Papa Francesco con i gesuiti in Slovacchia denuncia la “tentazione di andare indietro”

Papa Francesco a tutto campo nell’incontro con i gesuiti di Slovacchia dello scorso 13 settembre. Affronta il tema delle critiche, ma anche dell’antico rito, e chiede ai gesuiti di esercitare la vicinanza

Papa Francesco con i gesuiti slovacchi, Bratislava, 13 settembre 2021
Foto: La Civiltà Cattolica
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L’ironia sul conclave che si stava già preparando dopo l’operazione per la stenosi diverticolare. La mancanza di pazienza, a volte, per quelli che fanno “commenti cattivi” sul suo conto. La ratio dietro la decisione di abolire le deroghe volute dal Summorum Pontificum per celebrare il rito con l’uso antiquior. E il problema delle ideologie, a partire da quella del gender, che “è pericolosa”. Con i gesuiti di Slovacchia, Papa Francesco non si è tirato indietro, ha risposto a tutte le domande, non ha lesinato anche riferimenti quasi diretti. E ha sottolineato che nella Chiesa c’è “la tentazione di andare indietro”.

Il colloquio ha avuto luogo nella sera del 13 settembre, nella nunziatura di Bratislava, ed è stato pubblicato dalla rivista dei gesuiti Civiltà Cattolica.

Il primo tema affrontato è quello della salute. Papa Francesco ironizza, dice di essere “ancora vivo, nonostante alcuni mi volessero morto”, sottolinea che ci sono stati incontri tra prelati che già preparavano il conclave, ribadisce che è stato convinto all’intervento chirurgico da un infermiere.

Papa Francesco affronta anche il tema della “gente che lo guarda con sospetto”, lamenta che c’è chi sparla del Papa e che questo può andare bene per lui, “ma la Chiesa non si merita questo”, lamenta che ci sono chierici che “fanno commenti cattivi sul mio conto”, e con loro viene a mancare “la pazienza, specialmente quando emettono giudizi senza entrare in un vero dialogo”.

Addirittura, Papa Francesco nega di parlare sempre del sociale, e adduce come prova l’esortazione Gaudete et Exsultate, tutat dedicata alla santità. E da lì si collega alla Traditionis Custodes.

“Spero – dice Papa Francesco – che con la decisione di fermare l’automatismo del rito antico si possa tornare alle vere intenzioni di Benedetto XVI e di Giovanni Paolo II”. Ribadisce di aver deciso a seguito di una consultazione con i vescovi di tutto il mondo, e che “adesso in poi, chi vuole celebrare con il vetus ordodeve chiedere permesso a Roma, come si fa con il biritualismo”. In pratica, conferma che, con la sua decisione, il rito antico è considerato rito a parte, non forma straordinaria di un rito, e lamenta che alcuni chiedono subito il permesso di celebrare con il rito antico.

Il Papa loda quel vescovo che, a due sacerdoti appena ordinati che gli avevano chiesto di studiare latino, aveva prima invitato loro a studiare lo spagnolo e poi il vietnamita per andare incontro alle minoranze che c’erano nella diocesi, e così “li ha fatti atterrare”.

Il tema è, per Papa Francesco, quello della “tentazione di tornare indietro”, e che lui definisce “una ideologia che colonizza le menti”, anche se ammette che “non è un problema davvero universale, ma piuttosto specifico della Chiese di alcuni Paesi”. Papa Francesco sottolinea che “la vita ci fa paura”, e anzi “la libertà ci fa paura”, specialmente “in un mondo così condizionato dalle interdipendenze dalla virtualità”.

E così, oggi si torna al passato “per cercare sicurezze”, mentre “ fa paura andare avanti nelle esperienze pastorali”. Fa degli esempi, il Papa. Ricorda al lavoro fatto la Sinodo sulla famiglia “per far capire che le coppie in seconda unione non sono già condannate all’inferno”, così come fa paura “accompagnare gente con diversità sessuale”.

Papa Francesco dice che “questo è il male in questo momento: cercare la strada nella rigidità e nel clericalismo che sono due perversioni”.

Per Papa Francesco, “il Signore chiede alla Compagnia (di Gesù, ndrr) di essere libera, con preghiera e discernimento” in quello che lui definisce “un tempo affascinante”.

Un tempo che è caratterizzato dalla “civiltà delle ideologie” e “vanno smascherate alle radici”, e così come “l’ideologia del gender è pericolosa”, perché “astratta rispetto alla vita concreta di una persona, come una persona potesse decidere astrattamente a piacimento se e quando essere uomo e donna”.

È un qualcosa che però “non ha nulla a che fare con la questione omosessuale”, perché si può “fare pastorale” con le coppie omosessuali. “Quando parlo dell’ideologia, parlo dell’idea, dell’astrazione per cui tutto è possibile, non della vitta concreta delle persone e della loro situazione reale”.

Papa Francesco chiede ai gesuiti soprattutto “vicinanza”, prima di tutto con Dio, ma anche tra loro, con il vescovo, e con il popolo di Dio, essendo – come chiese Paolo VI – lì dove sono incroci di strade, perché “quello che ci salverà dal cadere nelle ideologie stupide è la vicinanza al popolo di Dio”.

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