Papa Francesco all’Angelus: “Lo Spirito Santo non vuole chiusure, ma aperture”

Commentando il Vangelo prima della preghiera dell’Angelus, Papa Francesco sottolinea la necessità di aprirsi, per evitare il rischio di essere “inflessibili verso gli altri e indulgenti verso di noi

Un Angelus di Papa Francesco
Foto: Archivio ACI Group
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Commentando il Vangelo di oggi, in cui Gesù rimprovera i discepoli che hanno impedito ad uomo di scacciare i demoni in nome suo, Papa Francesco mete in guardia dalla “tentazione della chiusura”, perché “ogni chiusura fa tenere a distanza chi non la pensa come lui”. Alla fine della preghiera dell'Angelus, Papa Francesco ricorda anche che oggi è la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, e invita a costruire un mondo "sempre più inclusivo". 

Giornata nuvolosa, a Roma, ma questo non impedisce a qualche centinaio di fedeli (tra loro, diverse comunità etniche) di riunirsi in piazza San Pietro per ascoltare le parole di Papa Francesco. Questi, come di consueto, commenta il Vangelo del giorno, e ricorda che Gesù invita i discepoli, che pensavano di avere “l’esclusiva di Gesù”, a non ostacolare piuttosto chi si adopera nel bene, perché concorre a realizzare il progetto di Dio. Gesù, ricorda Papa Francesco, “ammonisce: invece di dividere le persone in buone e cattive, tutti siamo chiamati a vigilare sul nostro cuore, perché non ci succeda di soccombere al male e di dare scandalo agli altri”.

Con queste parole, Gesù svela la tentazione della chiusura, che porta i discepoli a sentirsi “prediletti” e a considerare “gli altri come estranei, fino a diventare ostili nei loro confronti”.

Commenta Papa Francesco: “Questo – lo sappiamo – è la radice di tanti grandi mali della storia: dell’assolutismo che spesso ha generato dittature e di tante violenze nei confronti di chi è diverso”.

Papa Francesco invita a “vigilare sulla chiusura nella Chiesa”, diffusa dal diavolo che “tenta con furbizia”, e può succedere “come a quei discepoli che arrivano ad escludere persino chi aveva cacciato il diavolo stesso”.

Il Papa sottolinea che a volte “anche noi, invece di essere comunità umili ed aperte” diamo l’impressione di fare “i primi della classe e tenere gli altri a distanza”, esibendo la nostra “patente di credenti per giudicare ed escludere”. E per questo Papa Francesco chiede “la grazia di superare la tentazione di giudicare e di catalogare”, di essere preservati “dalla mentalità del nido” di “custodirci gelosamente nel piccolo gruppo di chi si ritiene buono: il prete con i suoi fedelissimi, gli operatori pastorali chiusi tra di loro perché nessuno si infiltri, i movimenti e le associazioni nel proprio carisma particolare, e così via”.

È questo, dice il Papa, che rischia di fare “delle comunità cristiane dei luoghi di separazione e non di comunione”. Ma – rimarca Papa Francesco – “lo Spirito Santo non vuole chiusure. Vuole apertura, comunità accoglienti dove ci sia posto per tutti”. Il rischio è “di essere inflessibili verso gli altri e indulgenti verso di noi”, ma ci sono le parole di Gesù, che addirittura invita a cavarsi l’occhio che crea scandalo, perché “Gesù è radicale, esigente, ma per il nostro bene, come un bravo medico. Ogni taglio, ogni potatura, è per crescere meglio e portare frutto nell’amore”.

Invita Papa Francesco: “Chiediamoci allora: cosa c’è in me che contrasta col Vangelo? Che cosa, concretamente, Gesù vuole che io tagli nella mia vita?”

Dopo l’Angelus, papa Francesco ricorda che oggi si celebra la giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, che quest’anno ha per tema: “Verso un noi sempre più grande”. “È necessario – dice Papa Francesco - camminare insieme, senza pregiudizi, senza paure, ponendosi accanto a chi è più vulnerabile, migranti, sfollati, rifugiati, vittime della tratta.” Papa Francesco chiede anche di costruire un “mondo sempre più esclusivo”, saluta l’iniziativa CEI di Loreto, le diverse comunità presenti in piazza”.

Papa Francesco invita tutti ad avvicinarsi alla statua della barca con i migranti, che il Papa ha voluto fosse in piazza San Pietro, per vedere “la speranza dei migranti di ricominciare a vivere”, e chiede di non “chiudere le porte alla loro speranza”.

Il Papa esprime anche “solidarietà” a quanti sono stati colpiti dall’eruzione nell’isola di Las Palmas, nelle Canarie, e ricorda la beatificazione oggi a Bologna di don Fornasini, che “non abbandonò il gregge nel tragico periodo della Seconda Guerra Mondiale, ma lo difese fino all’effusione del sangue”.

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