Papa Francesco: “Impariamo a distinguere tra mondanità e Vangelo”

Omelia dedicata al tema della mondanità, sistema di vita e ragione di martirio dei cristiani. La preghiera per quanti seppelliscono i defunti durante la pandemia

Papa Francesco durante una Messa nella Domus Sanctae Marthae
Foto: Vatican Media / ACI Group
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La mondanità una ermeneutica di vita, non è superficiale, ed è la ragione del martirio dei cristiani, uccisi solo in minoranza per ragioni teologiche, ma soprattutto a causa della mondanità che non tollera lo scandalo della croce. Papa Francesco parte dal Vangelo del giorno, in cui Gesù dice che i discepoli saranno odiati per causa sua, per andare a individuare quella che secondo lui è la più grande corruzione dei cristiani, quella mondanità che non si stanca mai di denunciare.

È la terz’ultima Messa del mattino di Papa Francesco trasmessa in diretta. L’ultima sarà il prossimo 18 maggio, centenario della nascita di San Giovanni Paolo II. Poi, Santa Marta sarà distribuita solo in sintesi, come succedeva prima della pandemia. Papa Francesco dedica questa Messa alle “persone che si occupano di seppellire i defunti”, e ricorda che questa è “una delle opere di misericordia, e non è una cosa gradevole, naturalmente. Preghiamo per loro che rischiano la vita per difendere la vita”.

Papa Francesco ricorda che Gesù chiede al Padre non di togliere i discepoli dal mondo, ma di “difenderli dallo spirito del mondo”, e questa è la mondanità “capace di odiare e distruggere Gesù e i suoi discepoli, anzi di corromperli, di corrompere la Chiesa”.

Papa Francesco sottolinea che “la mondanità è una proposta di vita”, “è una cultura dell’effimero, dell’apparire, del maquillage. Una cultura dell’oggi sì, domani no, domani sì e oggi no. Ha dei valori superficiali”.

La mondanità “non conosce fedeltà, perché cambia a seconda delle circostanze, rinegozia tutto”, è “la cultura dell’usa e getta senza convenienza, è una cultura senza radici”.

Papa Francesco denuncia che si tratta di “un modo di vivere di tanti che si dicono cristiani”, tanto che il grande teologo Henri de Lubac, nella sue Meditazioni sulla Chiesa, dice, in un passo che Papa Francesco dice di rileggere continuamente, che “la mondanità spirituale è il peggiore dei mali che possono accadere alla Chiesa”.

“Non esagera”, chiosa Papa Francesco, tanto che la mondanità “per sopravvivere davanti la predicazione del Vangelo odia, uccide. Quando si dice dei martiri che sono uccisi in odio alla fede, in alcuni era per un problema teologico, ma nella maggioranza dei casi è la mondanità che odia la fede e uccide”.

Ammonisce Papa Francesco che la mondanità non “è superficialità di vita”, perché “è camaleontica, cambia a seconda delle circostanze, ma la sostanza è la stessa”. E ricorda Paolo nell’Areopago, quando predica del Dio ignoto, predicando il Vangelo, ma “quando arrivò alla croce e alla Resurrezione si scandalizzarono e se ne andarono via”.

Questo perché “la mondanità non tollera lo scandalo della croce. È l’unica medicina contro lo spirito della mondanità è Cristo morto e risorto per noi, scandalo e stoltezza”.

Papa Francesco infine invita a pregare lo Spirito Santo per “la grazia di discernere cosa è mondanità e cosa è Vangelo, e non lasciarci ingannare perché il mondo ci odia. Il mondo ha odiato Gesù, e Gesù ha pregato perché il Padre ci difendesse dallo spirito del mondo”.

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