Papa Francesco, Angelus: “I discepoli di Cristo non possono restare schiavi di paure"

Nell’Angelus, Papa Francesco ritorna sul tema del Vangelo del giorno, sottolineando quale è la caratteristica di un vero cristiano

Papa Francesco al termine di una recita dell'Angelus
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Papa Francesco ne è sicuro: è la fede che ci fa “camminare sulle strade tortuose di questo mondo, nella certezza che la forza del suo Spirito piegherà le forze del male, sottoponendole all’amore di Dio”. E l’esempio è quello dei “martiri cristiani dei nostri tempi, i quali, nonostante le persecuzioni, sono uomini e donne di pace”.

Dopo la Messa per la Giornata Mondiale dei poveri, Papa Francesco sale nello studio dell’appartamento papale del Palazzo Apostolico, e si affaccia dalla finestra per la consueta recita dell’Angelus. Il tema è sempre quello del Vangelo del giorno, in cui Gesù preconizza la distruzione del tempio: ne aveva parlato anche nell’omelia.

La distruzione del tempio – afferma Papa Francesco – “è figura non tanto della fine della storia, quanto del fine della storia”, e Gesù la spiega con “una serie di eventi paurosi” durante i quali però “nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto”.

Insomma, si va “da uno sguardo realistico della storia, segnata da calamità e anche da violenza, da traumi che feriscono il creato, nostra casa comune, e anche la famiglia umana che vi abita”, ad una immagine che “riassume l’atteggiamento del cristiano” di fronte alle avversità.

Ed è l’atteggiamento – afferma Papa Francesco – “della speranza in Dio, che consente di non lasciarsi abbattere dai tragici eventi”, che sono invece “occasione di dare testimonianza”.
Papa Francesco spiega che “i discepoli di Cristo non possono restare schiavi di paure e angosce,”, ma sono piuttosto “chiamati ad abitare la storia, ad arginare la forza distruttrice del male, con la certezza che ad accompagnare la sua azione di bene c’è sempre la provvida e rassicurante tenerezza del Signore”.

Le vicende dell’umanità – aggiunge il Papa – si “dipanano sotto lo sguardo misericordioso del Signore, nel loro fluire incerto e nel loro intreccio di bene e di male”, ma “tutto quello che succede è custodito in lui; la nostra vita non si può perdere perché è nelle sue mani”.

Papa Francesco ricorda che “il Signore ci chiama a collaborare nella costruzione della storia, diventando, insieme a lui, operatori di pace e testimoni della speranza in un futuro di salvezza e di resurrezione”. La fede – aggiunge – “ci fa camminare con Gesù sulle strade tortuose di questo mondo, nella certezza che la forza del suo Spirito piegherà le forze del male, sottoponendole al potere dell’amore di Dio”.

Il Papa fa l’esempio di “martiri cristiani dei nostri tempi, i quali, nonostante le persecuzioni, sono uomini e donne di pace”, e sono loro a consegnarci “una eredità da custodire e imitare: il Vangelo dell’amore e della misericordia”.

È il Vangelo dell’amore e della misericordia “il tesoro più prezioso che ci è stato donato e la testimonianza più efficace che possiamo dare ai nostri contemporanei, rispondendo all’odio con l’amore, all’offesa con il perdono”. "Quando riceviamo una offesa, sentiamo dolore, ma dobbiamo perdonare", afferma Papa Francesco

Al termine dell’Angelus, Papa Francesco ricorda la beatificazione di padre Emilio Moscoso, avvenuta ieri a Riobamba, in Ecuador, ucciso nel 1897 durante le persecuzioni contro la Chiesa cattolica. Sottolinea Papa Francesco: “Il suo esempio di religioso umile, apostolo della preghiera ed educatore della gioventù, sostenga il nostro cammino di fede e di testimonianza cristiana”.

Infine, il Papa ricorda la giornata mondiale per i poveri, che si celebra oggi: dopo l’Angelus, sarà con 1500 di loro a pranzo in Aula Paolo VI, per - spiega il Papa - "testimoniare l’attenzione che non deve mai mancare nei confronti di questi nostri fratelli e sorelle". "Ho visto recentemente - chiosa il Pontefice - alcune statistiche di povertà. Fanno soffrire: l'indifferenza della società verso i poveri. Preghiamo".

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