Papa Francesco in Estonia, per “portare la fede a un popolo che la cerca”

Il vescovo Philippe Jourdan, Amministratore Apostolico di Estonia
Foto: Alexey Gotovskyi / ACI Group
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Il 75 per per cento degli abitanti si dichiara non credente, e dei restanti la maggioranza sono Protestanti, e ci sono pochissimi cattolici: l’Estonia, con la più antica amministrazione apostolica, governata da un vescovo che è solo il secondo nella successione del territorio, si presenta così alla visita di Papa Francesco, che ne ha fatto l’ultima tappa del suo viaggio nel Baltico del 22 al 25 settembre.

Il vescovo Philippe Jourdan, amministratore apostolico dell’Estonia, sottolinea con ACI Stampa che il motto del viaggio è “Svegliati, cuore mio”, e vuole essere un richiamo al popolo estone a risvegliare la propria fede.

Perché crede che Papa Francesco abbia scelto gli Stati Baltici, e l’Estonia in particolare, per il suo viaggio?

Solo il Papa conosce le reali motivazioni. Ma io posso dire che il Papa non è stato in Francia, non visitato la Spagna, non è nemmeno andato in Argentina, che è la sua patria… ma ha deciso di venire in Estonia! E questo è incredibile, non è nemmeno logico da un certo punto di vista. Ma io credo che il Papa abbia fatto la scelta di visitare piccole nazioni, e nazioni che hanno sofferto. In questo senso, l’Estonia è una ottima scelta.

Lei crede che l’Estonia abbia bisogno di una visita papale?

Sì, lo credo fortemente. In Estonia, il 75 per cento delle persone non ha riferimenti religiosi, e la grande maggioranza del restante 25 per cento va in chiesa, senza distinzione di confessione, solo per Natale. Sentiamo fortemente che qui non c’è una società cristiana, né un background cristiano. C’è solo un piccolo gruppo di cristiani di differenti confessioni nel mezzo di molte persone molto distanti dalla vita religiosa. Per questo, proprio per la nostra vita spirituale e religiosa, abbiamo davvero bisogno del Papa, che viene non solo per i cattolici, ma per tutti.

Il motto della visita del Papa è “Svegliati, cuore mio”. Perché il cuore dell’Estonia deve svegliarsi?

Quando San Giovanni Paolo II visitò a nazione 25 anni fa, disse alla nazione, come aveva detto sin dall’inizio del Pontificato, di non avere paura. Era il tempo in cui nascevano cose nuove, si creava uno Stato estone, era come un risveglio, ma tutto doveva ancora fatto. Allo stesso tempo, si sentiva nel mondo questo grande ideale di pace universale. Ora, 25 anni dopo, vediamo che tutta la società più forte di allora, molto più stabile, ma forse manca di quelli ideali. A volte, sentiamo che queste grandi idee non sono così chiari, e nel frattempo abbiamo il materialismo. Per questo, abbiamo bisogno di risvegliarci, in modo che il nostro cuore – non solo il cuore dei cattolici, ma il cuore del popolo estone – si risvegli e si apra ad un rinnovato senso della vita.

Considerando questa particolare situazione, quali sono le maggiori sfide che lei affronta come vescovo dell’Estonia?

In una nazione come la nostra, ogni cosa è una sfida, perché la comunità cattolica è piccola, rappresenta l’1 per cento della popolazione. Noi dobbiamo specialmente aiutare le persone della Chiesa, in un contesto in cui molto volte sei il solo cristiano, il solo cattolico tra i colleghi e la famiglia, e per questo hai bisogno di molte vitamine spirituali per essere forte nella fede, in modo da rendere cristiano il mondo e non diventare mondani. Perché succede così: se non sei abbastanza forte dentro, allora il mondo ti cambia.

La comunità cattolica conta 6 mila persone nell’intera nazione. Quale è il contributo che i cattolici possono dare alla società?

Si deve prima di tutto superare la leggenda nera che il cristianesimo viene sempre da un potere straniero. Qui è stato portato dai Cavalieri teutonici, è stato diffuso con gli Svedesi, poi con l’impero russo. Ma oggi il cristianesimo deve essere percepito come qualcosa di diverso, abbiamo la possibilità di mostrare che il cristianesimo è capace di portare amore e pace, e non potere. Non abbiamo potere. La Chiesa cattolica è anche ben conosciuta per le sue iniziative educative. Prima non c’era la possibilità di avere scuole cristiane, sotto il regime sovietico tutto apparteneva allo Stato. Ma dalla fine del regime sovietico, abbiamo potuto cominciare a stabilire le scuole, e dopo di noi anche Luterani e Ortodossi hanno cominciato con le loro scuole.

Nel cortile della cattedrale di Tallinn c’è una statua della Vergine Maria, e Tallinn era parte di quel territorio che Innocenzo III proclamò nel 1215 “Terra Mariana”. Quanto è importante la devozione alla Madonna in Estonia?

È molto diffusa anche tra i Luterani. Tre anni fa, per l’800esimo anniversario della consacrazione dell’Estonia e della Livonia alla Vergine, abbiamo fatto una celebrazione per rinnovare la consacrazione, e l’arcivescovo luterano ha preso parte alle nostre celebrazioni. Nella cattedrale luterana, che era la Cattedrale Cattolica, c’è un grande dipinto della Vergine Maria. Aggiungo anche che il secondo nome del’Estonia è “Terra di Maria”, usato come un sinonimo del nome della nazione e parte della cultura estone. Naturalmente, ci sono delle questioni aperte nella mentalità protestante riguardo Maria, ma in generale anche i Protestanti pregano il rosario, per esempio.

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