Papa Francesco: "Il malato è una persona, non un numero"

Il Pontefice invita personale medico e sanitario a usare il metodo della prossimità

Il Papa saluta un gruppo di malati
Foto: Daniel Ibanez CNA
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“Vi incoraggio a perseverare con dedizione nelle opere intraprese, ed auspico che le vostre strutture, luoghi di sofferenza ma anche di speranza e di esperienza umana e spirituale, possano essere sempre più improntate alla solidarietà e all’attenzione per la persona malata”. Con queste parole il Papa, stamane, ha salutato i medici, gli infermieri il personale amministrativo e i dirigenti del Gruppo Villa Maria care and research, ricevuti in udienza.

Nel contesto contemporaneo - ha osservato il Pontefice - si è manifestata la “necessità di una nuova cultura, specialmente nella preparazione tecnica e morale degli operatori sanitari a tutti i livelli. L’impegno ad allargare il raggio di azione con l’acquisizione o la creazione di nuove strutture e l’ampliamento delle infrastrutture, denota la volontà di assicurare le attrezzature e il conforto necessari per la degenza dei malati e per la loro guarigione. È auspicabile che i luoghi di cura siano sempre più case di accoglienza e di conforto, dove il malato trovi amicizia, comprensione, gentilezza e carità. Insomma, trovi umanità: il malato non è un numero, ma una persona. A tale proposito, è necessario stimolare la collaborazione di tutti, per venire incontro alle esigenze dei malati con spirito di servizio e atteggiamento di generosità e di sensibilità… Non è facile, ma si deve fare”.

Pertanto - ha detto ancora il Papa - “occorre non lasciarsi assorbire dai sistemi che mirano solo alla componente economico-finanziaria, ma attuare uno stile di prossimità alla persona, per poterla assistere con calore umano di fronte alle ansietà che la investono nei momenti più critici della malattia. In questo modo si contribuisce concretamente ad umanizzare la medicina e la realtà ospedaliera e sanitaria… Prossimità, non dimentichiamo. E’ il metodo che ha usato Dio per salvarci. La prossimità è la chiave dell’umanità e del Cristianesimo”.

Coloro che lavorano in ambito sanitario e sono animati dalla fede lavorino - ha proseguito Francesco - seguendo “il fondamento evangelico del servizio al prossimo. Così i malati e i sofferenti diventano per chi ha fede segni viventi della presenza di Cristo, il Figlio di Dio, venuto per sanare e guarire, assumendo su di sé la nostra fragilità, la nostra debolezza. Prendersi cura del fratello che soffre, significherà, in questo senso, fare posto al Signore. Dai luoghi di cura e di dolore viene anche un messaggio per la vita di tutti; una grande lezione che nessun’altra cattedra può impartire. L’uomo che soffre, infatti, comprende di più il bisogno e il valore del dono divino della redenzione e della fede, e aiuta anche quanti gli sono accanto ad apprezzare e ricercare tale dono”.

Dopo aver espresso vicinanza ai malati ricoverati, il Papa ha invocato dal Signore per loro “i doni della pazienza e della fiducia, insieme a tanta forza di sopportazione, per essere sempre docili alla volontà di Dio, confidando nella sua bontà paterna e provvidente".

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