Papa Francesco e Abu Mazen, anche lo status di Gerusalemme al centro dei colloqui

Papa Francesco, il presidente Mahmoud Abbas e il seguito al termine dell'udienza, Palazzo Apostolico vaticano, 3 dicembre 2018
Foto: Pool AIGAV
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Sono contento di questa visita. Contiamo su di lei”. Così il presidente palestinese Mahmoud Abbas si è congedato da Papa Francesco, prima di scendere in Segreteria di Stato per un incontro con l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, “ministro degli Esteri” della Santa Sede.

Il quarto incontro tra Papa Francesco e il presidente palestinese, meglio conosciuto con il nome di battaglia di Abu Mazen, dura venti minuti, con un interprete dall’arabo di Segreteria di Stato.

Secondo il comunicato della Sala Stampa della Santa Sede, l tema dello status quo di Gerusalemme è stato al centro dei colloqui tra Papa Francesco e il presidente palestinese. A tal proposito, è possibile che il presidente palestinese abbia reiterato la richiesta alla Santa Sede di organizzare una conferenza su Gerusalemme, per riaffermare che la “città santa” sia una città aperta per tutte le religioni.

Si legge nel comunicato della Sala Stampa della Santa Sede che “durante i cordiali colloqui sono stati rilevati i buoni rapporti tra la Santa Sede e la Palestina e

il ruolo positivo dei cristiani e dell’attività della Chiesa nella società palestinese, sancito dall’Accordo globale del 2015”.

I colloqui si sono poi soffermati “sul cammino di riconciliazione all’interno del popolo palestinese, nonché sugli sforzi per riattivare il processo di pace tra Israeliani e Palestinesi e raggiungere la soluzione dei due Stati, auspicando un rinnovato impegno della Comunità internazionale nel venire incontro alle legittime aspirazioni di entrambi i popoli”.

Particolare attenzione è stata riservata allo status di Gerusalemme, ed è stata sottolineata “l’importanza di riconoscerne e preservarne l’identità e il valore universale di Città santa per le tre religioni abramitiche”.

Infine, si è parlato degli altri conflitti che affliggono il Medio Oriente e dell’urgenza di favorire percorsi di pace e di dialogo, con il contributo delle comunità religiose, per combattere ogni forma di estremismo e di fondamentalismo”.

La delegazione del presidente Mahmoud Abbas era composta da 16 persone. Tra loro, il ministro degli Esteri Ryadh al Maliki, l’ambasciatore Palestina presso l’Italia Mai Alkaila, e l’Ambasciatore diPalestina presso la Santa Sede Issa Kassisieh.

Mahmoud Abbas ha regalato al Papa un dipinto che – ha spiegato al Papa – rappresenta “lo spirito della Città Vecchia di Gerusalemme” e un libro sulla storia dei rapporti tra Vaticano e Terrasanta (non i rapporti diplomatici).

Papa Francesco ha donato, come di consueto, la Laudato Si – non le altre esortazioni, destinate invece a presidenti cristiani – e il messaggio per la Giornata Mondiale dei Migranti 2018, in attesa della pubblicazione del Messaggio 2019. In più, un medaglione che rappresenta la Basilica di San Pietro nel 1600.

Prima di congedarsi, Mahmoud Abbas ha detto a Papa Francesco: “Preghiamo per la pace in questa stagione di Natale”

È la quarta volta che il presidente palestinese incontra Papa Francesco. Aveva visitato il Papa il 14 gennaio 2017, in occasione dell’apertura dell’ambasciata di Palestina a Roma. E prima ancora era stato in Vaticano il 16 maggio 2015, nell’ambito di una visita per partecipare alla Messa di canonizzazione di Marie Alphonsine Danil Ghattas di Gerusalemme e Mariam Baouardy della Galilea, le prime due sante palestinesi.

Il 10 giugno 2014, insieme all’allora presidente israeliano Shimon Peres, Mahmud Abbas partecipò alla preghiera per la pace voluta da Papa Francesco nei Giardini Vaticani.

Particolarmente importante è stato il ruolo diplomatico della Santa Sede nel riconoscimento dello tato di Palestina. Prima ha sostenuto il riconoscimento dello stato di Palestina all’UNESCO, quindi ha stabilito l’accordo globale con Palestina

che ha portato anche allo stabilimento dell’ambasciata della Palestina presso la Santa Sede.

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