Papa Francesco elogia San Giuseppe, uomo del silenzio

Continua il ciclo delle catechesi dedicato alla figura del padre putativo di Gesù. Un uomo taciturno, perché in lui cresceva la parola. E il silenzio guarisce il cuore e non fa ammalare il nostro parlare

Papa Francesco durante una udienza generale
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Chi era San Giuseppe? Descritto dai Vangeli come un uomo taciturno, lo era perché, come dice Sant’Agostino, “nella misura in cui cresce in noi la parola, diminuiscono le parole”. E allora Giuseppe, di cui non viene menzionata alcuna parola nel Vangelo, con il suo silenzio ci invita a lasciare spazio alla Presenza della Parola fatta carne, a Gesù”, commenta Papa Francesco.

Udienza generale, Aula Paolo VI. Si avvicina il Natale, e prosegue, nell’Anno di San Giuseppe che rischiava di passare (quello sì) un po’ sotto silenzio, Papa Francesco ha deciso di dedicare un ciclo di catechesi proprio alla figura del padre putativo di Gesù, che 150 anni fa fu proclamato anche patrono della Chiesa. Così, dopo aver spiegato l’ambiente in cui è vissuto San Giuseppe, il suo ruolo nella storia della salvezza e il suo essere giusto e sposo di Maria, Papa Francesco affronta l’aspetto del silenzio di San Giuseppe.

"Il silenzio è importante, a me colpisce un versetto del libro della Sapienza, che dice 'quando la notte, nel più profondo silenzio, la tua parola è discesa sulla terra'. È importante pensare sul silenzio in quest’epoca", dice il Papa.

Spiega Papa Francesco: “Il silenzio di Giuseppe non è mutismo; è un silenzio pieno di ascolto, un silenzio operoso, un silenzio che fa emergere la sua grande interiorità”. E questo coltivare il silenzio è l’ascolto, la “scuola” in cui è “cresciuto Gesù”, nella “casa di Nazareth, con l’esempio quotidiano di Maria e Giuseppe”, tanto che lo stesso Gesù “cercherà spazi di silenzio nelle sue giornate e inviterà i suoi discepoli a fare tale esperienza”.

Papa Francesco sottolinea che sarebbe bello “se ognuno di noi, sull’esempio di San Giuseppe, riuscisse a recuperare questa dimensione contemplativa della vita spalancata proprio dal silenzio”, anche se questo “non è facile”, in quanto “il silenzio ci spaventa, perché ci chiede di entrare dentro noi stessi e di incontrare la parte più vera di noi, e tanta gente ha paura del silenzio: deve parlare, parlare, parlare, e non ascoltare. Il silenzio non può accettarlo, perché ha paura”.

Il Papa esorta ad imparare “da San Giuseppe a coltivare spazi di silenzio, in cui possa emergere un’altra Parola, cioè Gesù: quella dello Spirito Santo che abita in noi, che porta Gesù”. Non è facile – ammette Papa Francesco – “riconoscere questa Voce, che molto spesso è confusa insieme alle mille voci di preoccupazioni, tentazioni, desideri, speranze che ci abitano”. Eppure, “senza questo allenamento che viene proprio dalla pratica del silenzio, può ammalarsi anche il nostro parlare”.

E così, invece di far “splendere la verità”, il parlare può “diventare un’arma pericolosa”, perché le parole possono diventare “adulazione, vanagloria, bugia, maldicenza, calunnia”. E in fondo, lo stesso Gesù ha detto che “chi parla male del fratello e della sorella, chi calunnia il prossimo, è omicida”, cioè "uccide con la lingua - sottolinea Papa Francesco - perché noi non ci crediamo che uccidiamo con la lingua, ma è la verità. Pensiamo a chi abbiamo ucciso con la lingua: ci farà bene".

Papa Francesco ricorda poi che la sapienza biblica afferma “morte e vita sono in potere della lingua: chi ne fa buon uso, ne mangerà i frutti”, e nella lettera di Giacomo si sottolinea che “se uno non sbaglia nel parlare, è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo. […] anche la lingua è un piccolo membro, eppure si vanta di grandi cose. […]”, mentre nel Siracide c’è la famosa affermazione che “uccide più la lingua della spada”.

Per questo – aggiunge Papa Francesco – “dobbiamo imparare da Giuseppe a coltivare il silenzio: quello spazio di interiorità nelle nostre giornate in cui diamo la possibilità allo Spirito di rigenerarci, di consolarci, di correggerci. Non dico di cadere in un mutismo, ma silenzio. Tante volte, stiamo facendo un lavoro e poi cerchiamo subito il telefonino per fare qualcosa. Sempre stiamo così, ma questo non aiuta. Ci fa scivolare nella superficialità".

Esorta il Papa: "Non abbiamo paura dei momenti di silenzio! Ci farà tanto bene!" Così, traendo beneficio dal silenzio, saranno guarite “anche la nostra lingua, le nostre parole, e soprattutto le nostre scelte”, e infatti – dice Papa Francesco – “Giuseppe ha unito al silenzio l’azione. Egli non ha parlato, ma ha fatto, e ci ha mostrato così quello che un giorno Gesù disse ai suoi discepoli: “Non chi dice Signore, Signore entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”.

Papa Francesco chiosa: "Silenzio, parole feconde quando parliamo. Abbiamo ricordo di quella canzone: 'Parole, parole, parole', ma niente di sostanziale. Silenzio, parlare giusto e mordersi un po' la lingua, che fa bene a volte invece di dire stupidaggini".

 

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