Libri: La notte di San Giovanni della Croce, una biografia critica

Copertina del libro
Foto: Edizioni Ares
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

E' notte fonda,  una notte in cui le stelle si vedono lontane, come se le si osservare dal fondo di un baratro. Una corda ella fatta di pezzi di lenzuola strappate scivola giù, senza far rumore,  dalla finestrella stretta del convento, massiccio come una fortezza. Un uomo piccolo, esile, si cala lentamente.

 

Metro dopo metro, senza badare alle escoriazioni,  alle botte prese striscione lungo la parte che appare invalicabile, l'uomo arriva verso il basso. Tocca terra, fa il segno della croce e poi, correndo raso terra, come chi fa chi scappa e teme di essere implacabile te inseguito, si inoltra tra la sterpaglie,  poi raggiunge una strada, insegue vicoli, piazze, cercando il suo rifugio, la salvezza.

 

La scena sembra tratta da qualche romanzo d'avventura e in effetti la vita di san Giovanni della Croce spesso ha assunto i toni dell'avventura. Quella notte, in particolare, la notte del 16 agosto 1578, a Toledo, sarà una tappa fondamentale per lui e per la sua vita, soprattutto interiore, un ricordo che riecheggia in una delle composizioni poetiche più famose, conosciuta come  "La notte oscura", con quei versi iniziali  nei quali  si condensa quel momento di angoscia, paura, senso di disperazione:, vissuto dall'anima che cerca il suo rifugio, il suo compimento:  "In una notte oscura,/con ansie, di amore infiammata,/(o felice ventura!),/uscii senz'essere vista,/ed era già tranquilla la mia casa". 

 

Giovanni, nato nel 1542 a Fontiveros, vicino Avila, nella vecchia Castiglia spagnola, nel 1663 era entrato nell'ordine carmelitano. Nel 1567 ci fu l'incontro della sua vita, quello con Teresa d'Avila, che stava attuando una radicale riforma dell'ordine. Giovannni ne fu conquistato, aderendo con tutto se stesso all'azione riformatrice. Tra le varie sofferenze, fisiche e spirituali, che sperimento' per via della sua adesione alla riforma - molto ostacolata, tanto da produrre, in seno ai carmelitani, una sostanziale spaccatura tra i Calzati e gli Scalzi  -  ci fu l'arresto e la carcerazione il 2 dicembre 1577, nella prigione del convento dei carmelitani calzati di Toledo, per un incidente nel monastero di Avila di cui venne ritenuto erroneamente colpevole. Rimase rinchiuso li'  per più di otto mesi.

 

Torturato,  dai suoi stessi confratelli, accusato di ogni infamia, segregato e sfamato al limite della sopravvivenza,  mentre Teresa disperatamente lo cercava dappertutto. Poi la fuga rocambolesca, nel cuore della notte.

 

Ma  la sua è stata un 'esistenza vissuta quasi totalmente sotto il segno della prova, dell'abbandono, della resistenza. Tutto illuminato dalla fede, ardente come un fuoco inestinguibile,  tanto bruciante e forte da far scaturire parole di poesia che da secoli affascinano, credenti e non credenti. Versi scaturiti dalle sue frequenti estasi  mistiche, ma anche irrobustiti da una co oscena approfondita della tradizione poetica spagnola e italiana, soprattutto rinascimentale,  tanto da far diventare questa produzione poetica, anche se limitata nel numero delle composizioni, un  vera e propria opera classica.

 

Della vita di  questo grande santo, mistico, fondatore di conventi, non si conoscono molti eventi, e soprattutto ci sono molte false convinzioni da sfatare. Per intraprendere questo lungo cammino alla ricerca del volto e dell'anima di  san Giovanni della Croce bisogna addentrarsi nella lettura di un volume ponderoso,  che però si rivela  avvincente fin dalle prime pagine e che in fondo si legge quasi come un romanzo. "Benché sia notte", di Mario Iannaccone,  pubblicata dalla casa editrice Ares, con una preziosa prefazione di padre Antonio Maria Sicari, è la prima biografia critica in lingua italiana dedicata al santo, nato come si accennava nel 1542 e morto nel 1591.

 

L'autore utilizza tutti i documenti della Positivo della causa di canonizzazione, e una mole di molti altri documenti di varie epoche, tanto da tracciare una vivida biografia del santo insieme all'esame approfondito della sua opera letteraria, che risulta un complesso unico, costruito tra vita contemplativa e vita attiva, attenzione ai problemi del  periodo storico e della Chiesa del tempo - con un amore tutto particolare per i poveri - e insieme uno sguardo mistico ai percorsi dell'anima,  quindi capace di parlare agli uomini di tutti i tempi. La notte, la fiamma, l'acqua, il vento, le stelle, costellano la sua poesia, destinata alla direzione spirituale e al canto dei confratelli. Qualche titolo: La notte oscura, Salita al Monte Carmelo, Benché sia notte, Fiamma d'amore, Il Pastorello....

 

Emerge così,  in tutta la sua vastità e sfaccettature, il mondo della Spagna cinquecentesca: grandi ingiustizie sociali, grande povertà,  guerre,  forti contrasti politici e sociali, ma anche un fervore religioso senza eguali, una presenza di veri e propri giganti dello spirito, come santa Teresa san Giovanni della Croce, mistici,  beati,  artisti. E a questa geografia storica e sociale si sovrappone la geografia dello spirito tratteggiata da san Giovanni. Dalla notte oscura, dal buio che non conosce confini,  ad una terra sconosciuta, sempre più spazzata dal vento dello Spirito, che si lascia alle spalle ogni cosa, valli, acque, fiori, fronde, per raggiungere quell'orizzonte di pura luce, dove finalmente l'anima si potrà congiungere con l'Amato. 

 

Mario Iannaccone,  "Benché sia notte", Edizioni Ares, euro 22, pp.480

 

Ti potrebbe interessare