Nosiglia: "La visita del Papa è uno stimolo di speranza"

Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino
Foto: Bohumil Petrik CNA
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Torino si prepara a ricevere la visita di Papa Francesco che sarà in città il 21 e 22 giugno prossimi. Il Pontefice si fermerà in adorazione davanti alla Sacra Sindone in occasione dell'ostensione, che si concluderà il 24 giugno. Della visita del Papa a Torino e dei suoi molteplici significati abbiamo parlato con l'Arcivescovo del capoluogo piemontese, Monsignor Cesare Nosiglia.

Eccellenza, che significato ha oggi - in questo contesto particolare per il mondo - l'ostensione della Sindone?
La Sindone, per le caratteristiche della sua impronta, rappresenta un rimando diretto e immediato che aiuta a comprendere e meditare la drammatica realtà della Passione e della morte di Gesù. Ed è la condivisione del nostro morire che rappresenta l’amore più grande, la solidarietà più radicale: Dio fattosi uomo è arrivato fino al punto di entrare nella solitudine estrema e assoluta dell’uomo, dove non arriva alcun raggio d’amore, dove regna l’abbandono totale senza parole di conforto. Gesù, rimanendo nella morte, ha oltrepassato la porta di questa solitudine ultima per guidare anche noi a oltrepassarla con lui. Tutti abbiamo sentito qualche volta una sensazione spaventosa di abbandono, e ciò che della morte ci fa più paura è proprio questo. Come da bambini abbiamo paura di stare da soli nel buio, e solo la presenza di una persona che ci ama ci può rassicurare.
Proprio “L’amore più grande” è il motto dell’ostensione del 2015, a sottolineare il profondo legame tra l’amore di Dio per noi – per ciascuno di noi! – e l’amore, la carità che siamo chiamati a vivere nel servizio verso i fratelli. È un’occasione per sperimentare quelle due forme di amore, divino e fraterno, che insieme hanno la facoltà di unire i popoli, di sollecitare fratellanza, altruismo, generosità, soprattutto in una congiuntura storica come quella attuale, in cui è molto forte la minaccia dell’odio e del fanatismo.

Con quale spirito e con quali aspettative accoglierete Papa Francesco?
Come ha ricordato il Santo Padre annunciando la sua visita a Torino, Egli sarà con noi il 21 e il 22 giugno «per venerare la Sindone e rendere onore, nel bicentenario della sua nascita, a San Giovanni Bosco, padre, maestro e amico dei giovani, testimone esemplare di educatore nella fede e nell'amore per la gioventù di tutto il mondo.
Questa visita di Papa Francesco avviene in un tempo in cui la nostra regione e la nostra città soffrono per una situazione economica e sociale di grande difficoltà, a causa della mancanza di lavoro e di altre pesanti condizioni di povertà che colpiscono famiglie, anziani e giovani. La venuta del Papa è dunque stimolo per una grande speranza, e incoraggiamento per ritrovare nelle radici cristiane della fede e della fraternità la comune volontà di lottare sulle vie della ripresa morale e sociale del nostro territorio. Inoltre, la visita di Papa Francesco è anche un segno di quell'affetto e quella vicinanza che fin dall'inizio del suo servizio apostolico Egli ha sempre manifestato verso la terra piemontese, che ha dato i natali alla sua famiglia.

Cosa vi darà la visita del Papa?
La visita di Papa Francesco metterà un preziosissimo suggello all’Ostensione, in una Torino che a ragion veduta possiamo considerare una vera e propria “capitale della fede”. Una vocazione che parte da lontano, suggellata dalla predicazione e dall’azione, oltre che di San Giovanni Bosco, dei tanti altri Santi sociali che hanno reso Torino e i suoi dintorni terreno fertile per la propria azione.
E la Chiesa di Torino apprenderà molto dalla visita del Pontefice e dal suo messaggio di carità e amore, così come saprà trarre insegnamento dall’esempio e dalla testimonianza di ognuno dei pellegrini che vorrà venire qui a meditare sulla drammatica realtà della Passione e della morte di Gesù. L’Ostensione, infatti, è un’esperienza di accoglienza unica al mondo, perché l’intera diocesi di Torino si “mobilita” per incontrare i pellegrini.

Eccellenza, tra pochi mesi si aprirà il Giubileo della Misericordia. L'ostensione della Sindone può essere una sorta di ponte spirituale in vista dell'Anno Santo?
All’annuncio del Giubileo nello scorso marzo, il Santo Padre ha parlato di Nostro Signore Gesù Cristo come Volto vivo della misericordia del Padre. Come si legge nella bolla di indizione del Giubileo straordinario, proprio nella parola “misericordia” il mistero della fede cristiana sembra trovare la sua sintesi. “Essa è divenuta viva, visibile e ha raggiunto il suo culmine in Gesù di Nazareth, che il Padre ha mandato per rivelare a noi in modo definitivo l suo amore” si legge ancora, “Gesù di Nazareth con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona rivela la misericordia di Dio”. Ecco, anche pensando al titolo della bolla papale, “Misericordiae Vultus”, ci viene spontaneo ricollegare tutto questo alla Sindone, a quell’”icona scritta con il sangue” come l’ha definita un altro Papa, San Giovanni Paolo II, che rappresenta così bene, oltre alla sofferenza, la pietà e il perdono: nessuno può essere escluso dalla Misericordia di Dio, tutti conoscono la strada per accedervi e la Chiesa è la casa che tutti accoglie e nessuno rifiuta. Le sue porte rimangono spalancate, perché quanti sono toccati dalla grazia possano trovare la certezza del perdono. In questo senso, il Telo può rappresentare - per usare le parole della domanda - un ponte spirituale con l’Anno santo che si aprirà il prossimo 8 dicembre, nel cinquantesimo anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II.

La sofferenza impressa nella Sindone ci ricorda i tanti, tantissimi cristiani che sono uccisi quotidianamente in odio alla Fede...
C’è un legame evidente tra la Sindone e l’attuale frangente storico, nel momento in cui la visione del Telo, richiamandoci alla contemplazione della Passione e della morte di Gesù e alla narrazione di un’immagine di sofferenza e di dolore, si ricollega al presente tragico di tanti cristiani ancora perseguitati per il loro credo in Cristo. Nella contemplazione della Sindone comprendiamo che non siamo noi a guardare quel Volto, ma siamo noi a sentirci guardati e invitati a non passare superficialmente oltre a tanta sofferenza attorno a noi e nel mondo. È la prova più toccante che Lui, il nostro Signore e Redentore, non ha voluto passare oltre la nostra miseria, ma ha inteso invero condividere ogni nostra sofferenza. Da questa intensa esperienza d’amore egli ci invita a uscire – fuori dalle nostre pigre sicurezze – per andare ad annunciarlo a un mondo che ha bisogno di Lui senza rendersene conto. Desidero a questo proposito ricordare le parole che Papa Francesco ha pronunciato in occasione dell’ostensione televisiva del 2013: “Attraverso la sacra Sindone ci giunge la parola unica ed ultima di Dio: l’amore fatto uomo, incarnato nella nostra storia; l’amore misericordioso di Dio che ha preso su di sé tutto il male del mondo per liberarci dal suo dominio”.

 

 

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