Papa Francesco: “Davanti alle prove dure della vita, sembra la fede vacilli”

Nell’Angelus, Papa Francesco sottolinea che la fede ha bisogno di maturazione, e che non ci si deve scoraggiare nella difficoltà delle prove

Papa Francesco durante un Angelus
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Papa Francesco fa ancora un appello per l'Ucraina, chiede che la "folle guerra" finisca, auspica dialogo. Dopo l'Angelus, il Papa riprende l'appello, specialmente a seguitto dell'attacco al centro commerciale di Kremenchuk. Poi, un appello per la cura del creato, la promozione del primo numero dell'Osservatore di Strada, il nuovo mensile dell'Osservatore Romano fatto con i senza tetto, la menzione del patriarcato ecumenico. Ma prima, al commento del Vangelo, Papa Francesco aveva chiesto a tutti di guardare nei loro cuori e comprendere perché la loro fede a volte vacilla.  

Perché sì, siamo abituati a recitare il Credo. Ma “davanti alle prove dure della vita, la nostra fede vacila”. Ricordando l’atteggiamento dell’apostolo Pietro, Papa Francesco ricorda che questo è l’atteggiamento di ognuno di noi, messi in crisi davanti alle prove della vita. “Siamo portati a protestare col Signore – spiega Papa Francesco - dicendogli che non è giusto, che ci devono essere altre vie, più diritte, meno faticose. Viviamo la lacerazione del credente, che crede in Gesù, si fida di Lui; ma nello stesso tempo sente che è difficile seguirlo ed è tentato di cercare strade diverse da quelle del Maestro”.

Angelus dei Santi Pietro e Paolo. Il Papa ha appena promulgato un motu proprio sulla liturgia, in straordinaria continuità con le sue parole durante l’omelia del mattino. È una giornata afosa a Roma. Papa Francesco centra l’Angelus sul Vangelo del Giorno, come al solito, si Simone, detto Pietro, che comincia un cammino riconoscendo Gesù come Cristo, un “apprendistato della fede”, di cui Pietro fa subito esperienza.

Infatti, “proprio dopo aver dichiarato a Gesù la propria fede, quando Lui annuncia che dovrà soffrire ed essere condannato a morte, rifiuta questa prospettiva, che considera incompatibile con il Messia. Si sente addirittura in dovere di rimproverare il Maestro, il quale a sua volta lo apostrofa: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!»”

Anche noi, dice Papa Francesco, viviamo la lacerazione del credente, come San Pietro, il quale “ha avuto bisogno di tempo e di maturazione. All’inizio inorridiva al pensiero della croce; ma alla fine della vita testimoniò il Signore con coraggio, fino al punto di farsi crocifiggere – secondo la tradizione – a testa ingiù”.

Anche Paolo – dice Papa Francesco – è passato da “una lenta maturazione della fede, sperimentando momenti di incertezza e di dubbio”, e l’inizio del suo percorso è l’apparizione del risorto.

Per Papa Francesco, “il cammino di fede non è mai una passeggiata, ma è impegnativo, a volte arduo: anche Paolo, divenuto cristiano, dovette imparare ad esserlo fino in fondo in maniera graduale, soprattutto attraverso i momenti di prova”.

Papa Francesco invita a chiedersi: “quando professo la mia fede in Gesù Cristo, il Figlio di Dio, lo faccio con la consapevolezza di dover sempre imparare, oppure presumo di ‘aver già capito tutto’? E ancora: nelle difficoltà e nelle prove mi scoraggio, mi lamento, oppure imparo a farne occasione per crescere nella fiducia verso il Signore?”.

Dopo l'Angelus, Papa Francesco dice: "Porto ogni giorno nel cuore la cara e martoriata ucraina che continua ad essere colpita da attacchi". Cita l'attacco a Kremenchuk, e aggiunge: Prego che la folle guerra possa vedere la fine. Persevarere nalla via della della pace. Il Signore apra le vie di dialogo che gli uomini non vogliono percorrere".

Il Papa menzione anche gli incendi recenti, che si combinano alla siccità. "Auspico che si attuino le misure necessarie a fronteggiare queste urgenze e prevenire le emergenze future. La tutela del creato è responsabilità nostra, non è una moda, il futuro della terra è nella nostre decisioni", dice Papa Francesco

Infine, il Papa ricorda che biene distribuito primo numero dell’Osservatore di Strada."In questo giornale - dice - gli ultimi diventano protagonisti, infatti persone povere ed emarginate partecipano al lavoro di redazione, scrivendo, venendo intervistato. È un bel lavoro che viene dai poveri come espressione di quelli che sono emarginati".

 

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