Padre Sosa: "Gesuiti abbiano fede e profondità intellettuale". E guarda alla Cina

La conferenza stampa di Padre Arturo Sosa SJ
Foto: MM Acistampa
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“Sto bene, sono sereno, molto sorpreso e allo stesso tempo grato al Signore, mi sento pronto a rispondere con gioia allo Spirito che attraverso la Congregazione che mi ha chiamato a rispondere come Preposito Generale”. Scherza con i giornalisti Padre Arturo Sosa Abascal nella sua prima conferenza come successore di Sant’Ignazio al vertice della Compagnia di Gesù. Il religioso venezuelano è stato eletto “Papa nero” dalla 36/ma Congregazione Generale venerdì scorso.

Padre Sosa spiega subito che non sarà un uomo solo al comando: “Questa è la Compagnia di Gesù, quindi confido che Gesù si faccia carico della sua compagnia, e io cerco di non fare troppi ostacoli a questo disegno del Signore. Mi fido molto di questi compagni che sono così bravi”.

Dopo aver ringraziato il predecessore, Adolfo Nicolas Pachon, Padre Sosa ricorda che i lavori della Congregazione Generale prosegue: “si è preparata per due anni, e ora si deve fare questo discernimento. Credo che non si mette in questione il senso della nostra missione. Le congregazioni generali dopo il Concilio Vaticano II hanno definito chiaramente la nostra missione, il servizio della fede e la promozione della giustizia, tenendo conto della diversità culturale e il dialogo”.

Il prossimo passo sarà quello di definire la “squadra di governo”.

Ma Padre Sosa ai giornalisti racconta di sé e  del suo Paese, il Venezuela: “non si comprende quello che è successo in Venezuela se non si ricorda che vive di rendita petrolifera e questa rendita lo amministra che blocca la società democratica, perché questa ha un equilibrio quando è orientata ai cittadini. La rendita petrolifera è dello Stato, ed è lo Stato che mantiene la società, e per questo è difficile creare la società democratica”.

Papa nero e Papa bianco, due confratelli: Arturo Sosa e Jorge Bergoglio. “L’ho conosciuto alla Congregazione generale in cui eleggemmo Padre Kolvenbach, poi quando era arcivescovo di Buenos Aires a poi due anni fa come Papa”.

La linea che traccia il Preposito Generale è quella che aveva spiegato nell’omelia della messa di ringraziamento. Fede e profondità intellettuale. “Chi ha fede in Gesù è una persona che è capace di speranza che ci invita a fare quello che speriamo. Quando una fa l’analista, e se fai una analisi della situazione storica del mondo, i poteri economici, militari reali, narcotraffico, traffico di persone sono così forti che sembrano imbattibili. Ma l’altra gamba per poter camminare è la profondità intellettuale: se non capiamo quello che si vede, se non cerchiamo di approfondire nella conoscenza scientifica, culturale, personale, se non siamo capaci di pensare e attuare nello stesso tempo, se non si pensa quello che si fa, non è possibile che l’impossibile capiti.La Compagnia di Gesù investe moltissima energia e tempo e nel lavoro intellettuale e questo investimento non è per riempire i nostri muri accademici”.

Da sempre la Compagnia guarda all’Asia. E ora anche alla Cina. E Padre Sosa lo conferma: “abbiamo preso un impegno speciale, le cose grandi cominciano con le piccole cose. Abbiamo una opera nella Cina continentale, con 10-12 gesuiti stranieri che sono venuti in diverse parti degli Stati Uniti e d’Europa, e il governo sa che sono gesuiti e permette loro di insegnare, ma non sono autorizzati a fare attività pastorale. La formazione teologica è garantita a Taiwan, Hong Kong, Macao”.

Infine Padre Sosa racconta il suo rapporto con la Compagnia. “Cosa mi piace? Tutto. Io mi sento attratto dalla Compagnia. Ho preso la vocazione alla compagnia più dai fratelli gesuiti che dai preti. Cuore della Compagnia è il legame con il Papa. La nostra idea è di essere una organizzazione che può aiutare la Chiesa e fare quello di cui la Chiesa ha bisogno. La comunicazione è una grande sfida, io credo che i gesuiti da sempre sono in contatto con i media. Evangelizzare è comunicare e non c’è evangelizzazione senza comunicazione”.

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