Papa Francesco apre l'archivio di Pio XII:la Chiesa non ha paura della storia, anzi la ama

Papa Pio XII
Foto: Wikipedia
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“La Chiesa non ha paura della storia, anzi, la ama, e vorrebbe amarla di più e meglio, come la ama Dio! Quindi, con la stessa fiducia dei miei Predecessori, apro e affido ai ricercatori questo patrimonio documentario”.

Così Papa Francesco oggi ha chiosato il suo annuncio dell’ apertura il prossimo anno dell’ archivio di Pio XII.

“Ho deciso che l’apertura degli Archivi Vaticani per il Pontificato di Pio XII - ha detto -avverrà il 2 marzo 2020, a un anno esatto di distanza dall’ottantesimo anniversario dell’elezione al Soglio di Pietro di Eugenio Pacelli.

Assumo questa decisione sentito il parere dei miei più stretti Collaboratori, con animo sereno e fiducioso, sicuro che la seria e obiettiva ricerca storica saprà valutare nella sua giusta luce, con appropriata critica, momenti di esaltazione di quel Pontefice e, senza dubbio anche momenti di gravi difficoltà, di tormentate decisioni, di umana e cristiana prudenza, che a taluni poterono apparire reticenza, e che invece furono tentativi, umanamente anche molto combattuti, per tenere accesa, nei periodi di più fitto buio e di crudeltà, la fiammella delle iniziative umanitarie, della nascosta ma attiva diplomazia, della speranza in possibili buone aperture dei cuori”.

Niente di strano e speciale in effetti, l’apertura era largamente prevista da alcuni anni spettava solo al Papa dare il consenso finale come è prassi trattandosi proprio di un archivio del suo predecessore.

Fino ad oggi gli archivi consultabili arrivavano a febbraio del 1939 alla fine del pontificato di Pio XI, immediato predecessore di Pio XII, e come prassi l’apertura di un archivio di stato prevede alcuni decenni di lavoro.

Occasione dell’annuncio l’udienza che Papa Francesco ha concesso  ai Superiori, i dipendenti e i collaboratori dell’Archivio Segreto Vaticano, nella ricorrenza degli ottant’anni dall’elezione a Sommo Pontefice, del Servo di Dio Pio XII.

Un Pontefice, dice Francesco “che si trovò a condurre la Barca di Pietro in un momento fra i più tristi e bui del secolo Ventesimo, agitato e in tanta parte squarciato dall’ultimo conflitto mondiale, con il conseguente periodo di riassetto delle Nazioni e la ricostruzione post­bellica, questa figura è stata già indagata e studiata in tanti suoi aspetti, a volte discussa e perfino criticata, si direbbe con qualche pregiudizio o esagerazione. Oggi essa è opportunamente rivalutata e anzi posta nella giusta luce per le sue poliedriche qualità: pastorali, anzitutto, ma poi teologiche, ascetiche, diplomatiche.”

Papa Francesco ha ricordato che è stato Benedetto XVI nel 2006 a far iniziare il lavoro per  la “inventariazione e preparazione della corposa documentazione prodotta durante il Pontificato di Pio XII, parte della quale fu già resa consultabile dai miei venerati Predecessori San Paolo VI e San Giovanni Paolo II”.

Dodici anni di un lavoro “che si svolge nel silenzio e lontano dai clamori, coltiva la memoria, e in un certo senso mi pare che esso possa essere paragonato alla coltivazione di un maestoso albero, i cui rami sono protesi verso il cielo, ma le cui radici sono solidamente ancorate nella terra”. A salutare il Papa  è stato monsignor José Tolentino de Mendonça con monsignor Sergio Pagano, e il Professor Paolo Vian, neo-Viceprefetto.

L’Archivio Segreto Vaticano è aperto a studiosi qualificati come ogni archivio statale e la definizione di “Segreto” nasce nel ’600  e significa “privato” del papa, che vi esercita in prima persona la suprema ed esclusiva giurisdizione.

I 600 fondi archivistici dell’ Archivio segreto vaticano si estende per 85 km lineari di scaffalature, collocate, fra l’altro, nel Bunker, un locale su due piani, ricavato nel sottosuolo del Cortile della Pigna dei Musei Vaticani.
Fu Leone XIII, nel 1881 il primo Papa ad aprirlo agli studiosi. Dal 1924, è consuetudine che il Papa concede il libero accesso ai documenti “per pontificati”.

In deroga a questa abitudine Paolo VI, fin dalla chiusura dei lavori conciliari nel 1965, rese accessibile agli studiosi l’Archivio del Concilio Vaticano II (1962-1965); Giovanni Paolo II ha aperto alla consultazione il fondo Ufficio Informazioni Vaticano, Prigionieri di Guerra (1939-1947), e, da ultimo sono stati messi a disposizione dei ricercatori il fondo Commissione Centrale per l’Arte Sacra in Italia (1924-1989) e il fondo Censimento degli Archivi Ecclesiastici d’Italia (1942).

Altri archivi vaticani soni già stati aperti da tempo come ad esempio quello dell’ex Sant’ Uffizio, oggi Congregazione per la Dottrina della Fede.

 

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