Papa Francesco e il Patriarca Neofit. Quali i significati dell'incontro?

Papa Francesco e il Patriarca Neofit. Sullo sfondo, il diacono Ivanov, che faceva da interprete
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Quando Papa Francesco è andato al Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Bulgara, c’era un diacono sempre vicino a lui. Era Ivan Ivanov, professore ordinario della Facoltà di Teologia all’Università di Sofia “San Clemente di Ohrida”. Il diacono Ivanov fungeva da traduttore, ha seguito tutto il processo di preparazione dell’incontro, ne sa comprendere i simboli.

Il diacono Ivanov è stato traduttore speciale della visita di Giovanni Paolo II a Sofia, si è formato a Roma al Pontificio Istituto Orientale e all’Almo Collegio Capranica, è stato presente agli incontri preparativi e poi alle visite in Bulgaria dei cardinali Parolin, Sandri e Kasper, ai quali ha fatto da interprete, e ha partecipato a numerosi incontri con il nunzio apostolico e la sua squadra per la futura visita di Papa Francesco. È il referente per la nunziatura apostolica di Bulgaria per promuovere i rapporti con la Chiesa ortodossa bulgara.

In questa intervista con ACI Stampa, il diacono Ivanov guarda ai rapporti cattolici – ortodossi bulgari da una prospettiva diversa. Smussa gli angoli di una relazione che sembra spigolosa, ma che si è risolta in grande cordialità. Racconta alcuni retroscena.

Prima del viaggio di Papa Francesco in Bulgaria si è parlato di una opposizione della Chiesa Ortodossa Bulgara alla visita di Papa Francesco, e c’è stata persino una dichiarazione ufficiale de Sinodo che puntava ad impedire ai fedeli ortodossi di partecipare alle celebrazioni del Papa. Il clima dell’incontro mi è sembrato invece molto buono. C’è una contraddizione?

Va sottolineato che questa dichiarazione del Santo Sinodo è stata fatta all’inizio dell’organizzazione della visita di Papa Francesco in Bulgaria, quando il programma non era completamente pronto. Dopo, sono stati specificati molti dettagli e varianti, sono stati organizzati incontri speciali per le eventualità e i luoghi, così come per i funzionari statali e ecclesiastici coinvolti nella visita. Risulta, tuttavia, che l’ufficio sinodale aveva pubblicato la corrispondenza ufficiale tra il Santo Sinodo e la Nunziatura sul suo sito ufficiale e in questo modo ha formalizzato la corrispondenza. A mio parere, tale corrispondenza non avrebbe dovuto essere pubblicata nel modo in cui è stato fatto e poteva essere inviata con i mezzi diplomatici. Quindi far conoscere la decisione come tale era nella competenza e la responsabilità del Santo Sinodo.

Però l’opinione del Sinodo sembrava comunque contraria…

Per quanto riguarda l’opinione del Sinodo espressa nella dichiarazione pubblicata risulta che essa riguarda soprattutto delle questioni disciplinari non tanto dogmatiche, che riguardavano lo scopo del comportamento disciplinare del clero della Chiesa ortodossa bulgara, e non indicavano nessun particolare canone ecclasiastico-canonico.

Come si può definire dunque l’accoglienza a Papa Francesco?

Io credo che possa essere definita positiva. L’incontro si è sviluppato in un’atmosfera amichevole, persino fraterna tra il patriarca Neofit e Papa Francesco, così si sono comportati anche i metropoliti, e questo definisce l’intera visione positiva della visita. In realtà due fratelli di una sola madre – la Madre Chiesa e un solo Padre – Dio, allontanati a causa delle circostanze storiche, si sono avvicinati per scambiare un abbraccio fraterno e bacio di pace come un gesto simbolico e un bell’inizio della futura collaborazione comune nel nome del Signore.

Come va interpretato il protocollo che si è avuto nella visita? Il Sinodo Ortodosso sembrava in qualche modo voler sottolineare che Papa Francesco andava come capo di Stato…

Dal punto di vista mio personale, come persona che aveva il compito e la missione di partecipare e seguire i rapporti inter-ecclesiastici tra la Chiesa ortodossa bulgara e la Chiesa cattolica come anche lo svolgimento di questo grande evento storico per la Bulgaria, vorrei chiarire che, oltre il protocollo e le esigenze diplomatiche – chiaramente indicate durante la visita come un rapporto indicato da cooperazione e armonia reciproca tra la diplomazia dello Stato bulgaro, la diplomazia della Santa Sede, e la diplomazia della Chiesa ortodossa bulgara -, sono stati espressi i gesti invece della diplomazia in silenzio, con l’obiettivo principale di raggiungere un accordo fraterno sulla pace e reciproco riconoscimento.

Quanto sono stati importanti i gesti? 

I gesti e le conversazioni personali hanno chiarificato i requisiti ufficiali del protocollo e dei discorsi. Molte volte la Chiesa parla tramite la simbologia per poter esprimere quello che vuole dire al pubblico e quello in cui crede così come ci insegna anche la storia. In questo contesto, abbiamo visto che la diplomazia del silenzio si è manifestata attraverso i doni scambiati durante la visita pontificia in Bulgaria. Su questo principio sono stati preparati i rispettivi doni come anche uno scambio dei simboli: sembrava pure che lo Stato e la Chiesa in Bulgaria hanno cambiato i loro posti. Se sia stato fatto intenzionalmente o accidentalmente, solo la storia potrà darci una risposta.

Quale è allora la spiegazione dei doni?

Il Presidente e il Primo ministro della Bulgaria hanno espresso quasi la funzione della Chiesa. Ecco una spiegazione della simbologia dei doni che hanno regalato al Papa Francesco. Il regalo del presidente bulgaro: la croce di Cristo – un simbolo del battesimo della Bulgaria e un segno della scelta di civiltà (fatta dal santo Re Boris I).

I regali del primo ministro bulgaro sono stati: il latte bulgaro (lo yogurt), simbolo della maternità e della filiazione; l’omophorion vescovile, simbolo dell’autorità ecclesiastica suprema, usato fin dall’antichità come un gesto di rispetto reciproco e l’apprezzamento da parte dell’imperatore al patriarca nella tradizione orientale; l’icona dei santi Cirillo e Metodio (i santi universali della Chiesa e co-patroni dell’Europa unita), un simbolo del legame ecclesiastico, spirituale, culturale e politico tra l’Oriente e l’Occidente.

Quale invece il significato dei doni da parte della Chiesa ortodossa bulgara?

È stato donato un quadro dipinto a mano che rappresenta la Cattedrale Patriarcale “Sant’Alexander Nevski“ come simbolo della Bulgaria, della libertà bulgara e dell’indipendenza della Chiesa ortodossa bulgara. La benedizione che il Sinodo ha dato perché Papa Francesco potesse pregare nella Basilica patriarcale dove i patriarchi bulgari vengono intronizzati e dove essi esercitano il loro ministero liturgico e pastorale; di adorare l’icona di San Cirillo e San Metodio; di sedersi sul trono vescovile [posto sul tapetto del patriarca stesso difronte all’altare dei santi fratelli];  tutti questi sono stati grandi gesti di gratitudine espresso da parte della Chiesa ortodossa bulgara al Papa Francesco come vescovo di Roma e successore della cattedra apostolica di San Pietro. Ecco come il patriarca bulgaro nel suo silenzio partecipava insieme al papa nella Cattedrale patriarcale.

C’è stato qualche gesto analogo di Papa Francesco?

Un simbolo di adorazione alla Chiesa ortodossa bulgara è il bacio che papa Francesco ha dato alla panagia Patriarcale -panaghìa, Tuttasanta, è l'appellativo della Madre di Dio. Questo è il medaglione contenente una icona della stessa portata al collo dal patriarca. Il secondo grande significato è il regalo prezioso del “Codex Pauli” che Santo padre Fracesco ha regalato alla Chiesa ortodossa bulgara in memoria del bimillenario della nascita di Sant’ Apostolo Paolo - come simbolo dell’ecumenismo vivo e evvidente nella vita della Chiesa d’Oriente e d’Occidente, Unica, Santa e Apostolica. 

All’interno della cattedrale, la sedia di Papa Francesco è stata posta sul tappeto tondo destinato ai vescovi ortodossi, con su disegnata un’aquila. Quale è il significato dell’aquila?

L’aquila bicipite è un simbolo del potere sia ecclesiastico che statale: due teste unite in un unico corpo. È chiaro che nel corso dei secoli vari popoli e stati hanno dato un significato diverso a questo segno. Secondo alcuni ricercatori durante il Medioevo gli imperi lo consideravano un simbolo del loro potere, che si estende nelle due direzioni principali Est-Ovest. La Chiesa collega l’aquila dalla doppia testa con Dio Padre. Le persone comuni in tutto il mondo lo definiscono come il potere che protegge dal male, e quindi sono raffigurati su anelli e altri ornamenti, sedie, tappeti, sopra l’ingresso delle loro case e chiese, monete, bandiere ed emblemi. Per i bulgari insieme alla figura del leone, l’aquila è l’incarnazione simbolica della fede del popolo bulgaro nella Risurrezione.

Credo ci siano state delle incomprensioni sul suo ruolo, perché il comunicato del Santo Sinodo parlava anche della sua impossibilità a servire come interprete. Invece era lì. Come si può spiegare? Ci sono dettagli che mancano?

Per quanto riguarda il mio ruolo in questi processi, devo dire che sto adempiendo al mio dovere come borsista, studente e allievo della Chiesa cattolica, un’opportunità che ho ricevuto nel 2000 con la benedizione del Patriarca Maxim e del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa bulgara dopo i rapporti ecclesiastico-diplomatici con la Santa Sede. Secondo il comunicato fatto dal Sinodo un po’ prima della visita pontificia la mia partecipazione era limitata solo per il Palazzo sinodale e per la Cattedrale patriarcale. Per questo motivo, mi è dispiaciuto di non poter partecipare ad altri eventi, ma sono lieto di aver ricevuto la benedizione di Papa Francesco e condiviso la gioia nei momenti i cui lui è stato tra di noi. Nel tempo trascorso con papa Francesco ho sentito suo comportato come un vero padre. Lui mi ha rivolto la sua attenzione e mi ha ringraziato. Questo è un grande onore per me.

Il metropolita Antonio era presente tra le autorità di fronte il Palazzo Presidenziale. Che significato aveva la sua presenza?

Il Metropolita Antonio, nella sua qualità di responsabile per l’Europa Occidentale della Chiesa ortodossa bulgara, è stato incaricato dal Sinodo per essere presente all’incontro con papa Francesco nel Palazzo sinodale e la Cattedrale Patriarcale e per poter accompagnare il papa in questi eventi ecclesiastici. Per quanto riguarda la sua partecipazione al ricevimento ufficiale d’onore tra le autorità statali di fronte al Palazzo Presidenziale, è probabilmente ispirata dal fatto che il metropolita Antonio ha una posizione pubblica ed è stato presentato alle cerimonie pubbliche della riunione statale.

Però non era all’incontro per la pace, come aveva promesso sui media…

Lui doveva pure seguire la decisione del Sinodo espressa nella dichiarazione pubblicata.

Perché non c’erano rappresentanti ortodossi con il Papa alla preghiera per la pace, se non il direttore del Culto, che è un rappresentante governativo?

I rappresentanti delle comunità religiose in Bulgaria sono stati invitati a esprimere la loro posizione e invocare la pace nel nome di Dio e, in un contesto mondiale, ovviamente nel pubblico e un posto importante a Sofia, collegato alla storia della capitale e come esempio di interazione e cooperazione tra le comunità religiose sempre presente nella storia del popolo bulgaro nonostante le differenze religiose, sociali e politiche. Ecco perché ci si aspettava che un religioso ortodosso bulgaro partecipasse a questo incontro per mostrare ancora di più l’ospitalità tradizionale e la testimonianza della Chiesa rispetto alla pace. Non dobbiamo dimenticare che la Bulgaria era il centro del dialogo inter-ecclesiastico ed interreligioso e della cooperazione tra Oriente e Occidente fin dall’antichità.

Quanto è stato importante l'incontro per la pace?

Secondo me l’importanza di questo Evento per la pace è che per la prima volta tale incontro e preghiera per la pace sia fatta fuori Italia in un momento in cui il mondo è diviso dai problemi politici e da attacchi estremi di fanatismo religioso, e molte persone furono le vittime di questo processo. Il Santo Padre voleva che la Bulgaria fosse l’epicentro per proclamare il desiderio di pace e comprensione mondiale tra i popoli.

Come vanno lette le recenti dichiarazioni del metropolita Nikolai di Plovdiv? I media sostengono che abbia definito il Papa come anticristo, anche se sembra che le parole non fossero proprio quelle…

Si supponeva che i circoli ultra-ortodossi in Bulgaria preparassero una protesta diretta contro la visita del Papa, per la quale erano state informate le autorità competenti. Il Patriarca stesso e la maggioranza dei metropoliti avevano paura ed erano molto preoccupati di non far “esplodere” questo processo negativo nel corso della visita sull’area della Chiesa ortodossa bulgara e probabilmente per questo motivo la loro posizione pubblicata sul sito web del Sinodo era così fredda e incomprensibile da capire. Per la misericordia di Dio tutto è andato bene. La visita è stata apprezzata positivamente a causa del rapporto amichevole e fraterno tra il patriarca bulgaro Neofit, i membri del Sinodo e papa Francesco. Ma sfortunatamente subito dopo la visita, l’energia negativa di uno dei metropoliti è esplosa pubblicamente. Va sottolineato che tale comportamento non deve essere tollerato, soprattutto quando è accompagnato da valutazioni negative e definizioni brutte, e quando si tratta di parole pronunciate da un chierico e metropolita della Chiesa bulgara, che è eletto dal popolo e chiamato a rispettare i principi cristiani di pace e avere un buono e dignitoso comportamento civile.

Ci sono state reazioni nel mondo ortodosso?

Il patriarca bulgaro e un gran numero di metropoliti hanno immediatamente risposto a questa opinione privata e hanno espresso la loro ferma convinzione che il Santo Sinodo della Chiesa ortodossa bulgara ha incontrato Sua Santità Papa Francesco come suo fratello in Cristo. Essi si sono distinti dalla posizione negativa  pronunciata da questo metropolita е hanno condannato questo comportamento come inappropriato e sbagliato.

La Chiesa Ortodossa Bulgara non partecipa al tavolo teologico cattolico - ortodosso. C’è possibilità che prima o poi partecipi? L’ecumenismo è un cammino davvero tanto difficile?

Negli ultimi anni c’è stato un ritiro dalle relazioni teologiche inter-ecclesiastiche, che è una grande perdita per lo sviluppo oggettivo della scienza. Io personalmente e alcuni miei colleghi, alunni delle scuole teologiche occidentali, stiamo cercando di mantenere questo dialogo con gli studiosi di teologia in Italia, Germania, Austria e Svizzera.

Ma allora la Bulgaria non è un Paese di dialogo?

Osservando il dialogo scientifico e oggettivo il dialogo interecclesiastico (chiamato anche interconfessionale), questo esiste in Bulgaria dall’alba del Cristianesimo. Questo dialogo è determinato da alcuni fattori storici che possono servire anche da esempio nella storia moderna. È chiaro che le relazioni ecclesiastiche e la libertà della Chiesa sono state determinate anche da importanti decisioni politiche. Analizzando così la storia della Bulgaria e della Chiesa bulgara, attraverso la ricchezza di fatti storici, possiamo scoprire i metodi di base usati per governare le comunità ecclesiali nel mondo moderno, così importanti per noi cristiani di oggi.

Quali sono i punti importanti da presentare oggi?

Prima di tutto, un momento importante nella storia della Chiesa ortodossa bulgara è la sua missione spirituale, illuminante e pubblica nel territorio della Bulgaria nel Medioevo. I principali rappresentanti dell’identità ecclesiastica e culturale bulgara sono i santi fratelli Cirillo e Metodio e i loro discepoli. San Cirillo e San Metodio sono legati alla famiglia e allo Stato bulgaro. Sono diplomatici di rango ecclesiastico e statale. Per decisione dell’impero bizantino dall’imperatore Michele III e dal Patriarca Fozio, i Santi Fratelli sono inviati per illuminare i popoli slavi in Europa occidentale sui territori di Moravia e in Pannonia. Nell’862 iniziò una missione religioso-diplomatica di San Cirillo e Metodio, e nell’863 hanno inventato la scrittura slava (glacolitico) La consacrazione dei libri slavi nella Basilica di “Santa Maria Maggiore”, l’ordinazione del vescovo Metodio e dei loro discepoli per il servizio ecclesiastico ha una fondamentale importanza per il futuro sviluppo delle relazioni tra Europa orientale e occidentale e anche un esempio di ammirazione per il lavoro degli educatori slavi. I Santi Fratelli Cirillo e Metodio sono proclamati santi sia per la Chiesa d’Oriente sia per la Chiesa d’Occidente e come un vero ponte spirituale, da cui dobbiamo andare insieme verso l’unità della Chiesa.

Sono così importanti i Santi Cirillo e Metodio?

Rendendosi conto del forte ruolo dei Santi fratelli Cirillo e Metodio e dei loro cinque discepoli l’illuminazione degli slavi come una vera e propria testamento del rapporto tra la Chiesa ortodossa e la Chiesa cattolica, Papa Giovanni Paolo II li ha proclamati patroni d’Europa insieme a San Benedetto, con la Lettera apostolica “Egregiae Virtutis” del 30 dicembre 1980. Questa azione di Giovanni Paolo II come Pontefice della Chiesa romana, da un lato, e la testimonianza per l’unità universale della Chiesa grazie all’opera dei Santi Fratelli, dall’altro – è un grande esempio del Vangelo e della collaborazione cristiana, nonostante le condizioni storiche durante la loro missione, che possono tranquillamente riferirsi alle condizioni moderne nel mondo e in Europa.

Quale è un altro tema importante del dialogo in Bulgaria?

Dopo l’emanazione del famoso Editto di Serdica dell’imperatore Gaio Galerio, chiamato “Edictum tolerationis Galerii”, che proclamò la libertà religiosa sul territorio di Serdica (antica Sofia), si apre un processo di consolidazione delle comunità cristiane in strutture ecclesiastiche rigorosamente organizzate. In questo periodo della storia dell’Europa, nel territorio della Bulgaria a Serdica, nell’anno 343-344 fu convocato e tenuto il Concilio ecclesiastico di Serdica. Il Concilio di Serdica ebbe un grande significato per il Cristianesimo e per la politica dello Stato romano dell’imperatore Costantino il Grande. Il Concilio Serdicensis emana 20 regole (canoni). Questo Concilio è convocato dal papa Giulio I e dai figli dell’Imperatore Costantino il Grande – imperatori Costante I (augusto d’Occidente) e Costanzo II (augusto d’Oriente). Il Concilio doveva essere ecumenico, cioè doveva riguardare tutti i vescovi del Cristianesimo. Fu scelta Serdica poiché la città, corrispondente alla moderna Sofia, capitale della Bulgaria, si trovava al confine delle due partizioni dell’impero. Questo è il primo incontro ufficiale dei santi padri orientali e occidentali a Serdica e un momento importante per le future relazioni est-ovest nell’impero romano.

A chi facevano riferimento i fedeli dell’area?

Già nell’istituzione della Chiesa bulgara, durante l’Impero Romano, e più tardi sui territori della Bulgaria, i cristiani in questa parte d’Europa erano seguaci e fondatori delle prime comunità cristiane, consolidate in una delle prime strutture della Chiesa nei Balcani, da un lato – la Chiesa ortodossa – successore apostolico del Sant’ Apostolo Andrea nella giurisdizione della zona della Chiesa di Costantinopoli. Dopo il IX secolo, nella qualità di Chiesa indipendente all’interno dello stato bulgaro – la Chiesa ortodossa bulgara si presenta come la madre di tutti i popoli slavi neobattezzati, e dall’altro – i successori del Santo Apostolo Pietro, eredi del trono Apostolico romano, hanno trovato la loro missione nel territorio di qualche regioni occidentale della penisola Balcanica.

Quando la Bulgaria è diventata cristiana?

Re Boris è stato battezzato dall’imperatore Michele nell’autunno del 864, assumendo il nome dell’imperatore e il titolo di “Principe”. La conversione di massa del popolo bulgaro è iniziata nella primavera del 865. Lo stesso Re Boris I, tramite la diplomazia e collocato sul ponte tra la Chiesa orientale e occidentale, riuscì a creare le condizioni per il riconoscimento dello Stato bulgaro e di una Chiesa bulgara indipendente. La Bulgaria ripristinava l’alleanza politica con i tedeschi e cercava la protezione della Chiesa romana. Nell’estate dell’865, una delegazione bulgara partì per Roma, presentò al Papa Nicola I un elenco di 115 domande che riguardano la stabilizzazione ecclesiastico-religiosa e le tradizioni popolari dei bulgari. Nell’autunno dello stesso anno 865 una delegazione pontificia guidata dai vescovi Paolo e Formoso porta ai Bulgari le “Responsa papae Nikolai Primi annunci consulta Bulgarorum”. Queste risposte sono un documento estremamente importante, che rivela i problemi della cristianizzata società bulgara e le opzioni per la loro soluzione.

Comincia così il rapporto con la Santa Sede?

Nel 1203 – 1204 il sovrano bulgaro zar Kaloyan stabilì relazioni politiche con il Trono Pontificio a Roma, che furono trasformate in relazioni ecclesiastiche. Questi sono alcuni dei primi rapporti giuridici ed ecclesiali con Chiesa romana. Durante il periodo del regno di Ivan Assen I (1190-1197) e Pietro IV (Teodor Peter) (1185-1197), l’arcivescovo Basilio I fu il capo della Chiesa bulgara, che, dopo aver negoziato l’unione tra lo zar Kaloyan (1197-1207) e Papa Innocenzo III, ricevette da lui l’8 novembre 1204 il grado di “primate” di Bulgaria e divenne quindi legalmente subordinato al Papa. All’inizio del novembre 1204 la solenne incoronazione di Kaloyan fu eseguita come re di Bulgaria e Basilio l’arcivescovo di Tarnovo come patriarca della Bulgaria e della Valacchia. Pur riconoscendo il primato del Papa, in pratica durante questo periodo, la Chiesa bulgara mantiene la sua indipendenza. I rapporti politico-ecclesiastici sono andati a finire con la conclusione dell’unione quale grande successo diplomatico per lo zar Kaloyan, perché la Bulgaria avrebbe goduto del riconoscimento internazionale.

Cosa successe poi?

La Chiesa ortodossa bulgara ereditò le antiche comunità cristiane che furono fondate nella penisola Balcanica nei primi secoli del Cristianesimo, ma continuò a cooperare con la comunità cattolica su questo territorio, e pure la cooperazione continua con altre confessioni entrate nella nuova storia della Bulgaria, come per esempio con le prime comunità protestanti sul territorio dello Stato bulgaro, dopo la sua liberazione.

Si arriva così alla storia contemporanea…

Specialmente dopo la Seconda Guerra Mondiale e dopo le decisioni del Concilio Vaticano II del 1965, si chiede l’attenzione mondiale a favore della pace e la libertà dell’essere umano, che in senso religioso si svolge come un movimento diretto contro le forme moderne di disprezzo per i diritti umani e la distruzione della vita umana. Questo movimento è l’ecumenismo (il movimento universale), che include la Chiesa cattolica, la Chiesa ortodossa e le comunità cristiane protestanti. Questo movimento si basa sui principi evangelici di pace, amore e uguaglianza, che occupano un posto centrale nel dialogo politico e sociale, e religioso (interconfessionale e interreligioso) tra i popoli del periodo della Guerra Fredda. In questa forma, l’ecumenismo (dall’universo “ecumenico”, cioè il cristianesimo universale) esisteva dal 1948 quando fu fondato il Consiglio Ecumenico delle Chiese ad Amsterdam.

Tutto nsace, dunque, nel 1948…

Quando il movimento ecumenico iniziò il suo periodo iniziale dopo il 1948, era qualcosa di nuovo. Anche il mondo era già diverso, ristrutturato, con un nuovo ordine, affrontando una nuova epoca. Ci sono anche cambiamenti religiosi. Durante questo periodo, quasi tutti i paesi ortodossi erano sottoposti a pressioni politico-religiose da diversi regimi. D’altra parte, la sofferenza del popolo ebraico, che ha vissuto gli orrori dell’Olocausto, porta alla lotta per unire le tendenze del mondo per unirsi sulla base del rispetto dei valori umani e dei diritti di tutti. Ciò richiede l’adesione delle comunità ebraiche al movimento ecumenico. Gli incontri hanno luogo a livello politico, religioso e teologico.

I cristiani cosa hanno fatto per gli ebrei in Bulgaria?

Tra gli attivisti più importanti per salvare gli ebrei in Bulgaria tra 1941 e 1943 (circa 48.000 ebrei che vivono sul territorio della Bulgaria vengono salvati) sono il Metropolita di Sofia Stefan I e il Metropolita di Plovdiv Kiril. Nel 2016, la comunità ebraica bulgara, in segno di gratitudine per aver salvato gli ebrei bulgari, ha proposto il premio Nobel per la pace per la Chiesa ortodossa bulgara.

Chi partecipa al movimento ecumenico?

Vi partecipano esponenti del clero ecclesiastico bulgaro e personalità pubbliche. Uno dei primi rappresentanti e attivisti di questo movimento è lo stesso Esarca bulgaro Stefan I. In un Sinodo convocato dale chiese ortodosse a Mosca del 1948, l’Esarca bulgaro Stefan definisce l’ecumenismo come “il desiderio di riunire le chiese”. Nella qualità sua di Metropolita di Sofia, Stefan ha lavorato per movimento universale delle chiese, abbracciando le idee di ecumenismo nel contesto della coesistenza pacifica dei popoli attraverso le chiese.

Stefan è stato perseguitato?

Pur respingendo queste idee, i ricercatori testimoniano che lo stesso Stefan è stato oggetto di persecuzioni da parte della Russia e ha cambiato la sua decisione nel 1948, che ha portato a un declino della credibilità dello Stato. A causa delle sue idee ecumeniche, l’Esarca Stefan è accusato di tradimento nazionale. In diverse lettere che lui ha scritto testimonia che il governo comunista voleva non solo abbandonare questo movimento ecumenico, ma anche dichiarare la sua lotta contro di esso, e che, anche a Mosca, lui è rimasto fedele all’ecumenismo. Tali problemi sono stati vissuti da molti ecclesiastici bulgari che hanno mostrato il loro atteggiamento positivo nei confronti dell’idea per l’unità dei cristiani e sono stati perseguitati per le loro opinioni o sono stati discriminati anche in tempi più recenti.

Un’altra confessione molto diffusa in Bulgaria è l’Islam. Come mai?

La penetrazione dell’Europa occidentale di potenti ondate di emigrazione provenienti da colonie liberate o da paesi in difficoltà del Terzo Mondo, così come confessioni buddiste dagli anni ‘60, ha contribuito a plasmare la nuova cultura occidentale. Questi fattori impongono alcune nuove forme di interazione tra le comunità cristiane tradizionali e i fedeli che confessano l’islam e il buddismo. Tutti questi fenomeni e movimenti religiosi sono guidati dal Consiglio Ecumenico delle Chiese fondato nel 1948. L’Ecumenismo gradualmente comincia a focalizzarsi sui rapporti con le religioni non cristiane, sul dialogo, sul compromesso, sulla tolleranza, come nel caso della Bulgaria dopo i cambiamenti politici del 1989. Le recenti realtà sociali e politiche e le numerose azioni terroristiche caratterizzate dal fondamentalismo religioso forniscono però basi per un altro dialogo politico, religioso e interconfessionale nell’Europa di oggi e nella realtà contemporanea dell’Europa Unita.

Sono processi complessi. Ma, nonostante tutto, la Bulgaria sta fuori dal cammino ecumenico…

Nonostante la difficoltà della Chiesa ortodossa ad adattarsi alle nuove politiche nel mondo, le sue chiese autocefale e autonome non possono stare lontane da questi processi. Non per un’altra ragione, ma proprio perché le nuove condizioni danno una possibilità per una nuova testimonianza ortodossa nel mondo. Il movimento ecumenico in Bulgaria negli ultimi anni si basa principalmente su progetti nel campo delle attività sociali ed educative. Diverse organizzazioni non governative sono state formate per aiutare a cooperare in quest’area di attività benefiche sociali e comunitarie tra i cristiani, e allo stesso modo sono stati fatti molti progetti interconfessionali. Dopo la caduta del muro di Berlino e la formazione di una nuova Europa, in alcune comunità protestanti si osservano delle trasformazioni e variazioni del livello confessionale, come la nascita di molte sette che ha infastidito alcuni cristiani ortodossi non solo nel nostro paese, ma in tutti i paesi ortodossi, come risultato di questa deviazione dai principi originari di unità tra i cristiani.

Come si è risposto?

Nel periodo dal 29 aprile al 3 maggio 1998 a Salonicco, indicata come capitale culturale d’Europa nel 1997, è stata convocata una riunione dei rappresentanti di tutte le Chiese ortodosse, su invito del Patriarca Ecumenico Bartolomeo, su richiesta della Chiesa ortodossa russa e della Chiesa ortodossa Serba e in occasione dell’uscita della Chiesa ortodossa di Georgia dal Consiglio Ecumenico delle Chiese. In questo incontro ortodosso, le Chiese sono state coinvolte nel movimento ecumenico. Ciò ha anche reso necessaria la formulazione di una decisione della Chiesa ortodossa bulgara su questa questione. Il 9 aprile 1998, la Chiesa ortodossa bulgara ha deciso di interrompere la sua partecipazione al Consiglio Ecumenico delle Chiese.

Come sono ora i rapporti tra Chiesa ortodossa bulgara e Stato?

Nella storia moderna della Chiesa ortodossa bulgara e dello Stato bulgaro, le relazioni interreligiose sono governate dalla legge per i culti. Nonostante i fatti di cui sopra menzionati la Chiesa ortodossa bulgara è stata sempre tollerante ed equilibrata nel suo comportamento nei confronti degli altri cristiani in Bulgaria.

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