Papa Francesco e l'Avvento: vigilare e pregare senza perdere identità e senza consumismo

Papa Francesco guida la preghiera dell' Angelus
Foto: Aci Group
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Non solo una attesa ma un un invito “a risvegliare l’attesa del ritorno glorioso di Cristo, preparandoci all’incontro finale con Lui con scelte coerenti e coraggiose”.

Così Papa Francesco definisce l’ Avvento. Nella breve riflessione prima della preghiera domenicale dell’ Angelus  il Papa ha ricordato l’atteggiamento del cristiano in questo tempo forte dell’ Anno Liturgico: “Stare svegli e pregare: ecco come vivere questo tempo da oggi fino a Natale. Il sonno interiore nasce dal girare sempre attorno a noi stessi e dal restare bloccati nel chiuso della propria vita coi suoi problemi, le sue gioie e i suoi dolori. Si trova qui la radice del torpore e della pigrizia di cui parla il Vangelo.

L’Avvento ci invita a un impegno di vigilanza guardando fuori da noi stessi, allargando la mente e il cuore per aprirci alle necessità dei fratelli e al desiderio di un mondo nuovo. È il desiderio di tanti popoli martoriati dalla fame, dall’ingiustizia e dalla guerra; è il desiderio dei poveri, dei deboli, degli abbandonati. Questo tempo è opportuno per aprire il nostro cuore, per farci domande concrete su come e per chi spendiamo la nostra vita”. E la preghiera “rivolgendo i nostri pensieri e il nostro cuore a Gesù che sta per venire. Ci si alza quando si attende qualcosa o qualcuno. Noi attendiamo Gesù e lo vogliamo attendere nella preghiera, che è strettamente legata alla vigilanza”.

Dobbiamo attendere Gesù nella preghiera non in un atmosfera di consumismo, dice il Papa.

Il Papa poi mette in guardia i cristiani dalla perdita di identità: “Anche noi cristiani, che pure siamo popolo di Dio, rischiamo di mondanizzarci e di perdere la nostra identità, anzi, di “paganizzare” lo stile cristiano”. Serve la Parola di Dio che annuncia “farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra. E quel germoglio giusto è Gesù che viene e che noi attendiamo."

Alla scuola di Maria “donna dell’attesa e della preghiera, ci aiuti a rafforzare la nostra speranza nelle promesse del suo Figlio Gesù, per farci sperimentare che, attraverso il travaglio della storia, Dio resta fedele e si serve anche degli errori umani per manifestare la sua misericordia”.

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