Papa Francesco, il suo mandato per il Natale: “Fare rete con l’educazione”

L'udienza del Papa con gli artisti
Foto: Vatican Media - ACI Group
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“Fare rete con l’educazione”. Papa Francesco lo ripete tre volte, incontrando gli artisti del consueto concerto di Natale in Vaticano, che quest’anno vedrà esibirsi anche un artista degli Emirati Arabi, un segno in vista del viaggio di Papa Francesco nel Paese.

Sono 25 anni che si organizza un concerto di Natale in Aula Paolo VI, con artisti da tutto il mondo che intervengono a favore di iniziative benefiche. Quest’anno, a beneficiarne sono due progetti, realizzati in Uganda e in Iraq, da Missioni Don Bosco e Fondazione Scholas Occurentes. Due progetti educativi, che Papa Francesco non manca di sostenere nel suo discorso.

“Il Natale – dice Papa Francesco - è sempre nuovo, perché ci invita a rinascere nella fede, ad aprirci alla speranza, a riaccendere la carità. Quest’anno, in particolare, ci chiama a riflettere sulla situazione di tanti uomini, donne e bambini del nostro tempo – migranti, profughi e rifugiati – in marcia per fuggire dalle guerre, dalle miserie causate da ingiustizie sociali e dai cambiamenti climatici”.

Persone che hanno “patito una situazione molto pesante”, tale da portarli a lasciare tutto. Papa Francesco sottolinea che “anche Gesù proveniva da un altro luogo”, dimorava “in Dio padre, con lo Spirito Santo, in una comunione di sapienza, luce e amore, che Lui ha voluto portarci con la sua venuta nel mondo”.

Eppure, aggiunge Papa Francesco, è “venuto ad abitare in mezzo a noi, ai nostri limiti e ai nostri peccati” e come uomo “ci ha mostrato la via dell’amore: il servizo, fatto con umiltà, fino a dare la vita”.

Papa Francesco sottolinea che la Santa Famiglia di Nazareth ha vissuto “l’angoscia della persecuzione” quando la furia di Erode si abbatté sugli innocenti e dovette rifugiarsi in Egitto, e il fatto che Gesù fosse un bambino al tempo ci ricorda “che la metà dei profughi di oggi, nel mondo, sono bambini, incolpevoli vittime delle ingiustizie umane”.

La Chiesa – rimarca Papa Francesco – risponde a questi drammi con tante iniziative, anche se c’è “sempre molto da fare”, e c’è “bisogno di un coordinamento maggiore, di azioni più organizzate”, e per questo “è necessario fare rete”.

Si deve “fare rete con l’educazione”, per “istruire i più piccoli fra i migranti, cioè coloro che invece di sedere fra i banchi di scuola, come tanti coetanei, passano le giornate facendo lunghe marce a piedi, o su mezzi di fortuna e pericolosi”, ma anche perché tutti noi siamo educati “all’accoglienza e alla solidarietà, per evitare che i migranti e i profughi incontrino, sul loro cammino, indifferenza o, peggio, insofferenza”.

Fare rete con l’educazione, ribadisce Papa Francesco, per “permettere alle persone di rialzarsi in piedi, di rimettersi in cammino con piena dignità, con la forza e il coraggio per affrontare la vita valorizzando i propri talenti e la propria operosità”.

E infine “fare rete con l’educazione è una soluzione valida per spalancare i cancelli dei campi profughi, consentire ai giovani migranti di inserirsi nelle società nuove, incontrando solidarietà e generosità e promuovendole a loro volta”.

Un appello, dice Papa Francesco, raccolto da Missioni Don Bosco e da Scholas Occurentes. Un progetto sostenuto dal concerto, perché “da sempre la missione della Chiesa si è manifestata anche attraverso la creatività e la genialità degli artisti, perché essi, con le loro opere, riescono a raggiungere i risvolti più intimi della coscienza degli uomini e delle donne di ogni tempo”.

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