Papa Francesco, combattere la tentazione di ricercare la gloria senza passare dalla croce

L'omelia nella celebrazione dei 400 anni della canonizzazione di Ignazio, Francesco Saverio, Filippo Neri, Tersa d' Avila e Isidoro agricoltore

Papa Francesco alla chiesa del Gesù
Foto: Vatican Media
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Tre verbi per spiegare la Trasfigurazione, il brano del Vangelo letto nella messa cui ha presenziato  Papa Francesco  alla chiesa del Gesù in occasione del l IV centenario della Canonizzazione dei Santi Isidoro l’Agricoltore, Ignazio di Loyola, Francesco Saverio, Teresa di Gesù e Filippo Neri. 

Prendere con sé: “Gesù ha fatto con noi come con Pietro, Giacomo e Giovanni: ci ha chiamati per nome e ci ha presi con sé” per portarci al suo monte santo. “Allora, quando proviamo amarezze e delusioni, quando ci sentiamo sminuiti o incompresi, non perdiamoci in rimpianti e nostalgie. Sono tentazioni che paralizzano il cammino, sentieri che non portano da nessuna parte. Prendiamo invece in mano la nostra vita a partire dalla grazia. E accogliamo il regalo di vivere ogni giorno come un tratto di strada verso la meta”.

E i discepoli sono una comunità. “La nostra chiamata è radicata nella comunione. Per ripartire ogni giorno, oltre al mistero della nostra elezione, occorre far rivivere la grazia di essere stati presi nella Chiesa, nostra santa Madre gerarchica, e per la Chiesa, nostra sposa. Siamo di Gesù, e lo siamo come Compagnia” dice rivolto ai gesuiti ai quali chiedi di custodire la comunione senza inseguire successi personali o cordate. “Non lasciamoci - dice il Papa- risucchiare dal clericalismo che irrigidisce e dalle ideologie che dividono.

C’è poi il verbo salire: “Per seguire Gesù bisogna dunque lasciare le pianure della mediocrità e le discese della comodità; bisogna lasciare le proprie abitudini rassicuranti per compiere un movimento di esodo”. Bisogna combattere la tentazione mondana di “ricercare la gloria senza passare dalla croce”.

E ai gesuiti dice: “l’uscita e la salita seguono un percorso specifico, che il monte ben simboleggia” in quel confine dove “l’uomo “affronta” Dio con fatica” E “mentre il nemico della natura umana vuole convincerci a tornare sempre sugli stessi passi, quelli della ripetitività sterile, della comodità, del già visto, lo Spirito suggerisce aperture, dà pace senza lasciare mai in pace, invia i discepoli agli estremi confini”. Il pensiero va a Francesco Saverio.  E aggiunge. Bisogna lottare per difendere la consacrazione al Signore. “Per chi segue Gesù - dice il Papa- non è tempo di dormire, di lasciarsi narcotizzare l’anima, di farsi anestetizzare dal clima consumistico e individualistico di oggi, per cui la vita va bene se va bene a me; per cui si parla e si teorizza, ma si perde di vista la carne dei fratelli, la concretezza del Vangelo”. E il riferimento è a Santa Teresa  che “ci aiuti a uscire da noi stessi e a salire sul monte con Gesù, per accorgerci che Lui si rivela anche attraverso le piaghe dei fratelli, le fatiche dell’umanità, i segni dei tempi”.

E infine la preghiera: “Chiediamoci, magari dopo tanti anni di ministero, che cos’è oggi per noi pregare”. Il Papa mette come fa spesso in guardia dalla abitudine che porta a credere “che la preghiera non trasformi l’uomo e la storia. Invece pregare è trasformare la realtà” è “portare il palpito della cronaca a Dio perché il suo sguardo si spalanchi sulla storia”. E “se la preghiera è viva, “scardina dentro”.  E aggiunge: come stiamo portando nelle preghiera la guerra in corso? E così il ricordo è quello di San Filippo Neri, cui la preghiera “dilatava il cuore e gli faceva aprire le porte ai ragazzi di strada. O a Sant’Isidoro, che pregava nei campi e portava il lavoro agricolo nella preghiera”.

Conclude il Papa: “Prendere in mano ogni giorno la nostra chiamata personale e la nostra storia comunitaria; salire verso i confini indicati da Dio uscendo da noi stessi; pregare per trasformare il mondo in cui siamo immersi”. Infine Gesù resta solo. “mentre tutto era passato ed echeggiava solo “il testamento” del Padre: «Ascoltatelo»”.

Dice il Papa: “ Siamo spesso tentati, nella Chiesa e nel mondo, nella spiritualità come nella società, di far diventare primari tanti bisogni secondari. Rischiamo, in altre parole, di concentrarci su usi, abitudini e tradizioni che fissano il cuore su ciò che passa e fanno dimenticare quel che resta. Quanto è importante lavorare sul cuore, perché sappia distinguere ciò che è secondo Dio, e rimane, da quello che è secondo il mondo, e passa!”.  Affidando i gesuiti a Sant’ Ignazio conclude con in frase di Pietro Favre. “tutto il bene che si possa realizzare, pensare od organizzare, si faccia con buon spirito e non con quello cattivo”. 

Domani domenica 13 marzo gli Oratoriani celebrano la canonizzazione di San Filippo Neri con una messa solenne alle 19 nella chiesa di Santa Maria in Vallicella a Roma.

Sempre domani ma ad Avila nel convento della Santa si svolgono le celebrazioni per Santa Tersa D'Avila di cui si apre un anno santo straordinario. 

Sant' Isidoro è uno dei patroni di Madrid dove sono le sue spoglie nella Collegiata che porta il suo nome, antica cattedrale di Madrid, ha ricoperto questa funzione fino al termine dei lavori nella cattedrale dell’Almudena. L'altare maggiore custodisce il sepolcro di Sant’Isidoro, patrono della città.

La chiesa, situata nel quartiere di La Latina, fu progettata attorno al 1620 dal gesuita Pedro Sánchez, sul modello della Chiesa del Gesù a Roma. 

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