Papa Francesco alla COPE: dalla crisi in Afghanistan ai prossimi viaggi

Intervista a tutto campo di Papa Francesco alla COPE, la radio della Conferenza Episcopale Spagnola. Una ora in cui guarda ai prossimi viaggi, traccia un bilancio del pontificato, si esprime sulla crisi afghana e su quella migratoria, fino ai processi in

Papa Francesco durane l'intervista con Carlos Herrera della COPE
Foto: COPE.es
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Papa Francesco non programma di andare in Spagna nel prossimo futuro. Se toccherà il suolo spagnolo, sarà per celebrare il Giubileo di Santiago, ma “andrà a Santiago, non in Spagna”. Il Papa lo specifica chiaramente in una intervista alla COPE, la radio della Conferenza Episcopale la spagnola. Nel primo dialogo pubblico dopo la pandemia, Papa Francesco risponde per una ora a domande a tutto campo. Non parla solo dei prossimi viaggi, ma anche della riforma della Curia che, sottolinea, “non va a cambiare niente”; della situazione in Afghanistan, che necessita anche “delle preghiere speciali”; della lotta alla pedofilia e della crisi migratoria; della legge sull’eutanasia in Spagna e anche della stagione dei processi in Vaticano.

La programmazione dei viaggi è interessante, perché dice anche come il Papa si percepisce con la sua salute. Papa Francesco afferma che è in programma che lui vada a Glasgow per il COP26 (l’incontro ONU sul clima) il prossimo novembre, e che già sta lavorando al discorso, ma che dipenderà da come si sente. Quindi, sottolinea che la sua preferenza è per Paesi piccoli in Europa, e che anche il suo viaggio a Strasburgo era un viaggio alle istituzioni europee, e non in Francia. Dunque, il programma prevede successivamente un viaggio in Grecia, Cipro, Malta (da Cipro hanno già annunciato che attendono il Papa il prossimo 3 dicembre). Se si deciderà di andare a Santiago per il Giubileo, sarà solo per quella circostanza, ma di certo non ci saranno Paesi europei grandi. Ed anche per quanto riguarda l’Ungheria, Papa Francesco mette bene in chiaro che si tratta di un viaggio al Congresso Eucaristico, che nemmeno andrà in centro di Budapes, e che riceverà le autorità, ma nemmeno sa con esattezza con chi andrà a parlare (e dicendo così dribbla la domanda sulle possibili divergenze di vedute con il premier ungherese Viktor Orban).

Parlando della situazione in Afghanistan, Papa Francesco non entra nei dettagli della situazione. Si dice semplicemente che la Segreteria di Stato sta dando aiuto o “offrendo aiuto”, e che lui come pastore deve “chiamare i cristiani ad una preghiera speciale” in questo momento storico in cui si vive in “un mondo di guerre”, come anche quella in Yemen. Papa Francesco loda anche le parole della Cancelliera tedesca Angela Merkel (a lei le attribuisce il Papa, ma sono in realtà parole del presidente russo Vladimir Putin) sulla necessità di dover smettere di costruire la democrazia senza ignorare la tradizione dei popoli.

Capitolo riforma della Curia. Papa Francesco sottolinea di essere stato colto di sorpresa dall’elezione, ma che allo stesso tempo la sua opera di riforma è semplicemente la messa in pratica di quanto i cardinali hanno detto alle Congregazioni Generali, le riunioni del Conclave. Sottolinea che la nuova costituzione apostolica “non avrà niente di nuovo”, e che anzi tutti i cambiamenti già annunciati resteranno tali. E che il suo programma di governo, la esortazione Evangelii Gaudium, nasceva proprio dalle esigenze espresse dai cardinali nel pre-conclave. Il Papa ricorda anche che nell’Evangelii Gaudium si chiede una “riforma seria della predicazione”, perché “alcuni fanno sorbire ai fedeli ampie lezioni di teologia, filosofia e moralismo”.

Papa Francesco si sofferma sugli scandali vaticani e sui prossimi processi. Rivendica il lavoro di riforma giudiziaria, inclusa la riforma che prevede che i cardinali siano processati dal tribunale ordinario, e sottolinea che il processo in corso che vede imputato anche il Cardinale Angelo Becciu è nato dalla denuncia di due persone – affermando comunque di sperare nella innocenza del Cardinale Becciu, per il quale ha parole di stima.

Papa Francesco spiega anche la ratio dietro la Traditiones Custodes, che ha posto forti limiti alla celebrazione della Messa con il rito tradizionale concessa da Benedetto XVI con la Summorum Ponttificum. Il Papa loda la scelta di Benedetto XVI e Giovanni Paolo II di liberalizzare il rito antico, ma dice che, dopo 13 anni, c’era bisogno di fare una valutazione, e dalla valutazione si è notato che una scelta “pastorale era diventata ideologia”, e c’era dunque bisogno di “reagire con norme chiare”, che “ponessero un limite a coloro che stavano vivendo questa esperienza”, perché sembrava fosse di moda.

Rispondendo ad una domanda sulla contestata legge sull’eutanasia in Spagna, Papa Francesco denuncia ancora una volta la cultura dello scarto. E allarga lo sguardo, affrontando anche alla questione dell’aborto. “Non mi piace entrare in discussioni come ‘si può fino a quello o a quell’altro punto’, però dico: alcuni manuali di embriologia che danno allo studente di medicina nelle Facoltà dicono che alla terza settimana dal concepimento, a volte anche prima che la madre si renda conto di essere incinta, già sono delineati gli organi degli embrioni. È una vita. Una vita umana. Alcuni dicono: ‘Non è persona’. È una vita umana. E dunque, davanti ad una vita umana, mi faccio due domande”.

Parlando dei migranti, il Papa ribadisce la linea di “accogliere, proteggere, promuovere e integrare”, sottolineando soprattutto la necessità dell’integrazione. Sulla Cina, Papa Francesco si dice convinto della necessità di portare avanti il dialogo, anche a costo di rimanere delusi.

In generale, il Papa dice di stare bene, di poter mangiare tutto dopo l’operazione all’intestino e di essere comunque nella fase post-operatoria. E nega con forza ogni ipotesi di dimissioni.

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