Papa Francesco ad Akamasoa in Madagascar, la povertà non è un fatalità

Nel villaggio nato al posto di una discarica per opera di un missionario argentino

Papa Francesco ad Akamasoa con Padre Pedro
Foto: Ed Pentin/ EWTN
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“Le vostre grida generate dal non poter più vivere senza un tetto, vedere i figli crescere nella malnutrizione, non avere un lavoro, generate dallo sguardo indifferente per non dire sprezzante di molti, si sono trasformate in canti di speranza per voi e per tutti quelli che vi guardano”.

 Papa Francesco ha salutato così la gente della “ Città dell’ amicizia” Akamasoa, il villaggio fondato nel 1989 per dare dignità e lavoro.

Akamasoa che nella lingua locale vuol dire “buon amico”, è una realtà i cui numeri parlano chiaro: nei suoi villaggi vivono 25.000 persone che beneficiano del progetto sociale; ognuno di questi villaggi comprende scuole, un dispensario e luoghi di lavoro per adulti, cava, muratura, falegnameria, agricoltura, artigianato; 30.000 poveri ogni anno vengono ad Akamasoa per aiuti specifici in cibo, medicine e vestiti; 13.000 bambini accedono ad un percorso scolastico grazie alle scuole edificate; 3.000 case sono state costruite.

Un progetto che è sostenuto anche dalla Famiglia Vincenziana che in Mozambico e Madagascar partecipa a molti progetti come Casa Matteo 25 e DREAM tutti visitati dal Papa.

Francesco racconta la storia della sua amicizia con Padre Pedreo che, dice, non amaca studiare ma piuttosto lavorare.

“Akamasoa- dice Francesco-  è l’espressione della presenza di Dio in mezzo al suo popolo povero; non una presenza sporadica, occasionale: è la presenza di un Dio che ha deciso di vivere e rimanere sempre in mezzo al suo popolo”.

“Le vostre grida generate dal non poter più vivere senza un tetto, vedere i figli crescere nella malnutrizione, non avere un lavoro, generate dallo sguardo indifferente per non dire sprezzante di molti, si sono trasformate in canti di speranza per voi e per tutti quelli che vi guardano". E, aggiunge il Papa, “avete potuto capire che il sogno di Dio non è solo il progresso personale ma soprattutto quello comunitario; che non c’è peggior schiavitù di vivere ognuno solo per sé”.

Ai giovani il Papa dice “non arrendetevi mai davanti agli effetti nefasti della povertà, non cedete mai alle tentazioni della vita facile o del ripiegarvi su voi stessi”  e “questo lavoro realizzato dai vostri anziani, sta a voi portarlo avanti”.

Akamasoa deve essere un esempio “perché in tutto il Madagascar e in altre parti del mondo si diffonda lo splendore di questa luce, e possiamo raggiungere modelli di sviluppo che privilegino la lotta contro la povertà e l’esclusione sociale a partire dalla fiducia, dall’educazione, dal lavoro e dall’impegno, che sono sempre indispensabili per la dignità della persona umana”.

Al suo arrivo il Papa ha fatto un giro per le strade del villaggio in vettura panoramica.

L’incontro è stato animato da canti e danze dei più piccoli tra gli abitanti e tra coloro che regolarmente frequentano Akamsoa.

Nel 2004 Akamasoa è stato riconosciuto dallo Stato come progetto di pubblica utilità, il che conferma la necessità della sua presenza e della sua azione nel funzionamento sociale generale dell’Isola. La messa domenicale ad Akamasoa è una celebrazione straordinaria: 8.000 persone partecipano attivamente pregando e cantando con cuore riconoscente. Nel 2008 Padre Pedro è stato scelto da Papa Benedetto XVI per ricevere il premio Cardinale Van Thuan per "Solidarietà e Sviluppo" e recentemente è stato candidato al Nobel per la pace.

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