Papa Francesco ai nativi americani: “Arrivederci in Canada. Spero di venire per Sant’Anna"

Nell’incontro finale con i nativi americani sopravvissuti alle scuole residenziali, Papa Francesco annuncia il prossimo viaggio nei loro territori nativi. E chiede perdono per gli abusi

Papa Francesco incontra i nativi americani sopravvissuti alle scuole residenziali
Foto: Vatican Media / YouTube
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Sarà intorno ai giorni di Sant’Anna, che si celebra il 26 luglio, che Papa Francesco farà il viaggio in Canada per visitare i nativi americani nei loro territori e chiedere perdono per i drammi successi nelle scuole residenziali. Lo lascia intendere lo stesso Papa Francesco, nell’udienza finale concessa ai gruppi di nativi americani che da lunedì si sono succeduti in un dialogo con il Papa. Sant’Anna, perché proprio per Sant’Anna c’è una certa devozione. Sant’Anna, per superare il dolore e la vergogna per gli abusi, e guardare al futuro.

Dopo un momento di preghiera iniziale, Papa Francesco sottolinea di essere stato colpito dalla preghiera dei nativi americani, in particolare dalla saggezza che chiede di pensare ad una azione non nel presente, ma nella prospettiva di sette generazioni, perché “il legame tra gli anziani e i giovani è indispensabile, va coltivato e custodito perché permette di non vanificare la memoria e di non smarrire l’identità, e quando si salvaguardano la memoria e l’identità migliora l’umanità”.

E poi, Papa Francesco ama che i nativi americani si siano considerati come rami di un albero, che hanno radici profonde, i cui frutti sono “ la cura per il territorio, inteso non come un ben e da sfruttare ma come un dono dal cielo, che custodisce la memoria degli antenati che vi riposano ed è uno spazio vitale, in cui cogliere relazioni con specie viventi e con casa comune che abitiamo, e ciò vi porta a cercare autonomia interiore ed esteriore, a nutrire amore per la famiglia”.

Ma questo albero che porta frutto “ ha subito una tragedia, quella dello sradicamento, la catena che ha tramandato conoscenze è stata spezzata dalla colonizzazione che senza rispetto ha strappato voi dall’ambiente vitale e ha provato a uniformarvi ad un’altra identità”.

Nota Papa Francesco: “Così la vostra cultura e la vostra identità sono state ferite, molte famigli separate”, e i figli sono state vittime dell’idea che “il progresso avvenga per colonizzazione ideologica. È qualcosa che purtroppo avviene anche oggi a vari livelli. Quante colonizzazioni politiche economiche ci sono nel mondo, sospinte dalla verità e dalla sete di profitto, incuranti delle storie e delle tradizioni. È purtroppo ancora molto diffusa questa mentalità coloniale”.

Papa Francesco ricorda che durante gli incontri ha potuto “toccare con mano sofferenze, privazioni, trattamenti discriminatorie e varie forme di abuso subite da voi, in particolare nelle scuole residenziali” e definisce “agghiacciante l’idea di troncare le radici con tutte le conseguenze personali e sociali che ciò ha comportato e continua a comportare, in quelli che sono diventati traumi intergenerazionali”.

Sono situazioni che suscitano al Papa “indignazione e vergogna. Indignazione perché è ingiusto accettare il male”, poiché “senza impegno ad imparare dagli errori i problemi non si risolvono e ritornano. Lo vediamo in questi giorni a proposito della guerra”.

E poi vergogna “per il ruolo che diversi cattolici, in particolari responsabilità educative, hanno avuto in tutto quello che vi ha ferito, negli abusi e nella mancanza di rispetto verso la vostra identità, la vostra cultura e i valori spirituali. Tutto ciò è contrario al Vangelo di Gesù”.

Papa Francesco chiede “perdono a Dio per la deplorevole condotta di quei membri della Chiesa cattolica e sono molto addolorato e mi unisco ai vescovi canadesi nel chiedervi scusa”.

È evidente – continua Papa Francesco “che non si possono trasmettere i contenuti della fede in un modo contrario alla fede stessa. È terribile quando in nome della fede si rende una contro-testimonianza del Vangelo.

Il Papa poi ricorda anche i credenti che hanno evangelizzato e che “in nome della fede e con rispetto hanno arricchito la vostra storia con il Vangelo. Mi dà gioia pensare alla venerazione che si è diffusa tra voi nei confronti di Sant’Anna. Quest’anno vorrei essere con voi in quei giorni”.

Il Papa ringrazia anche l’impegno dei vescovi del Canada, sottolinea che “un efficace risanamento richiede azioni concrete, e incoraggio vescovi e cattolici a prendere passi per promuovere la guarigione delle ferite e la riconciliazione. Passi di un cammino che permetta di rivitalizzare la vostra cultura”.

Conclude Papa Francesco: “Vorrei dirvi che la Chiesa sta dalla vostra parte e vuole continuare a camminare con voi, il dialogo è la chiave per condividere e i vescovi del Canada hanno preso questa strada”. E conclude ribandendo la volontà di visitare i territori natii, “in estate”. Il viaggio non è ancora annunciato, ma il Papa, come fa sempre, ha anticipato tutti.

Gli incontri

Da lunedì, Papa Francesco ha incontrato vari gruppi di esponenti delle prime nazioni, con conversazioni personali in gruppi durate tutte circa un’ora e rimaste private. I nativi americani hanno parlato di un percorso fatto di “verità, giustizia, guarigione e riconciliazione”, le parole che avrebbe detto loro Papa Francesco.

Sono arrivati 32 indigeni anziani, quindi circa 10 delegati dei Méetis e 8 degli Inuit. L’udienza pubblica di oggi punta a terminare il percorso di guarigione del Papa, che già ha fatto sapere di voler visitare il Canada.

La storia

Ma perché i nativi americani sono venuti in udienza dal Papa? Sono i sopravvissuti, o figli di sopravvissuti delle scuole residenziali, vale a dire scuole del XIX secolo a volte affidate a religiosi intorno alle quali si sono trovate tombe di massa, a riprova dei maltrattamenti subiti dagli indigeni.

Prima di tutto, un po’ di storia. Per fare luce sulla questione delle scuole residenziali, era stata stabilita una commissione “Verità e Riconciliazione”; la quale aveva terminato il lavoro nel 2015, definendo 94 “call for action” che includevano una richiesta di scuse da parte della Chiesa cattolica. Le “scuole residenziali” sono istituti gestiti da Chiese cristiane dove – a partire dalla metà dell’Ottocento e per quasi tutto il XX secolo – il governo federale trasformò forzatamente 150 mila bambini delle tribù native. Sono almeno 6 mila i bambini morti in queste strutture, in cui si cercava di assimilare forzatamente i bambini allo Stato.

Le violenze sono state anche di più, se si considera che da allora ad oggi sono stati risarciti oltre 64 mila nativi, ma sono stati in 92 mila a chiedere il compenso. Lo Stato canadese ha fatto formali scuse nel momento in ci ha istituito la Commissione.

L’ultima delle scuole residenziali è stata chiusa nel 1996, e la “pagina nera” della storia canadese ha chiamato in causa anche la Chiesa cattolica, che gestiva molte di queste strutture. Da notare che  il rapporto denunciava il governo, e non la Chiesa, per aver portato avanti una politica di “genocidio culturale”.

 Nel 2009 in Vaticano era già avvenuto un incontro tra papa Benedetto XVI e il “Grande capo” dell'Assemblea dei nativi del Canada, Phil Fontaine, organizzato dall'allora presidente della Conferenza episcopale canadese, monsignor James Weisgerber. Benedetto XVI manifestò “il suo dolore e l’angoscia causata dalla deplorevole condotta di alcuni membri della Chiesa”, aggiungendo che “atti di abuso non possono mai essere tollerati dalla società”.

Papa Francesco è arrivato a chiedere scusa al termine dell’Angelus del 6 giugno dopo gli ultimi ritrovamenti di tombe di massa, mentre l’1 luglio è stato annunciato che Papa Francesco avrebbe incontrato dei leader indigeni tra il 17 e il 20 dicembre.

La questione delle scuole residenziali di Kamloops

Il ritrovamento delle tombe di massa a Kamloops aveva suscitato la reazione del Papa e la richiesta di perdono, anche di fronte ad una montante opinione pubblica. Tanto che la Canadian Press, l’associazione stampa canadese, ha onorato i bambini delle scuole residenziali come “Persona dell’Anno 2021”. Addirittura il premier Justin Trudeau era arrivato a riferirsi a “un periodo oscuro e vergognoso della storia del Canada”, e il primo ministro di British Columbia, lo Stato dove si trova la scuola, aveva detto di essere “inorriditi e con il cuore spezzato” di aver saputo del sito dove, si diceva, sarebbero stati seppelliti 215 bambini.

Una grande campagna mediatica, che ha portato anche a degli episodi violenti di cancel culture, con la statua della Regina Vittoria buttata giù, altre statue vandalizzate, chiese bruciate e messe sotto attacco.

La notizia aveva portato anche l’Alto Commissario ONU per le Nazioni Unite a descrivere la situazione come “una violazione dei diritti umani su larga scala”, e si era chiesto alle autorità canadesi e la Chiesa cattolica di portare avanti una “investigazione profonda”. Mentre i vescovi canadesi hanno stanziato 30 milioni di dollari canadesi per le compensazioni alle vittime, il governo canadese è arrivato a stanziare 27 milioni di dollari per l’identificazione delle vittime.

Eppure, fino ad oggi non si è trovata traccia di sepolture di massa di bambini, quanto piuttosto sepolture di bambini secondo riti cattolici, e ci sono foto che lo provano, mentre si è calcolato che il tasso di mortalità nelle scuole residenziali era in realtà compatibile con il tasso di mortalità in Canada del tempo.

L’invito di Trudeau

La questione è sicuramente di non semplice definizione, e c’è bisogno di ulteriori indagini, evitando ogni sensazionalismo, ma guardando alle cifre. Va sempre considerato che la richiesta di perdono di Benedetto XVI era stata considerata soddisfacente, fino agli ultimi casi meditatici. Il premier Trudeau ne aveva comunque parlato con il Papa durante il suo incontro con Papa Francesco nel 2017.

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