Papa Francesco: “Gesù è la grazia che salva dal peccato e dalla morte”

Papa Francesco durante un Angelus
Foto: Alexey Gotovskiy / ACI Group
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Per il terzo anno di Pontificato, i volontari del dispensario di Santa Marta con alcuni anziani e nonni, distribuiscono il Vangelo a quanti sono accorsi all’Angelus. L’appello del Papa è sempre lo stesso: “Portate sempre una copia del Vangelo in tasca”. E al Vangelo del giorno, come di consueto, è dedicato l’Angelus di Papa Francesco: l’adultera che Gesù non condanna, e che per questo non viene lapidate. Un passo che al Papa piace "tanto leggere e rileggere". “Quella donna – dice Papa Francesco - rappresenta tutti noi, peccatori, cioè adulteri davanti a Dio, traditori della sua fedeltà. E la sua esperienza rappresenta la volontà di Dio per ognuno di noi: non la nostra condanna, ma la nostra salvezza attraverso Gesù. Lui è la grazia, che salva dal peccato e dalla morte”.

Spiega Papa Francesco che l’episodio “mette in luce il tema della misericordia di Dio, che non vuole mai la morte del peccatore, ma che si converta e viva”.

Papa Francesco racconta la scena: Gesù che insegna sulla spianata del tempio, l’arrivo degli scribe e dei farisei che trascinano davanti a lui una donna sorpresa in adulterio, che si trova così “in mezzo tra Gesù e la folla, tra la misericordia del Figlio di Dio e la violenza dei suoi accusatori”.

In realtà – dice il Papa – “essi non sono venuti dal Maestro per chiedere il suo parere, ma per tendergli un tranello. Infatti, se Gesù seguirà la severità della legge, approvando la lapidazione della donna, perderà la sua fama di mitezza e bontà che tanto affascina il popolo; se invece vorrà essere misericordioso, dovrà andare contro la legge, che Egli stesso ha detto di non voler abolire ma compiere”.

Ma Gesù non risponde subito, compie il gesto “misterioso” del chinarsi e mettersi a scrivere con il ditto per terra ("Forse faceva disegni, alcuni dicevano che scriveva i peccati dei farisei"), invitando così “tutti alla calma, a non agire sull’onda dell’impulsività, e a cercare la giustizia di Dio”.

All’insistenza per avere una risposta, Gesù risponde semplicemente: “Chi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”. Una risposta – dice Papa Francesco - che “spiazza gli accusatori, disarmandoli tutti nel vero senso della parola: tutti deposero le ‘armi’, cioè le pietre pronte ad essere scagliate, sia quelle visibili contro la donna, sia quelle nascoste contro Gesù”.

Così, “mentre il Signore continua a scrivere per terra, gli accusatori se ne vanno uno dopo l’altro, incominciando dai più anziani, più consapevoli di non essere senza peccato”. Aggiunge il Papa: "Quanto bene ci fa essere consapevoli di essere peccatori, e quanto bene ci farà avere il coraggio di far cadere per terra le pietre che abbiamo da scagliare contro gli altri e pensare un po' ai nostri peccati". 

Restano, l'una di fronte all'altro, la donna e Gesù, “la miseria e la misericordia”, e questo "quante volte accade a noi quando ci fermiamo davanti al confessionale, con vergogna, per fa vedere la nostra miseria e chiedere il perdono".

Basta lo “sguardo pieno di misericordia e di amore” di Gesù “per far sentire a quella persona – forse per la prima volta – che ha una dignità, che lei non è il suo peccato, che può cambiare vita, può uscire dalle sue schiavitù e camminare in una strada nuova”.

Quella donna – afferma Papa Francesco – “rappresenta tutti noi, peccatori, cioè adulteri davanti a Dio, traditori della sua fedeltà. E la sua esperienza rappresenta la volontà di Dio per ognuno di noi: non la nostra condanna, ma la nostra salvezza attraverso Gesù. Lui è la grazia, che salva dal peccato e dalla morte.

Sottolinea Papa Francesco: “Dio non ci inchioda al nostro peccato, non ci identifica con il male che abbiamo commesso. Abbiamo un nome, e Dio non identifica questo nome con un peccato che abbiamo commesso. Ci vuole liberare, e vuole che anche noi lo vogliamo insieme con Lui. Vuole che la nostra libertà si converta dal male al bene, e questo è possibile con la sua grazia”.

Quindi, dopo l’Angelus, i saluti e la distribuzione del Vangelo. Si tratta – spiega il Papa – “del Vangelo di Luca, che leggiamo nelle domeniche di questo anno liturgico. Il libretto è stato intitolato così: ‘Il Vangelo della Misericordia di San Luca’; infatti l’evangelista riporta le parole di Gesù: «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro» (6,36), da cui è tratto il tema di questo Anno Giubilare”.

Aggiunge il Papa: "Alla fine, a pagine 123 ci sono le sette opere di misericordia corporale e le sette opere di misericordia spirituale e sarebbe bello che le imparate a memoria, così è più facile farle."

“Vi invito a prendere questo Vangelo e a leggerlo ogni giorno; così la misericordia del Padre abiterà nel vostro cuore e potrete portarla a quanti incontrate”, è l’augurio finale del Papa. 

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