Migrantes Italia e Francia: dichiarazione comune dopo l'incontro a Lampedusa

Migranti
Foto: wikipedia commons
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Un incontro dove si sono simbolicamente avvicinate due città, separate da quasi 3000km, ma unite da sfide simili: Calais e Lampedusa. L’appuntamento tra le due città, note per il loro protagonismo nella storia migratoria recente, è diventato una occasione per ricordare che l'attuale crisi migratoria non è un affare di pochi, ma riguarda tutti e l'Unione Europea in prima persona. E’ accaduto dal 21 al 23 settembre 2016, dove si sono radunati nell'isola di Lampedusa Mons. Jean Paul Jaeger, Vescovo della diocesi di Arras (diocesi francese, dove si trova Calais), il Cardinale Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento e il Vescovo Mons. Guerino Di Tora della Fondazione Migrantes della Cei.

Ad accompagnarli c'erano anche Mons. Gian Carlo Perego, direttore della Migrantes, Padre Carlos Caetano, direttore del Servizio Nazionale di Pastorale Migratoria della Conferenza Episcopale Francese e Don Ferruccio Sant, coordinatore delle Missioni Cattoliche Italiane in Francia.

I momenti di condivisione vissuti tra le due delegazioni, molto più di un simbolo, sono stati un forte richiamo a non dimenticare la cultura dell'incontro e del dialogo. Inoltre, sono un invito a riscoprire lo spirito di apertura,  di libera circolazione che a suo tempo aveva ispirato il progetto dell'Unione Europea e che oggi purtroppo tende ad affievolirsi in vari stati membri, Italia e Francia incluse.

 Da questa visita è emersa in modo chiaro la generosità e la spontaneità dell'accoglienza lampedusana. Sia nella gente comune, sia in chi ha responsabilità istituzionali, a Lampedusa prevale l'aspetto umano: prima di parlare del "problema della migrazione", gli abitanti dell'isola parlano dei "migranti", parlano di persone. Moltissimi sono stati soccorsi in mare; tanti hanno ripreso le forze nel Centro di Accoglienza; alcuni - sempre troppi - sono stati trovati già senza vita e sepolti nel cimitero locale. “Sono tutti nostri fratelli!”.

E questa consapevolezza, la gente di Lampedusa la testimonia nella spontaneità con cui accolgono i migranti: vivono l'accoglienza senza paura, come un gesto naturale, con una prontezza disarmante, fondata sul senso della memoria (“perché anche noi siamo stati migranti...”) e sulla parabola del Buon Samaritano. 

L'augurio comune, dopo questi giorni d'incontro, è che la testimonianza di Lampedusa possa diventare una catechesi per tutte le comunità cristiane nei paesi europei,  e possa ricordare a tutti l'importanza del rispetto dell'altro e la necessità di coltivare in Europa una cultura aperta, pronta al dialogo e capace di valorizzare la diversità.

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