Papa Francesco a Malta: la conversazione con i gesuiti maltesi

La mattina di domenica 3 aprile papa Francesco, durante il suo breve viaggio a Malta, ha incontrato 38 gesuiti maltesi. Ecco cosa si sono detti

Viaggio apostolico a Malta, incontro Gesuiti
Foto: Vatican Media / ACI Group
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La mattina di domenica 3 aprile papa Francesco, durante il suo breve viaggio a Malta, ha incontrato 38 gesuiti maltesi, aprendo con loro, come di consueto, "una conversazione libera e spontanea".

La conversazione come di consueto è stata raccolta dal direttore de La Civiltà Cattolica Padre Antonio Spadaro.

Francesco inizia il colloquio con un ricordo: "L’unico ricordo che ho dei gesuiti maltesi è quello dei miei compagni di studio della filosofia. Erano destinati al Cile. Io stesso ho fatto lo juniorato1 in Cile. Poi loro andavano a studiare a Buenos Aires. L’ultimo di quel gruppo l’ho sentito al telefono l’anno scorso prima che morisse. Fate pure qualche domanda per parlare un po’ insieme...".

Francesco risponde ad una domanda sulla realtà della Chiesa in cambiamento. "Papa Benedetto è stato un profeta di questa Chiesa del futuro, una Chiesa che diventerà più piccola, che perderà molti privilegi, sarà più umile e autentica e troverà energia per l’essenziale. Sarà una Chiesa più spirituale, più povera e meno politica: una Chiesa dei piccoli. Benedetto da vescovo lo aveva detto: prepariamoci a essere una Chiesa più piccola. Questa è una delle sue intuizioni più ricche", dice il Pontefice.

Poi il Papa ripete la frase più importante del viaggio a Malta. "La vocazione della Chiesa qual è? Non sono i numeri. È evangelizzare. La gioia della Chiesa è evangelizzare. Il vero problema non è se siamo pochi, insomma, ma se la Chiesa evangelizza", commenta Francesco.

Di seguito il Papa risponde ad un commento sull'accoglienza di Malta ai profughi. "Quello delle migrazioni è un problema dell’Europa. I Paesi non si mettono d’accordo. Capisco che per l’Italia, Cipro, Malta, la Grecia e la Spagna non è facile. Sono loro che devono riceverli perché sono i primi porti, ma poi l’Europa deve farsene carico. In Europa bisogna progredire con i diritti umani per eliminare la cultura dello scarto. Bisogna pure evitare di dare legittimità alla complicità delle autorità competenti, sempre, anche in meeting e incontri", dice Francesco.

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