Letture, la Gerusalemme del pellegrino Francois-Rene' de Chateaubriand

Un dettaglio della copertina del libro
Foto: www.pintore.com
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La "regina del deserto" appare all'improvviso in mezzo alla solitudine e alla desolazione dinanzi agli occhi del pellegrino che ancora in lontananza la ammira stupefatto, proprio come se contemplasse un'apparizione, un luogo posto tra cielo e terra.

 

Lo raccontano i viaggiatori e i pellegrini, fin dai primi secoli, fino ai romantici viaggiatori ottocenteschi, come Francois-Rene' de Chateaubriand,  fino a noi smaliziati contemporanei,  perché quando si arriva in prossimità di Gerusalemme l'impressione è proprio quella appena descritta. E l'emozione si rinnova sempre, ad ogni stagione,  ad ogni età, in ogni circostanza.

 

Quando si leggono un diario, un saggio, un romanzo dedicati alla Città Santa è praticamente impossibile non farne anche un'esperienza personale,  quasi fisica, che colma le distanze temporali e spaziali. Accade anche con "Viaggio a Gerusalemme" scritto dal già citato Chateaubriand, figura centrale del romanticismo,  ma anche autore da riscoprire per quel che riguarda il percorso di fede e la cristallina certezza della "ragionevolezza" del cristianesimo, così autenticamente testimoniata dalle sue opere. Pensiamo a "Memorie d'oltretomba", il "Genio del  cristianesimo", "I Martiri".

 

Nel luglio del 1806 lo scrittore-uomo politico-intellettuale francese  parte per un viaggio quanto mai audace e avventuroso,  data l'epoca, alla ricerca delle radici del concetto dell'antico, dalla mitologia agli avvenimenti del cristianesimo, con  l'intento di raccogliere immagini e vicende che poi avrebbero composto l'universo dei "Martiri", scritto nel 1809.

Il viaggio intrapreso si condensa originariamente nel diario che prende il titolo "Itinerario da Parigi a Gerusalemme".

 

Vi si racconta come da Parigi, appunto,  lo scrittore raggiunge la Terra Santa passando per l'Italia,  la Grecia, la Turchia, rientrando poi attraverso l'Egitto. Ci impiega almeno un anno, rischiando spesso e volentieri la vita stessa, senza contare i tentativi di furto, rapimento, estorsioni, e poi le tempeste,  il gelo, il clima torrido, gli incidenti attraversando montagne, foreste, pianure, deserti, gole, mari...

 

Molte avventure, dunque, molti incontri, molte annotazioni: un modo di viaggiare che più antitetiche a come si viaggia oggi non potrebbe essere. Del resto, oggi siamo più che altro turisti, non viaggiatori...

 

Il cuore dell'esperienza è l'arrivo a Gerusalemme e la visita all'antica Palestina. Ed è questa parte centrale delle memorie  ad essere oggi pubblicata e riproposta dalle Edizioni Terra Santa. Nella presentazione dell'opera si sottolinea il fatto che  il lettore contemporaneo troverà probabilmente "ostica" la corposa e ridondante prosa ottocentesca  a cui non è certo più abituato, mentre l'azione e i colpi di scena non abbondano...

 

Questo ritmo letterario poco moderno e molto "lento", in realtà, si impone con un fascino particolare,  come se fosse un invito a misurare diversamente il passo, per raggiungere una dimensione sconosciuta,  aprendosi ad uno sguardo più profondo e acuto.

 

Contemporaneamente viene offerta  un'ottica storica preziosa per comprendere la vita quotidiana  il destino di luoghi così straordinari che, nonostante oltre due secoli di distanza fra noi e queste pagine che li raccontano, possiedono la stessa, unica, intensa grandezza.

Fra tante emozioni e tanta storia, spiccano alcune figure e immagini: il fiume Giordano sulle cui sponde sabbiose Chateaubriand e il suo gruppo bivaccano di notte, la Via Dolorosa nel cuore della Città Santa, Betlemme e il Mar Morto, i pellegrini che affollano le strette vie di Gerusalemme, le carovane e le bande che infestano le strade...

 

E i tanti frati francescani, custodi fedeli dei luoghi in cui si è svolta la vita del Salvatore, dove è morto e risorto per tutti. Per i frati  lo scrittore spende parole di grande ammirazione,  come se in loro vedesse, già in quel tempo, gli ultimi, strenui e dimenticati difensori della cristianità.  Sono poveri, sofferenti, versati da tasse, balzelli e proibizioni.

 

Spiega Chateaubriand che "devono chiedere il permesso di mangiare, seppellire i loro morti", e che "contro questi sfortunati monaci vengono messe in atto le trovate più bizzarre del dispotismo orientale".

 

Segno dei tempi, che fa riflettere su quanto accade oggi ma che ha evidentemente radici lontane, e che spesso induce a pensieri cupi. Quando Chateaubriand rievoca in momento in cui  si è allontanato da Gerusalemme con la certezza che non la rivedrà più,  ripensa alle cupole della chiesa del Santo Sepolcro, che qualche tempo dopo il suo viaggio, verrà distrutta. Scrive:" Non sarà più salutata dai pellegrini,  perché non esiste più,  e la tomba di Cristo è ora esposta alle intemperie. Un tempo la cristianità intera sarebbe accorsa a restaurare questo monumento sacro; oggi non ci pensa nessuno, e la minima offerta utilizzata per quest'opera meritoria parrebbe frutto di una ridicola superstizione". 

 

In Viaggio con Chateaubriand, a cura di Ada Corneri, 

Pietro Pintore edizioni  pagine 240, 18 euro

 

 

 

 

 

http://www.pintore.com/catalogo/narrativa/in-viaggio-con-chateaubriand/

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