Lo Spirito Santo voce che parla al cuore. Solennità di Pentecoste

La Pentecoste
Foto: Centro Aletti
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La Pentecoste, che oggi celebriamo, è la festa dello Spirito Santo, la terza persona della Santissima Trinità. Gesù, prima di lasciare questo mondo, cioè prima della sua morte, annuncia, con un’affermazione singolare, la venuta dello Spirito: E’ meglio per voi che io me ne vada (Gv. 16.7). I discepoli nelle parole del Maestro colgono solo l’aspetto della separazione, che suscita in loro un sentimento di tristezza. Possiamo ben immaginare le obiezioni degli apostoli: “Ma come! Tu sei venuto per salvarci, per essere la nostra guida, tu che ci hai chiamati tuoi amici ora vuoi andartene?”.

Gesù precisa: Se non me ne vado non verrà a voi il Consolatore, ma se me ne vado, ve lo invierò. Con queste parole, Egli dichiara che la sua partenza sarà un vantaggio per i suoi perché renderà possibile l’invio del Paraclito. Si tratta di Qualcuno del tutto simile a Gesù che verrà a prendere il suo posto, ma non si sostituirà a Lui. Infatti, Gesù precisa: Non vi lascerò orfani; io torno a voi (14.18). E ripete: Vado, ma torno a voi (14.28). Con il dono dello Spirito, Cristo si rende presente in maniera nuova e definitiva. Una presenza non più secondo la carne, ma secondo lo Spirito. 

Lo Spirito, dunque, appare tutto in funzione di Gesù. Non ha un vangelo suo o diverso da annunciare. Al contrario, porta a compimento l’opera iniziata da Cristo in quanto viene mandato nel suo Nome, per guidare i discepoli alla “comprensione piena della verità”. Non è dunque un concorrente. Anzi, grazie allo Spirito Santo noi abbiamo la possibilità di comprendere, approfondire e vivere le parole di Gesù. Egli, infatti, è voce che parla al cuore (Gv. 16.13; Rm. 8.26; Gal. 4.6) e ci dice che tutto quello che Gesù ha detto, quando era in mezzo agli uomini, non è arida dottrina, ma legge di vita. Mi insegna che il Vangelo non è solo né principalmente un testo di studio, ma è codice esistenziale, legge e segnaletica per una vita nuova. 

Il secondo compito dello Spirito Santo è la testimonianza. Il Consolatore sarà inviato ai discepoli a motivo delle persecuzioni che essi subiranno. Quando l’ostilità del mondo si farà manifesta, i discepoli di Gesù subiranno lo scandalo, saranno portati a rinnegare la loro fede, conosceranno il dubbio, lo scoraggiamento, lo smarrimento interiore. La missione dello Spirito non sarà quello di ispirare direttamente la difesa o la testimonianza vera e propria dei discepoli, ma di mostrare al discepolo che l’ostilità del mondo nei confronti di Cristo, nonostante possa essere diffusa, in realtà è inconsistente. La verità e la vera ragione sono dalla parte di Gesù, non del mondo. Pertanto, lo Spirito difende Gesù nel cuore dei cristiani, fa loro comprendere la grazia di essere discepoli, fa loro conoscere l’autenticità e la verità del messaggio di Cristo ed il valore della salvezza da Lui portata. 

Inoltre, lo Spirito Santo difenderà Cristo dalle nostre deformazioni, dalle nostre contraffazioni, dalla tendenza, sempre ricorrente, a ridurlo a nostra misura, di inventare un Cristo conforme alla nostra sapienza dimenticando che noi siamo fatti per essere misurati su di Lui. Infatti, la nostra verità è diventare come Lui, prendere i suoi contorni. Solo così si vive nella verità perché “conoscere” la verità è sapere Gesù Cristo. Dire vero e dire falso significa, in ultima analisi, dire come Gesù o difforme da Gesù. Il cristiano sa completamente la verità quando ha accettato che la verità è Gesù Cristo.

Rimane, allora, fondamentale accogliere lo Spirito. Come? Facendo nostre le indicazioni offerte da Gesù stesso: l’amore a Lui, l’ascolto della Sua Parola e l’osservanza dei comandamenti. Si tratta di tre indicazioni molto concrete e perfino verificabili. Se mancano queste tre condizioni non c’è alcun spazio nella nostra vita per lo Spirito.

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