Papa Francesco, comincia a delinearsi il viaggio in Giappone

Papa Francesco scende dalla scaletta dell'aereo durante uno dei suoi viaggi internazionali
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Niente è ancora ufficiale, e ogni annuncio è prematuro. Ma in Giappone, i grandi preparativi per la visita di Papa Francesco sono già cominciati. Tutto, ovviamente, a livello informale. I vescovi della Conferenza Episcopale ne hanno parlato informalmente la scorsa settimana, durante la loro assemblea generale, e hanno cominciato a pensare a un primo programma. Che sarebbe di quattro giorni, con visite a Tokyo e Nagasaki e forse a Hiroshima. 

Tutto deve ancora essere definito, comunque, e i vescovi hanno preparato un primo comitato preparatore della visita.

Che il Papa sarebbe andato in Giappone lo aveva detto lui stesso ad una giornalista giapponese, nel volo verso Panama. E la data probabile era subito stata novembre, e probabilmente la fine di novembre. Perché sarà allora che sarà finita la complessa procedura di intronizzazione del nuovo imperatore del Giappone.

Nel 2016, l’imperatore Akihito aveva annunciato al Parlamento la sua decisione di abdicare, e questo aveva portato ad una legge ad personam e a complesse procedure. Il 30 aprile, l’abdicazione sarà conclusa, e l’1 maggio il figlio Naruhito comincerà la sua era, la Hiro, con una tradizionale cerimonia di Stato che è solo il primo di una serie di appuntamenti rituali gestiti dal governo. Ad ottobre, si terrà la cerimonia Soku, vale a dire l’intronazione e la presentazione ufficiale dell’imperatore al popolo e ai rappresentati diplomatici accreditati a Tokyo, mentre intorno alla metà di novembre si terrà la Festa del Grande Ringraziamento (Daijosai) con lo scopo di rinsaldare il legame dell’imperatore con la dea Amaterasu, da cui la leggenda narra discenda la famiglia reale.

Dunque, sarà solo a novembre che tutto potrà essere pronto per una visita di Papa Francesco.

Ma non è che il Giappone sia stato guardare. Anche una visita papale deve essere bene organizzata. Lo scorso 24 novembre, è stato in Vaticano il ministro degli Esteri giapponese Taro Kano e si è incontrato con l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, ministro vaticano per i Rapporti con gli Stati. Era la sua prima visita da quando ha preso l’incarico di ministro degli Esteri nell’agosto 2017. I media giapponesi hanno parlato di un incontro di circa 40 minuti, durante i quali il ministro degli esteri del Sol Levante ha accolto con favore l’intenzione di Papa Francesco di visitare il Giappone, ha detto che “il Giappone non lesinerà alcuno sforzo”, e ha detto che la collaborazione per la prossima visita sarà svolta attraverso canali diplomatici. Prima, Kono aveva anche incontrato per circa 15 minuti il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano.

Lo scorso 17 dicembre, Papa Francesco aveva ricevuto in udienza il Cardinale Thomas Manyo Maeda, arcivescovo di Osaka, e questi aveva dichiarato che il Papa gli aveva detto di voler visitare le città di Hiroshima e Nagasaki. C’era, alla riunione anche l’arcivescovo di Nagasaki Joseph Mitsuaki Takami.

Le discussioni sul programma del viaggio sono state molte. In Giappone, si è parlato anche di una possibile visita di Papa Francesco a Fukushima, lì dove è avvenuto un disastro nucleare l’11 marzo 2011 cominciato con uno tsunami. Ma questo passaggio sembra invece non avverrà, almeno dalle indiscrezioni che provengono dalla Conferenza Episcopale Giapponese.

Di certo, ci sarà un appello per il disarmo nucleare proprio da Hiroshima e Nagasaki, le uniche due città al mondo colpite da una bomba. E particolarmente significativa sarà la tappa a Nagasaki, la città più cattolica del Giappone, da dove proviene il Cardinale Maeda, ma anche dove si rifugiarono i cristiani del “Silenzio” raccontato da Martin Scorsese, e dove fu missionario padre Massimiliano Kolbe. Ad Hiroshima, nel luogo della prima bomba, dovrebbe essere letto un grande appello per il disarmo nucleare nel santuario della pace.

L’invito parte a Papa Francescoda lontano: fu il primo ministro giapponese Shinzo Abe a presentarlo per la prima volta quando incontrò Papa Francesco in Vaticano il 6 giugno 2014, mentre a maggio 2018 sono stati i sindaci di Hiroshima e Nagasaki a reiterare l’invito. E non sarebbe, forse, servita tanta insistenza con Papa Francesco, che da giovane gesuita sognava di essere missionario in Giappone.

Papa Francesco sarà il secondo Papa a visitare la terra del Sol Levante, dopo la visita di San Giovanni Paolo II del 1981. Per Papa Francesco, sarebbe quarto viaggio in Asia, dopo quello in Corea del Sud nell’agosto 2014, quello nelle Filippine e nello Sri Lanka del gennaio 2015, e quello in Myanmar e Bangladesh nel novembre 2017.

Il viaggio in Giappone si prevede creerà grande interesse nei Paesi circostanti, con un afflusso di pellegrini cattolici provenienti da Cina, Taiwan, Corea del Sud e Filippine, e si parla persino della visita di cattolici della Chiesa sotterranea, disposti ad entrare in Giappone con un visto turistico.

Il cattolicesimo si insediò in Giappone nel 1549. Tra le figure prominenti, quella del Samurai di Cristo, Justo Takayama Hukon, beatificato sotto Papa Francesco. Oggi, si stima ci siano 440 mila persone in Giappone, meno dell’1 per cento della popolazione.

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