Papa Francesco ai nuovi ambasciatori: “La pandemia sta aggravando le disuguaglianze”

Il Papa riceve le lettere credenziali di un gruppo di ambasciatori non residenti. Provengono da Giordania, Kazakhstan, Zambia, Mauritania, Uzbekistan, Madagascar, Estonia, Ruanda, Danimarca e India

Papa Francesco riceve un gruppo di ambasciatori per le presentazione delle lettere credenziali nel 2019
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Dall’Asia alla Scandinavia, dall’Africa al Medioriente, è un gruppo nutrito di ambasciatori non residenti presso la Santa Sede quello che oggi ha presentato le lettere credenziali a Papa Francesco. A loro, il Papa non ha nascosto che la loro missione “inizia in un periodo di grande sfida per l’intera famiglia umana”, ma anche che “oggi più che mai, il nostro mondo sempre più globalizzato richiede urgentemente un dialogo e una collaborazione sinceri e rispettosi, capaci di unirci nell’affrontare le gravi minacce che incombono sul nostro pianeta e ipotecano il futuro delle giovani generazioni”.

Tra i nuovi ambasciatori, c’è il rappresentante dell’India, lì dove i cattolici vivono spesso discriminati a causa di un processo di “hinduizzazione” che a volte diventa persino violento. C’è la Mauritania, uno degli ultimi Stati ad aggiungersi all’estesa rete diplomatica della Santa Sede. C’è il Kazakhstan con cui la Santa Sede ha firmato di recente un protocollo di intesa per la cooperazione in iniziative di dialogo interreligioso. C’è il Madagascar, che Papa Francesco ha visitato nel 2019 in uno dei suoi ultimi viaggi prima della pandemia. Ma c’è anche la Giordania laboratorio del dialogo interreligioso, l’Estonia che il Papa conosce bene e dove c’è la più antica amministrazione apostolica del mondo, il Ruanda che ha visto creare da Papa Francesco il suo primo cardinale, lo Zambia, l’Uzebkistan e la Danimarca.

In fondo, una panoramica di molti problemi del mondo, cui il Papa offre il supporto della Santa Sede, perché – spiega – “la presenza della Santa Sede nella comunità internazionale si pone al servizio del bene comune globale, richiamando l’attenzione sugli aspetti antropologici, etici e religiosi delle varie questioni che riguardano la vita delle persone, dei popoli e di intere nazioni”.

La pandemia, dice il Papa, non ha fatto che accrescere le difficoltà di un anno che già si sapeva “caratterizzato da urgenti necessità umanitarie, dovute a conflitti, violenza e terrorismo in diverse parti del mondo”, dato che “le crisi economiche stanno causando fame e migrazioni di massa, mentre il cambiamento climatico aumenta il rischio di disastri naturali, carestie e siccità”.

In tutto questo, “la pandemia sta aggravando le disuguaglianze già presenti nelle nostre società”, rischiando di far trascurare “i poveri e più vulnerabili dei nostri fratelli rischiano di essere trascurati, esclusi e dimenticati”.

Papa Francesco auspica che “la vostra attività diplomatica come rappresentanti delle vostre nazioni presso la Santa Sede favorisca la cultura dell’incontro necessaria per superare le differenze e le divisioni che così spesso ostacolano la realizzazione degli alti ideali e degli obiettivi proposti dalla comunità internazionale”.

Il Papa sottolinea dunque che “ognuno di noi è invitato, infatti, a operare quotidianamente per la costruzione di un mondo sempre più giusto, fraterno e unito”.

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