Liturgia dal basso, in Oriente la saggezza dei quartieri popolari

La foto della locandina del convegno del PIO
Foto: PIO
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Quando Papa Francesco arriverà in Egitto mancheranno solo pochi giorni all’inizio del mese dedicato a Maria, maggio.

Ma forse non tutti sanno che la celebrazione del mese mariano è stata introdotta prima in Oriente, e in Occidente è arrivata con un ritardo di quasi un millennio. Proprio in Egitto nei secoli VI e VII esisteva una liturgia quotidiana del mese mariano (Kiahk), che andava dal 27 novembre al 26 dicembre per i cattolici e dal 10 dicembre all‘8 gennaio per gli ortodossi e tutta incentrata nella preparazione al Natale e nella lode alla Vergine Madre.

Pietà popolare che vive attraverso i secoli e si diffonde da est ad ovest. Di questo e di molte altre tradizioni liturgiche orientali si parla in questi giorni Pontificio Istituto Orientale che nell’anno del centenario organizza una serie di giornate di studio. "La saggezza dei quartieri popolari, una liturgia dal basso" è il tema che viene affrontato da diversi punti di vista.

A cominciare dalla Dossologia del dogma dell’Incarnazione di Gesù Cristo nei canti popolari di Natale nella tradizione slava, fino alle usanze della nascita di un bambino nei Cristiani di San Tommaso in Malabar o alla “Lamproba” - ossia la Candelora nella tradizione Georgiana -  o agli elementi culturali nel sacramento del matrimonio nella tradizione ortodossa siriaca in Kerala.

Dall’Egitto arriva anche una interessante tradizione liturgica legata alla Settimana Santa. La Chiesa Copta in Egitto è infatti una delle Chiese Orientali che ha conservato nella sua vita liturgica, attraverso una lunga storia, molti elementi che si sono radicalizzati nella specificità del cristianesimo egiziano accanto alle grandi tradizioni comuni.

La domenica delle Palme, l’ufficio generale per i defunti assume uno stile particolare. Secondo il rito copto, durante tutta la Settimana Santa non si deve elevare l’incenso né celebrare l’ufficio dei morti. Quindi, prima dell’inizio della Settimana, il popolo assiste ad un “funerale generale”. Nessuna tradizione, orientale o occidentale che sia, ha un ordinamento simile.  La causa che giustificherebbe questo rito sembra sia di natura devozionale. Si fa un funerale generale prima della Settimana Santa perché non si può fare un funerale che in qualche modo distolga la attenzione dalla Passione di Gesù.

Dalla Russia invece arrivano le benedizioni “spaziali"! Un rito unico di benedizione di un razzo spaziale/satellitare in una tradizione paraliturgica russa Ortodossa post-moderna. Da un lato, questo rito è Completamente nuovo e  ma si basa anche sulla tradizione millenaria di benedizione per i viaggi dei fedeli e le consacrazione delle loro navi.

Dall’Ucraina arriva invece la tradizione della benedizione delle primizie che nella tradizione liturgica di Kyiv ha radici lontane. Dal paganesimo slavo attraverso un lungo processo di rielaborazione è giunto sino a noi come benedizione tradizionale tipica delle Chiese presenti nel territorio dell’odierna Ucraina.

Ci sono riti e tradizioni che vengono dall’India, dalla Romania o dalla Serbia dove soltanto i monaci festeggiano l’onomastico, invece tutti i fedeli festeggiano un santo come il protettore della famiglia. Questa festa si chiama slava. La parola slava significa “gloria” e il verbo slaviti significa “glorificare” o “festeggiare” in caso della festa di famiglia. La Slava si eredita dal padre, come anche egli l’ha ereditato dal suo padre, e si trasmette ai figli maschili.

Tradizioni liturgiche antichissime ma non per questo meno vive e presenti per i cristiani d’Oriente che spesso  sono stati precursori di tradizioni latine.

Nella sua introduzione il rettore del PIO, padre Nazar, ha raccontato la sua esperienza.

"Quando lavoravo in Ucraina - ha detto- un amico prete redentorista fu nominato vescovo. Aveva  compiuto i suoi studi con successo in Italia, Polonia e Germania, dove fece un dottorato in Teologia. Un percorso impressionante, considerando che era nato in un povero villaggio durante il regime sovietico. La chiesa allora era 'in catacomba', come si diceva, ed i genitori, i nonni e le nonne insegnavano ai bambini le preghiere quotidiane e la vita 'giusta' e degna, portandoli a delle messe segrete in una delle case del villaggio. Non c’erano lezioni di religione nelle scuole, preparazioni formali per i sacramenti e raramente si vedeva un prete fuori del contesto di una di queste messe nascoste alle autorità comuniste. La gente, nonostante tutto, riuscì a mantenere una fede, 'una fede di cuore', autentica e profonda".

E della impotanza della pietà popolare ha parlato nel suo messaggio per la occasione il cardinale Sandri, che ha ricordato alcuni passaggi della Evangelii gaudium in cui il Papa sottolinea proprio il ruolo della "liturgia dal basso".

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