Papa Francesco, Dio si addolora per il nostro fraintendimento indifferente

La riflessione del Papa ai Vespri ecumenici che chiudono la Settimana di preghiera per la Unità dei Cristiani

Papa Francesco
Foto: Vatican Media
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Dio ci ammonisce e ci invita al cambiamento. Lo dice il Papa nella omelia per i Vespri che hanno chiuso a san Paolo la Settimana di Preghiera per l' unità dei cristiani.

"Dio - ha detto Francesco- soffre quando noi, che ci diciamo suoi fedeli, anteponiamo la nostra visione alla sua, seguiamo i giudizi della terra anziché quelli del Cielo, accontentandoci di ritualità esteriori e rimanendo indifferenti nei riguardi di coloro ai quali Egli tiene maggiormente. Dio dunque si addolora, potremmo dire, per il nostro fraintendimento indifferente". E spiega ancora il Papa, il "Signore è “irritato” per la violenza commessa verso il tempio di Dio che è l’uomo, mentre viene onorato nei templi costruiti dall’uomo! Possiamo immaginare con quanta sofferenza debba assistere a guerre e azioni violente intraprese da chi si professa cristiano".

Per cui "se vogliamo, sull’esempio dell’Apostolo Paolo, che la grazia di Dio in noi non sia vana, dobbiamo opporci alla guerra, alla violenza, all’ingiustizia ovunque s’insinuano". Per questo il Papa ricorda anche che "il tema di questa Settimana di preghiera è stato scelto da un gruppo di fedeli del Minnesota, consapevoli delle ingiustizie perpetrate nel passato nei riguardi delle popolazioni indigene e contro gli afroamericani ai nostri giorni. Di fronte alle varie forme di disprezzo e razzismo, di fronte al fraintendimento indifferente e alla violenza sacrilega, la Parola di Dio ci ammonisce: «Imparate a fare il bene, cercate la giustizia» (Is 1,17). Non basta infatti denunciare, occorre anche rinunciare al male, passare dal male al bene. Ecco che l’ammonimento è volto al nostro cambiamento".

Ma da soli non possiamo farcela, spiega Francesco, "senza Dio, senza la sua grazia, non guariamo dal nostro peccato. La sua grazia è la sorgente del nostro cambiamento". E "anche la nostra conversione ecumenica progredisce nella misura in cui ci riconosciamo bisognosi di grazia, bisognosi della stessa misericordia: riconoscendoci tutti dipendenti in tutto da Dio, ci sentiremo e saremo davvero, col suo aiuto, «una sola cosa» (Gv 17,21)". Il Papa auspica che anche il percorso sinodale in corso sia sempre più ecumenico "ma non dimentichiamo che camminare insieme e riconoscerci in comunione gli uni con gli altri nello Spirito Santo comporta un cambiamento, una crescita che può avvenire solo, come scriveva Benedetto XVI, «a partire dall’intimo incontro con Dio, un incontro che è diventato comunione di volontà arrivando fino a toccare il sentimento. Allora imparo a guardare quest’altra persona non più soltanto con i miei occhi e con i miei sentimenti, ma secondo la prospettiva di Gesù Cristo. Il suo amico è mio amico» (Enc. Deus caritas est, 18)".

Il Papa conclude affidandosi a San Paolo perché "ci ottenga un po’ del suo coraggio indomito" e ringrazia tutti i rappresentanti delle diverse confessioni cristiane presenti e "Frère Alois e i fratelli di Taizé, impegnati nella preparazione della Veglia ecumenica di preghiera che precederà l’apertura della prossima sessione del Sinodo dei Vescovi. Tutti insieme camminiamo sulla via che il Signore ci ha posto innanzi, quella dell’unità".

Al termine della celebrazione il cardinale Kurt Koch Presidente del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani ha ricordato. "Che la pace sia il frutto della giustizia vale anche per i nostri sforzi ecumenici. Noi cristiani troveremo la pace tra di noi se non guardiamo solo ai nostri diritti, ma se apprezziamo anche con gratitudine i doni e le ricchezze che lo Spirito Santo ha affidato ad altre Chiese e Comunità, che sono doni e ricchezze per tutti quanti noi. In ciò si riconosce il vero amore ecumenico. L’amore, infatti, concilia molteplicità e unità".

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