Notre Dame, come procedono i lavori di restauro

La promessa era di finirla entro il 2024. Si sta ora risistemando la guglia di legno, che fu eretta da Viollet-le-Duc

Una immagine di Notre Dame durante i lavori
Foto: FB
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Una cosa è certa: Notre Dame sarà ricostruita esattamente come era prima. Non era notizia scontata, considerando i dibattiti che avevano fatto seguito all’incendio che aveva colpito la cattedrale il 15 aprile 2019, quando si era parlato addirittura di trasformare la cattedrale in un Museo, o anche di fare qualche trasformazione alla cattedrale simbolo di Parigi. Ma c’è da dire che il restauro che aveva impegnato Viollet-le-Duc, nel XIX secolo, non era stato conservativo, ma piuttosto innovativo. E faceva parte di questa innovazione anche l’installazione della guglia di legno.

Ora si sta lavorando alla ricostruzione di quella guglia, e per questo si è chiesto l’aiuto di una segheria svizzera, la Corbat, a pochi chilometri dal confine con la Francia.

C’era una gara per fornire legno di quercia, e Corbat aveva deciso di partecipare, diventando così una delle 40 segherie che sono state scelte per preparare le 1500 travi necessarie per la ricostruzione.

Sebbene la guglia fosse una delle innovazione di Emmanuel Viollet-le-Duc, che aggiunse alla cattedrale anche i famosi gargoyles, il legname utilizzato per la guglia proveniva da querce che avevano mille anni, e di cui non c’è molto rimasto in Francia. Le querce oggi utilizzate hanno invece un secolo di età, devono avere minimo 60 centimetri di diametro, essere senza nodi, e abbastanza lunghe da poter essere tagliate in pezzi di 60 metri. Ogni pezzo lavorato pesa circa 300 chili.

I pezzi tagliati saranno tenuti ad asciugare per un anno nel mezzo delle segherie, e solo dopo un anno i falegnami porteranno il materiale a Parigi, dove saranno inclusi direttamente nella cattedrale.

Quando, dunque, si comincerà a ricostruire la guglia di legno, sarà il 2023, e sarà ad appena un anno dalla promessa riapertura della cattedrale nel 2024. Ora, si può andare nel parvis, il sagrato, mentre sono state rafforzate le volte e le torri, anche questo con tecniche innovative. Si era presto scoperto, all’inizio del restauro, che senza il supporto del tetto la struttura necessitava di un rinforzo, perché sarebbe altrimenti crollata a causa dei venti forti che arrivavano su quelle altezze.

E certo, non è la prima volta che Notre Dame rischia di essere distrutta. Un fuoco nel 1831 colpì il palazzo arcivescovile, saccheggiato in assenza dell’arcivescovo, di cui non è rimasto nulla, ma risparmiò la cattedrale, già comunque fatiscente dopo che la Rivoluzione francese la aveva prima trasformata in un tempio della ragione, poi in una palestra, e poi lasciata semi-abbandonata. Emmanuel Viollet-le-Duc fece uno schizzo di quell’incendio stando dall’altro lato della Senna, in Quai-de-Montebello. Tredici anni dopo, Viollet-le-Duc avrebbe preso in mano il restauro della cattedrale.

Un restauro che oggi è gestito da un etablissement publique, un ente pubblico costituito allo scopo, sotto la guida del generale Georgelin e la pressione dell’opinione pubblica e del dibattito che ne è conseguito. Eppure, tutto questo non fa che cerificare che Notre Dame de Paris è ancora, in qualche modo e nonostante tutto, l’anima della Francia.

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