Papa Francesco con un Motu Proprio cambia il diritto canonico

Ancora un aggiornamento sulla via del decentramento

Vaticano
Foto: pd
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Prosegue la “riforma a pezzi” di Papa Francesco con un altro Motu Proprio che questa volta cambia il Diritto Canonico, legge fondamentale della Chiesa Cattolica. 

Viene pubblicata oggi la “Lettera Apostolica in forma di «Motu Proprio» del Sommo Pontefice Francesco “Assegnare alcune competenze” con la quale vengono mutate alcune norme del Codice di Diritto Canonico e del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali”.

Il testo è ovviamente per soli addetti ai lavori, e non è stata prevista alcuna conferenza stampa per illustrare il dettagli e spiegare la ratio della decisione personale del Papa. 

Perché un Motu Proprio è un documento del Papa che non è stato proposto da alcun organismo della Curia Romana. La locuzione latina significa, "di propria iniziativa".  E del resto Secondo il Codice di Diritto Canonico il Papa è dotato di tutti i poteri per esercitare sovranità immediata su tutta la Chiesa universale, su ciascuna Chiesa particolare e in materia di dottrina.

Questa volta si tratta di competenze “volte a garantire - come si legge nella Lettera- l’unità della disciplina della Chiesa universale, alla potestà esecutiva delle Chiese e delle istituzioni ecclesiali locali, corrisponde alla dinamica ecclesiale della comunione e valorizza la prossimità”. Si tratterebbe di decentramento. “Ho ritenuto conveniente - scrive il Papa- apportare cambiamenti alla normativa finora vigente circa alcune specifiche materie, attribuendo le rispettive competenze.

Si intende così innanzitutto favorire il senso della collegialità e della responsabilità pastorale dei Vescovi, diocesani/eparchiali o riuniti in Conferenze episcopali o secondo le Strutture gerarchiche orientali, nonché dei Superiori maggiori, e inoltre assecondare i principi di razionalità, efficacia ed efficienza. In tali modifiche normative si rispecchia ancor più l’universalità condivisa e plurale della Chiesa, che comprende le differenze senza omologarle, con la garanzia, per quanto riguarda l’unità, del ministero del Vescovo di Roma. Nel contempo si incoraggia una più rapida efficacia dell’azione pastorale di governo da parte dell’autorità locale, agevolata anche dalla sua stessa prossimità alle persone e alle situazioni che la richiedono”.

In alcuni casi si tratta del cambiamento della parola “approvata” con “confermata” dalla Sede Apostolica. Ad esempio l’Articolo 8 cambia il canone 775 § 2 CIC “circa la pubblicazione di catechismi per il proprio territorio da parte della Conferenza episcopale sostituisce il termine approvazione con il termine conferma risultando così formulato: § 2. Spetta alla Conferenza Episcopale, se pare utile, curare che vengano pubblicati catechismi per il proprio territorio, previa conferma della Sede Apostolica”.

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