Papa Francesco ai Luterani: “Speriamo nella grazia di una diversità riconciliata”

Papa Francesco in visita alla chiesa tedesca luterana di Roma
Foto: CTV
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Non osa spingersi oltre, di fronte alla domanda di una donna luterana che gli chiede quanto ci vorrà perché lei e il suo marito italiano (e cattolico) possano partecipare insieme alla Comunione. Lascia la domanda sospesa, Papa Francesco. Ma ricorda che cattolici e luterani hanno “un solo Battesimo.” E poi, nell’omelia della funzione, auspica una diversità riconciliata, e un ecumenismo basato sul servizio. 

La visita di Papa Francesco alla Christus Kirche, chiesa luterana di Roma che sta per celebrare i suoi 200 anni di presenza nella Capitale, comincia, come spiega il pastore Jens-Martin Kruse (che già accolse Benedetto XVI nella stessa Chiesa) con il dialogo, cioè una sessione di domande e risposte, cui il Papa risponde a braccio. E poi con una celebrazione, durante la quale il Papa fa una riflessione, anche questa a braccio. 

Il pastore Kruse introduce la celebrazione con un breve discorso, in cui sottolinea che per il dialogo ecumenico è “fondamentale che ci orientiamo a Gesù Cristo.” Afferma il Pastore: “L’unità non è un futuro lontano. Se seguiamo la volontà di Gesù, allora è possibile conoscere l’unità già adesso. Proprio come oggi, in cui i nostri cuori sono pieni di gratitudine per la vicinanza che Cristo ci dona. Non è solo un bel momento, è vero e reale.” E poi si rivolge al Papa: “La sua presenza è come un vento caldo alle spalle che ci dà la forza di fare il nostro cammino. Vogliamo collaborare gli uni con gli altri e poi celebrare insieme il culto. Il dialogo nasce dall’incontro delle persone.”

E inizia l’incontro del dialogo, un botta e risposta del Papa con tre persone della comunità. Comincia Julius, un bambino, che chiede al Papa cosa gli piace di essere Papa. Risponde Francesco: “La cosa che mi piace è sinceramente fare il parroco, fare il pastore… non mi piace fare lavori di bureau, non mi piacciono questi lavori… non mi piace fare interviste protocollari… questa non è protocollare, eh… è famigliare! Ma devo farlo! Però cosa mi piace di più: è fare il parroco.” E aggiunge: “Mi piace fare il Papa con lo stile del parroco,” anche se “fare il Papa è fare il vescovo, il parroco e il pastore. Se un Papa non fa il vescovo, se il Papa non fa il parroco e non fa il pastore, sarà una persona molto intelligente, molto importante, avrà molto influsso nella società… ma io penso che nel suo cuore non è felice."

Poi è la volta di una donna sposata con un italiano, cattolico, e vorrebbe partecipare con il marito alla cena del Signore. Il Papa scherza (“Ho paura di parlare davanti a un teologo con il Cardinal Kasper”) e afferma: “La cena del Signore ci sarà, il banchetto finale nella Nuova Gerusalemme ci sarà! Ma questo sarà l’ultimo! Nel cammino mi domando, e non so come rispondere… condividere la Cena del Signore è il fine di un cammino o è il viatico per camminare insieme? Lascio la domanda ai teologi e a quelli che capiscono. È vero che in certo senso condividere e dire che non ci sono differenze tra noi, che abbiamo la stessa dottrina (sottolineo la parola dottrina, parola difficile da capire)… ma io mi domando: ma non abbiamo lo stesso Battesimo? E se abbiamo lo stesso Battesimo, dobbiamo camminare insieme.” E continua: “Quando lei e suo marito pregate insieme, quel Battesimo cresce, diviene forte.” Il Papa accenna alle spiegazioni, interpretazioni che dividono e impediscono l'accesso alla Comunione. Ma - aggiunge - “la vita è più grande delle spiegazioni e delle interpretazioni… fate sempre riferimento al Battesimo. Una fede, un battesimo, un Signore, così dice Paolo… e di là prendete le conseguenze. Non oso dire di più.”

La terza domanda invece riguarda la possibilità dei cristiani di non far rassegnare le persone, di non far loro erigere muri, e si basa su un progetto di sostegno a 80 madri rifugiate (il progetto Orsacchiotto) portato avanti nella comunità luterana di Roma.

Risponde il Papa: “Il muro è il monumento all’esclusione. Anche noi nella nostra vita interiore quante volte le ricchezze la vanità l’orgoglio diventano un muro davanti al Signore… ci allontanano dal Signore. Per me la parola che mi viene adesso, un po’ spontanea… è quella di Gesù: come fare per non fare muri? Servizio. Fate l’ultimo. Lava i piedi. Lui ti ha dato esempio. Servizio agli altri. Servizio ai fratelli, alle sorelle. Servizio ai più bisognosi.”

Quindi, inizia la funzione. Il brano del Vangelo scelto è quello che Papa Francesco cita sempre e che definisce “il protocollo sul quale saremo giudicati:” Matteo 25,31 ovvero il brano in cui Gesù afferma che ogni cosa sarà fatta ai piccolo (affamati, assetati, forestieri) sarà come fosse fatta a lui. Papa Francesco aveva preparato un discorso, in cui lanciava la sua idea di dialogo ecumenico che “non può che partire dalle preoccupazioni e dai problemi dell’uomo di oggi," delineando il trittico del dialogo che è preghiera, diaconato per i poveri, e dialogo teologico. Ma il Papa non pronuncia il discorso, e commenta il Vangelo a braccio.

Papa Francesco parla delle scelte di Gesù, i discepoli, gli ammalati. Ricorda che c’era una folla che lo seguiva per ascoltare, “perché parlava come uno che ha autorità, non come i loro dottori della legge, che si pavoneggiavano.” Gesù faceva anche “delle correzioni,” sceglie “i momenti, sceglie le persone.,” va a riprendere la percorella smarrita senza fare calcoli. Ma – ammonisce il Papa – l’ultima scelta sarà definitiva.

“Quali saranno le domande che il Signore ci farà quel giorno? Sei andato a Messa? Hai fatto una buona catechesi? No. Le domande sono sui poveri. Perché la povertà è al centro del Vangelo. Lui essendo ricco si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà. Lui non ritiene privilegio di essere come Dio, ma si è annientato fino alla fine, fino alla morte di croce. È la scelta del servizio. La scelta la farà su quello: tu la tua vita l’hai usata per te o per servire? Per difenderti dagli altri con i muri o per accoglierti con amore? E questa sarà l’ultima scelta di Gesù.”

Si chiede il Papa: “Ma noi, luterani e cattolici, da quale parte saremo? A destra o a sinistra? Ma ci sono stati tempi brutti fra noi… pensate alle persecuzioni fra noi, con lo stesso Battesimo… pensate a tanti bruciati vivi… dobbiamo chiederci perdono di questo, dello scandalo della divisione. Perché tutti, luterani e cattolici, siamo in questa scelta. Non altra scelta. In questa scelta. La scelta del servizio come lui ci ha indicato essendo il servo del Signore.”

Papa Francesco dice che gli piace chiedere che il Signore sia il servo dell’unità. “Oggi abbiamo pregato insieme. Pregare insieme, lavorare insieme per i poveri e per i bisognosi. Amarci insieme. Di vero amore… ma padre, siamo diversi, perché i nostri libri dogmatici dicono una cosa e i vostri dicono l’altro… ma un grande vostro ha detto una volta che c’è l’ora della diversità riconciliata”:

Conclude il Papa: “Il Signore ci dia la grazia della diversità riconciliata del Signore, di quel servo di Jahvè che è venuto per servire.”

Quindi, il momento dei regali: una corona d’Avvento, fatta di rami di abete, e un cartellone disegnato dai bambini della comunità, con tutte le loro impronte. 

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