Papa Francesco in Cile, appello per una democrazia in ascolto di chi sta ai margini

Papa Francesco tiene il discorso nella sede presidenziale della Moneda a Santiago del Cile, nel primo discorso del suo viaggio in Cile e Perù, Santiago del Cile, 16 gennaio 2018
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Il ritorno di Papa Francesco in Cile, dove è stato da studente nel Centro Hurtado negli anni Sessanta, è cominciato con la preghiera sulla tomba del vescovo dei poveri Enrique Alvear Urrutia. Ed è questa fermata che dà il tono della visita di Papa Francesco, a partire dal suo primo incontro ufficiale, con le autorità del Paese. Cui dà il mandato di continuare a lavorare perché la democrazia sia veramente luogo di incontro per tutti. Con una nota a margine nel discorso, significativa: la richiesta di perdono per le vittime di abusi.

Dopo un lungo percorso, il Papa arriva al Palazzo della Moneda, sede della presidenza. Il presidente Michelle Bachelet sottolinea che il Cile è una società pacifica, che guarda "alle sfide che ha davanti". Il Papa risponde con un discorso tutto dedicato all'ascolto, con un accenno particolare alla democrazia.

Un tema importante, nel Cile che ha ancora su di sé le scorie della dittatura di Augusto Pinochet e la cui transizione democratica ha consegnato una nazione sempre più secolarizzata, mentre la Chiesa ha perso peso. È proprio a questa democrazia che Papa Francesco si appella.

“Il Cile – afferma – si è distinto negli ultimi decenni per lo sviluppo di una democrazia che gli ha consentito un notevole progresso. Le recenti elezioni politiche sono state una manifestazione della solidità e maturità civica raggiunta, e ciò acquista un particolare rilievo quest’anno nel quale si commemorano i 200 anni della dichiarazione di indipendenza”.

Papa Francesco ricorda il bicentenario della Dichiarazione di Indipendenza della nazione, e sottolinea che “ogni generazione deve far proprie le lotte e le conquiste delle generazioni precedenti e condurle a mete ancora più alte. Il bene, come anche l’amore, la giustizia e la solidarietà, non si raggiungono una volta per sempre; vanno conquistati ogni giorno”.

Da qui la sfida di continuare a lavorare perché la democrazia sia un luogo “nel quale tutti, senza eccezioni, si sentano chiamati a costruire casa, famiglia e nazione”, ovvero un Cile “accogliente, che ama la sua storia, che lavora per il presente della sua convivenza e guarda al suo futuro”.

Papa Francesco cita le parole di San Alberto Hurtado, che definiva la nazione “una missione da compiere”. Una missione che si basa sulla capacità di ascolto di popolo e autorità, importantissima – dice il Papa – in una nazione dove “la pluralità etnica, culturale e storica esige di essere custodita da ogni tentativo di parzialità o supremazia e che mette in gioco la capacità di lasciar cadere dogmatismi esclusivisti in una sana apertura al bene comune (che se non presenta un carattere comunitario non sarà mai un bene)”.

Il riferimento è a quelli che stanno ai margini, dai disoccupati ai “popoli autoctoni, spesso dimenticati, i cui diritti devono ricevere attenzione”, la cui cultura deve essere protetta “perché non si perda una parte dell’identità e della ricchezza di questa Nazione”.

Papa Francesco chiede quindi di “ascoltare i migranti, che bussano alle porte di questo Paese in cerca di una vita migliore”, e anche “i giovani, nella loro ansia di avere maggiori opportunità, specialmente sul piano educativo e, così, sentirsi protagonisti del Cile che sognano, proteggendoli attivamente dal flagello della droga che si prende il meglio delle loro vite”.

E poi, il Papa chiede di mettersi in ascolto di anziani e bambini, e proprio legandosi alla questione dei bambini che Papa Francesco chiede perdono alle vittime degli abusi perpetrati dal clero in Cile. Una nota che giunge all’indomani della riunione di circa trenta associazioni e personalità in prima linea nella lotta contro gli abusi sessuali compiuti da membri della Chiesa, e nella settima successiva alla pubblicazione di atti di accusa contro 80 sacerdoti, nonché al culmine delle proteste contro il Papa per la questione della nomina del vescovo di Osorno, Barrosaccusato di aver coperto in passato gli abusi di padre Fernanado Karadima.

“Non posso fare a meno – dice il Papa - di esprimere il dolore e la vergogna che sento davanti al danno irreparabile causato a bambini da parte di ministri della Chiesa. Desidero unirmi ai miei fratelli nell’episcopato, perché è giusto chiedere perdono e appoggiare con tutte le forze le vittime, mentre dobbiamo impegnarci perché ciò non si ripeta”.

Si tratta del solo accenno alla questione, in un discorso che è di più ampio respiro diplomatico. Perché il Papa poi ribadisce la necessità di “una attenzione preferenziale alla nostra casa comune”, una sorta di anticipo di quello che potrebbe essere il suo appello a Puerto Maldonado, guardando ad una zona dell’Amazzonia dove è difficile persino fare attività pastorale.

“Non dobbiamo – afferma Papa Francesco – accontentarci solo di offrire risposte specifiche ai gravi problemi ecologici e ambientali che si presentano”. Purtroppo, ci vuole un pensiero nuovo, che crei “resistenza” di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico “che privilegia l’irruzione del potere economico nei confronti degli ecosistemi naturali e, di conseguenza, del bene comune dei nostri popoli”.

Papa Francesco sottolinea che “la saggezza dei popoli autoctoni può offrire un grande contributo”, perché “da loro possiamo imparare che non c’è vero sviluppo in un popolo che volta le spalle alla terra e a tutto quello e tutti quelli che la circondano”.

“Il Cile – afferma Papa Francesco - possiede nelle proprie radici una saggezza capace di aiutare ad andare oltre la concezione meramente consumistica dell’esistenza per acquisire un atteggiamento sapienziale di fronte al futuro”.

Lo sguardo ai popoli indigeni è anche un accenno indiretto alla questione dei Mapuche, la minoranza india che rappresenta il 10 per cento della popolazione cilena, che si trova nella Regione dell’Araucania e vive ai margini. La Chiesa lavora al fianco degii indigeni, sostenendo le loro richieste di giustizia, favorendo il dialogo con lo Stato. Una loro minoranza si è radicalizzata, e ha fatto diverse azioni dimostrative, colpendo anche una trentina di chiese cristiane, l’ultima stamattina. Il Papa pranzerà con loro a Temuco.

Concludendo, Papa Francesco ha messo in luce che “l’anima del carattere cileno è vocazione ad essere”, cui sono tutti chiamati, e che richiede “un’opzione radicale per la vita, specialmente in tutte le forme nelle quali essa si vede minacciata”. E qui si può leggere un riferimento alla legge sull'aborto del Cile, riformata in senso più liberale lo scorso anno, ma comunque tra le più restrittive del mondo: le pressioni per aprirla ulteriormente ono state fortissime. 

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