetto intellettuale e spirituale. Ecco perché, sin dall’antichità, si era soliti dire mens sana in corpore sano, ritenendo che una mente sana ed equilibrata dipendesse anche dal benessere fisico del corpo. Se ogni individuo ha bisogno di mangiare per ottenere l’energia necessaria per crescere e svolgere attività manuali e razionali, ha altrettanta necessità di condividere il cibo per sviluppare il suo aspetto sociale e le caratteristiche che lo rendono veramente umano”. 

Il cibo, dunque, è sempre stato intimamente connesso con la vita comunitaria e con la vita interiore. Il refettorio diviene uno dei centri dell’esistenza dei monaci e delle monache, luogo di incontro e di accoglienza. Del resto, proprio in conventi, abbazie, monasteri il cibo è divenuto scoperta, civiltà, scienza, tradizione, lavoro. Dunque, niente che donne e uomini dediti alla preghiera e alla contemplazione non avessero già scoperto e sperimentato. 

Produzione a chilometro zero, riciclo, sostenibilità: tendenze del momento, innovazioni contemporanee, idee vincenti?  Scorrendo le notazioni storiche, le curiosità e le leggende, le ricette stesse presentate e raccolte dalla Foli, incontriamo la grande Ildegarda e i suoi consigli per l’uso delle erbe in ogni situazione coltivate nell’orto sotto casa – nell’orto del convento – quindi a chilometro zero, il Dom Perignon  “inventore” dello champagne, i monaci che hanno prodotto per primi il formaggio grana…e le torte di pane raffermo, quello avanzato e certamente non buttato via, ma sapientemente trasformato in dolce. Insieme alle zuppe e ai liquori creati nei conventi di “ultima generazione”, sempre pronti per ‘aggiungere un posto a tavola’ per l’ospite, il pellegrino, per chiunque bussi alle loro porte.

 

"La cucina come una volta. Storie, segreti e antiche ricette da monasteri e conventi" , firmato da Anna Maria Foli- Edizioni Terra Santa 

 

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