Papa Francesco: “Grazie Benedetto XVI, contemplativo del Vaticano”

Oggi ricorre il 70esimo di sacerdozio del Papa emerito. Nella preghiera dell’Angelus, Papa Francesco ricorda che Pietro e Paolo sono grandi apostoli nonostante tutti i loro sbagli

Papa Francesco saluta al termine di una preghiera dell'Angelus
Foto: Vatican Media / ACI Group
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È il ricordo dei 70 anni di sacerdozio di Benedetto XVI a dominare i saluti di Papa Francesco dopo l’Angelus. “Oggi – ha sottolinea Papa Francesco - per noi ricorre un anniversario che tocca il cuore di tutti noi: 70 anni fa Papa Benedetto veniva ordinato sacerdote. A te Benedetto, caro padre e fratello, va il nostro affetto, la nostra gratitudine e la nostra vicinanza”.

Aggiunge il Papa: “Lui vive nel monastero, un luogo voluto per ospitare le comunità contemplative in Vaticano perché pregassero per la Chiesa. Attualmente è lui il contemplativo del Vaticano, che spende la sua vita pregando per la Chiesa e per la diocesi di Roma, della quale è vescovo emerito. Grazie Benedetto, caro padre e fratello. Grazie per la tua testimonianza credibile. Grazie per il tuo sguardo continuamente rivolto verso l’orizzonte di Dio. Grazie”.

Assolatissimo martedì di festa a Roma. In mattinata, nella Basilica di San Pietro, Papa Francesco ha presieduto la celebrazione alla presenza di una delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli e con l’eparchia greco-cattolica di Kosice, in Slovacchia, benedicendo i pallii che saranno poi imposti sui nuovi vescovi metropoliti nella loro diocesi. A mezzogiorno, come sempre nei giorni solenni, Papa Francesco si affaccia dalla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico per la preghiera mariana dell’Angelus, al termine della quale ricorda, oltre l’anniversario di ordinazione di Benedetto XVI, anche la prossima giornata di preghiera per il Libano, e il 160esimo anniversario della prima edizione dell’Osservatore Romano.

Per Papa Francesco, le vite di San Pietro e San Paolo come traspaiono dai Vangeli, con tutti i loro difetti, raccontano una verità quasi sconcertante: che Gesù fa grandi cose in noi, ma solo “quando non siamo troppo preoccupati della nostra immagine” e quando siamo “trasparenti con lui”. E sottolinea che “è triste vedere che tanti parlano, commentano e dibattono, ma pochi testimoniano”.

Spiega Papa Francesco: “San Pietro avrebbe potuto dire agli Evangelisti: ‘Non scrivete gli sbagli che ho fatto’. Invece no, la sua storia esce nuda e cruda dai Vangeli, con tutte le sue miserie. Lo stesso fa San Paolo, che nelle lettere racconta sbagli e debolezze. Ecco da dove comincia il testimone: dalla verità su sé stesso, dalla lotta alle proprie doppiezze e falsità”.

Iniziando il commento al Vangelo, il Papa rimarca la richiesta di Gesù nel Vangelo di oggi: “Voi chi dite che io sia?” Non era un sondaggio per la verificare la sua notorietà, ma piuttosto “per sottolineare una differenza, che è la differenza fondamentale della vita cristiana”. E infatti c’ chi parla di Gesù, e chi invece “parla a Gesù, portandogli la vita, entrando in relazione con lui, compiendo il passaggio decisivo”.

E al Signore interessa “stare al centro dei nostri pensieri, diventare il punto di riferimento dei nostri affetti, essere l’amore della nostra vita”. Come è successo per i Santi Pietro e Paolo, che sono diventati “testimoni” di Gesù perché “non erano ammiratori, ma imitatori di Gesù”, non credendo “a parole, ma coi fatti”, non parlando di missione, né scrivendo libri colti, ma essendo pescatori di uomini e scrivendo lettere vissute, spendendo “la vita per il Signore e per i fratelli”.

È una vita – sottolinea Papa Francesco – che provoca noi che “rischiamo di rimanere alla prima domanda”, dando “pareri e opinioni” senza “metterci mai in gioco”. Ammonisce Papa Francesco: “Quante volte, ad esempio, diciamo che vorremmo una Chiesa più fedele al Vangelo, più vicina alla gente, più profetica e missionaria, ma poi, nel concreto, non facciamo nulla!”

Il Papa sottolinea che è” triste vedere che tanti parlano, commentano e dibattono, ma pochi testimoniano”, mentre al contrario “i testimoni non si perdono in parole, ma portano frutto. Non si lamentano degli altri e del mondo, ma cominciano da sé stessi. Ci ricordano che Dio non va dimostrato, ma mostrato; non annunciato con proclami, ma testimoniato con l’esempio”.

Papa Francesco nota, dunque, che Pietro e Paolo sono stati “testimoni, ma non sempre esemplari”, eppure “hanno testimoniato anche con le loro cadute”.

E così, “attraverso i suoi testimoni Pietro e Paolo ci sprona a far cadere le nostre maschere, a rinunciare alle mezze misure, alle scuse che ci rendono tiepidi e mediocri”.

Dopo, l’Angelus, Papa Francesco ricorda che si terrà l’1 luglio “una speciale giornata di preghiera e riflessione per il Libano insieme con i capi di tutte le Chiese presenti nel Paese dei cedri ci lasceremo ispirare dalla scrittura che dice che il Signore Dio ha progetti di pace” e chiede di pregare perché il Libano si risollevi dalla grave crisi che lo ha colpito.

Quindi, ricorda che l’1 luglio ricorre “il 160esimo anniversario della prima edizione dell’Osservatore Romano, il giornale di partito come lo chiamo io. Tanti auguri e grazie tante per il vostro servizio. Continuate il vostro servizio con fedeltà e creatività”.

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